Si è tenuta nella basilica di Valère a Sion, in Svizzera, una cerimonia di preghiera e penitenza per le vittime di abusi sessuali all’interno della Chiesa. A presiederla monsignor Charles Morerod, presidente della Conferenza episcopale elvetica (Ces) che la ha promossa in risposta al desiderio di Papa Francesco che in tutto il mondo si tengano analoghe cerimonie. Presenti vescovi, rappresentanti dell’Unione dei superiori maggiori della Svizzera (Vosusm), della Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (Rkz), delle corporazioni di diritto pubblico ecclesiastico, oltre a una delegazione delle vittime. Sul piano nazionale le direttive della Ces sono state riviste e adeguate dalla prima edizione nel 2002. La Ces, spiega un comunicato, “è stata tra le prime Conferenze episcopali al mondo ad avere pubblicato delle direttive vincolanti sulle modalità di prevenzione degli abusi sui minori e sugli adulti, e di trattamento  delle vittime e degli autori” (sacerdoti, religiosi/e, teologi, catechisti etc). Nella terza edizione, diffusa nel 2014, la Vosusm si è aggiunta alla Ces. Per le vittime esiste un fondo di indennizzo di 500mila euro, costituto da Ces, Vosusm e Rkz. Dal 2010, anno in cui i vescovi svizzeri hanno riconosciuto pubblicamente la responsabilità della Chiesa nella sofferenza delle vittime di abusi, la commissione d’esperti “Abusi sessuali nel contesto ecclesiale” della Ces rende nota ogni anno una statistica dei casi. Nel 2010 ne sono stati denunciati 115, numero ridotto negli anni successivi e pari a 24 nel 2011; 9 nel 2012; 11 nel 2013; 24 nel 2015, per la maggior parte commessi tra il 1950 e il 1990. Delle 223 vittime che hanno denunciato, 49 avevano meno di 12 anni all’epoca dei fatti; 23 erano di 12-16 anni. Tra i responsabili , 103 preti, 47 religiosi, 11 religiose. Da oggi al 7 dicembre i vescovi svizzeri sono riuniti in assemblea a Sion et Viège