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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

lunedì 12 settembre 2016

Italian Rape Culture

«Se l’è cercata!». «Ci dispiace per la famiglia, ma non doveva mettersi in quella situazione». «Sapevamo che era una ragazza un po’ movimentata». Movimentata? «Una che non sa stare al posto suo». Arriva in piazza il parroco Benvenuto Malara, va davanti alle telecamere: «Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione in paese». 

Hanno violentato la bambina per tre anni di seguito. La prostituzione non c’entra niente. L’hanno violentata in nove, a turno e insieme. Tenendola ferma per i polsi, e poi obbligandola a rifare il letto. «C’era la coperta rosa», ha ricordato la bambina nelle audizioni con la psicologa. «E non avevo più stima in me stessa. Certe volte li lasciavo fare. Se mi opponevo, dicevano che non ero capace. Mi veniva da piangere. Mi sentivo una merda». Andavano a prenderla all’uscita della scuola media Corrado Alvaro, con la lettera V dell’insegna crollata. È sulla via principale, proprio di fronte alla caserma dei carabinieri. Caricavano la bambina in auto e andavano al cimitero vecchio, oppure al belvedere o sotto il ponte della fiumara. Più spesso in una casa sulla montagna a Pentidattilo, dove c’era il letto. 

Quando questa tragedia italiana è incominciata, la bambina aveva 13 anni. Ora ne ha compiuti sedici. Una settimana fa, annunciando l’arresto degli stupratori, il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha detto: «Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano». 

Adesso c’è una fiaccolata in piazza davanti alla stazione. Quattrocento persone presenti, molte arrivate da altri paesi. L’associazione Libera di don Ciotti, gli scout, i gonfaloni. Quattrocento persone su 14 mila residenti. L’altro parroco si chiama Domenico De Biase: «Sono tutte vittime - dice - anche i ragazzi. E poi, io credo che certe volte il silenzio sia la risposta più eloquente». 

Ce n’è già stato troppo di silenzio, a Melito di Porto Salvo. Le parole qui sono sempre colpevoli, come uno specchio che rimanda indietro l’immagine che non si deve vedere. Il sindaco Giuseppe Meduri sale sul palco ed attacca la giornalista Giusy Utano del TgR Calabria: «Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi». Ma che colpa ne ha la giornalista, se una delle voci raccolte nel servizio mandato in onda era quella di una signora che diceva così? «Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare». 

Melito di Porto Salvo è un paese in discesa, tagliato in due dalla statale 106 e dalla ferrovia. Ci sono rifiuti accatastati, case senza intonaco, balconi crollati. Il commissariato di polizia è davanti allo scheletro di una costruzione abusiva. E adesso, alla fiaccolata in solidarietà, in mezzo alle poche persone presenti, c’è anche il padre della bambina. «Purtroppo mi aspettavo questo tipo di partecipazione», dice camminando con un piccolo lumino in mano. «Tante volte avrei voluto andarmene da questa situazione. Non mi piace usare la parola schifo, perché a Melito ci sono cresciuto. Ma se potessi, certo, se non avessi il lavoro, prenderei mia figlia e la porterei lontana. Abbiamo cercato solo di difenderci». 

In realtà ci sono stati molti tentennamenti, anche da parte della madre della bambina. Ma adesso è facile fare delle considerazioni per noi che ogni volta possiamo andarcene da qui. 

Uno stupratore si chiama Giovanni Iamonte, «rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta, soggetto notoriamente violento e spregiudicato». Un altro stupratore si chiama Antonio Verduci, ed è figlio di un maresciallo dell’esercito. Un altro stupratore è Davide Schimizzi, fratello di un poliziotto. Intercettato durante le indagini, chiede consigli proprio a lui. E li ottiene: «Quando ti chiamano, tu vai e dici: non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici: guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!». 

Lo storto. La verità. E la bambina. All’inizio pensava che Schimizzi fosse il suo fidanzato, ma poi ha spiegato in cosa consistesse lo stare con le ragazze: «Questo suo amico si mette dove era prima Davide, cioè sopra di me. Però io faccio di tutto per andarmene perché non volevo e mi ero già rivestita. Così Davide ha aiutato questo suo amico a riscendermi i pantaloni. E con questo Lorenzo abbiamo avuto un rapporto, ma proprio un attimo, perché non stavo ferma, dopo di che hanno iniziato ad insultarmi…». 

La bambina non mangiava più. Spesso mancava da scuola. Il vecchio preside Anastasi: «Una situazione squallida, ma all’omertà non ci credo». Il nuovo preside Sclapari: «La scuola non c’entra, ognuno deve pensare alla sua famiglia». In realtà la scuola c’entra eccome, malgrado se stessa. Mentre frequentava un istituto di Reggio Calabria, la bambina ha scritto un tema sui suoi genitori. La brutta copia di quel tema è arrivata a casa. E’ stata lei stessa a spiegare alla psicologa cosa ci fosse scritto: «I miei genitori si stavano separando. E nonostante io non abbia detto niente per proteggere anche loro, ero un po’ arrabbiata perché loro comunque non si sono mai accorti…». Quel tema è l’inizio della consapevolezza. 

Nessuno potrà mai considerarsi salvo in Italia se in Calabria non verranno liberate le parole e salvata la bambina di Melito. Su Facebook ha cancellato tutti gli amici. Nella fotografia è accanto al padre. Ha scelto una frase del filosofo nichilista Friedrich Nietzsche: «La migliore saggezza è tacere ed andare oltre». 

“Se l’è andata a cercare”. Il paese volta le spalle alla ragazzina violentata NICCOLÒ ZANCAN 11/09/2016 




Déjà vu. Una donna, una ragazza o poco più che bambina, denuncia uno stupro ma viene sottoposta ad un processo. Da vittima diventa colpevole. “Se l’è cercata”: è la pietra tombale che viene calata sulla richiesta di giustizia delle donne. Parole indecenti tessono la gogna nella quale la vittima viene esposta al disprezzo della comunità. Al posto della condanna della violenza, la solidarietà agli stupratori. Nei centri antiviolenza conosciamo innumerevoli storie di donne che dopo aver denunciato uno stupro hanno lasciato la città dove vivevano per i giudizi che la comunità aveva scagliato loro addosso. Parole come pietre per colpire le donne che svelano l’indicibile e si sottraggono al silenzio.

Nel 2007 il paese di Montalto di Castro fu solidale con gli stupratori. Questa volta è accaduto a Melito Porto di Salvo, un piccolo paese della Calabria di 14 mila abitanti. La ragazza che ha denunciato le violenze oggi ha sedici anni, ne aveva 13 quando cominciò ad essere ostaggio delle violenze di nove uomini. In Paese tutti sapevano, dice Federico Cafiero De Raho, il procuratore capo di Reggio Calabria che ha parlato di arretratezza e mancanza di sensibilità. Tra gli arrestati ci sono anche il figlio di un maresciallo dell’esercito, il fratello di un poliziotto e il figlio di un boss a dimostrazione che la cultura dello stupro si radica ovunque. Di cattivi e “bravi ragazzi” che si sono macchiati di stupro è piena la storia e spesso sono proprio i media che attenuano le loro responsabilità o li assolvono, diventando la cassa di risonanza dell’ostilità per le vittime di stupro. Una doppia vittimizzazione che a volte avviene anche nei tribunali come è stato denunciato in un convegno organizzato da D.i.Re, lo scorso mese di febbraio.


Nelle associazioni che tutelano le donne vittime di violenza è esplosa l’indignazione. Titti Carrano, presidente D.i.Re ha invitato la ministra Boschi ad andare al più presto a Melito Porto di Salvo: “Nel Paese italiano dove una ragazza di 16 anni, di un metro e 55 per 40 chili è stata violentata da un branco di nove giovani maschi fin da quando era una bambina di 13 […] le operatrici del centro antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza erano andate a formare le donne della Fidapa di Melito, artiste, professioniste, imprenditrici, preoccupate per il clima di violenza e intimidazione e determinate ad aprire uno sportello contro la violenza alle donne. Anche la scuola ha fatto il suo dovere, accorgendosi della tragedia che accadeva e ascoltando la ragazza. Eppure queste cittadine e questi cittadini ora rischiano l’isolamento”.

Su La StampaNiccolò Zancan ha raccontato che alla fiaccolata organizzata (e biasimata dalla comunità di Melito) contro la violenza, si sono presentati in poche centinaia, in larga parte provenienti da altri paesi della Calabria. Ben poca solidarietà è arrivata da parte delle figure istituzionali che hanno il dovere di difendere la legalità e la dignità umana e senza indugio dovrebbero condannare la violenza con parole forti e chiare. I parroci di Melito han fatto il bis: Domenico di Biase ha praticato il cerchiobottismo: “Son tutte vittime, anche i ragazzi” (quindi nessun responsabile) ed ha usato parole biforcute rammaricandosi che su questa vicenda non sia calato il silenzio, il secondo parroco, Benvenuto Malara invece ha detto “In paese c’è molta prostituzione” offendendo la verità e rendendo evidente che tutto ciò che sa dello stupro l’ha appreso dalla Bibbia. Forse sarebbe meglio che i parroci di Melito tacessero.

Il sindaco Giuseppe Meduri invece, è salito sul palco per attaccare una giornalista del Tgr Calabria, colpevole di aver raccolto e divulgato i giudizi lapidari dei compaesani schierati contro la ragazza e a difesa degli uomini accusati di stupro. Ha detto: «Certe ricostruzioni uscite sul servizio pubblico ci hanno offesi». Quando le offese sono lo stupro, la solidarietà con gli autori di stupro, le ingiurie per le donne che denunciano le violenze e l’eterno e implacabile invito al silenzio che continua ad essere loro rivolto. Un silenzio che è doveroso spezzare.

Reggio Calabria, vince l’omertà e la cultura dello stupro Nadia Somma | 12 settembre 2016


Nella Rete del Pedofilo 29 APRILE 2016

Il Parco degli Orrori 19 NOVEMBRE 2015


Parco Verde, il palazzo degli orrori 27 DICEMBRE 2

Giugliano, abusi sessuali sulla piccola figlia 16 luglio 2016

Napoli, violenta il figlio 11enne e lo vende sul web 11 MARZO 2015

Napoli, arrestato minorenne pedofilo 9 luglio 2016

«Ogni notte cento napoletani cercano bambini per fare sesso a pagamento» 10 GENNAIO 2015

Abusi sessuali sui bambini: “In Campania l’incesto è normalità” 22 giugno 2016

Bambina stuprata e uccisa, fermato un romeno 22 giugno 2016

Omicidio Fortuna Loffredo, spunta la pista della pedopornografia 28 maggio 2016

Pedofilia: fa prostituire le sue bimbe per 2 euro 15 luglio 2016

80enne abusa di una bimba di 10 anni, complice il padre 6 agosto 2016

Violenze sessuali su una bambina di 9 anni: 53enne in manette 26 luglio 2016

Violenze e video a minori, arrestato 48enne a Guidonia 5 luglio 2016

Pedofilia: silenzio di stampa e politica 8 FEBBRAIO 2016

I ragazzi dello stupro: «Vivono di pane e pornografia» 29 giugno 2016




Stuprata dal branco 3 SETTEMBRE 2015

Allarme Stupri. In aumento i casi di violenza sessuale 2 SETTEMBRE 2015



Giving leering perverts in Italian alleys a license to masturbate doesn’t seem likely to increase European tourism, especially when ignoring that kind of behavior contributes to sexual assault.


When in Rome, don’t do as the Romans do. Public masturbation was recently ruled legal in Italy, following a case where a 69-year-old man performed the act in front of female students at the University of Catania in Sicily.
A country already facing a “birthrate apocalypse” and where about half of 25- to 34-year-olds still live with their parents has now loosened the rules about showcasing one’s spaghetti and meatballs in public places. The man will still face a stiff fine, but he’s free to do his thing in public from now on.
Europe is struggling with tourism numbers due to terrorism and increasing instability, not to mention serious problems with rape culture. Germans, who incidentally have surpassed Japan as having the lowest birthrate in the world, were recently advised by their Interior Ministry to store food and water in the case of a national emergency, for example.
Giving leering perverts in Italian alleys a license to choke the chicken doesn’t seem likely to put those European tourism numbers up, especially when turning a blind eye to that kind of behavior is already likely a factor in the kind of mass sex assaults that took place around Germany last New Year.
Practical and marketing considerations aside, there are also basic norms of decency to consider. Women, especially (not that none would ever be among the perpetrators, although it seems much less likely), shouldn’t have to face legally sanctioned randos popping around corners with their junk out. That just seems like common sense and common decency. But in 2016 it’s far from it.
Sweden already has one hand up on the competition for whose country can become the most degenerate in the public sphere: it allows public masturbation so long as it’s not directed “towards a specific person.” The landmark case involved a man, a beach, and, yeah, don’t ask.

From Michelangelo to Public Touching

Italy has a storied history, playing host to blossoming creativity and knowledge during the Renaissance from the fourteenth to seventeenth century, and overcoming internecine conflict during the Italian Wars in the 1500s to eventually come together into a kingdom during Risorgimento (unification) in the 1800s. It was a founding member of the European Union in 1957. Now that arc of history ends with a lone tourist or local jerking it by the Trevi Fountain or fondling on the Bridge of Sighs?
Europe has been known as somewhat more sexually open than its American cousins, and as having a heightened “comfort level” with things like nudity on public beaches and so forth, but this ruling pushes it into refusing to protect the vulnerable and the public.
Opposition politicians in Italy have claimed the center-left government of Italian Prime Minister Matteo Renzi is taking it too easy on perverts, with center-right Forza party MP Elvira Savino saying “the government’s law is an invitation to every maniac to molest women.”
While this political rhetoric may be slightly exaggerated, there’s no doubt the ruling reflects a troubling decline in public standards and in the idea that a legal body decides what is right or wrong. What sort of civilization lasts that doesn’t have public standards of behavior it can effectively enforce? Answer: only a poor excuse for a civilization. Nobody wants to be on a bus next to a gentleman shampooing his private parts.

Why Public Decency Has Declined

The late Italian philosopher Augusto del Noce understood the distortion of authority within the West, and wrote about it eloquently. As he notes in the linked paper, authority in contemporary Western society is seen as inherently “repressive” by forbidding pleasurable or liberating actions. In fact, the root word of authority means “to make grow” and conceptually refers to how following one’s proper course as a rational and moral being leads to freedom and improvement.
This is in contrast to the ersatz freedom of atomized, anomalous individual pursuing his or her momentary instincts. Purportedly, no church, court, or person can forbid another’s choices of self-expression. As del Noce writes:
Today the crisis of authority does not undermine only religious-transcendent thought; it calls into question the aspirations themselves of secular-Enlightened thought, since the question that arises is whether nihilism might have to be regarded as the endpoint of the ascending line of the western process of liberation.
This ruling seems only one small footnote in Europe’s growing social enabling of rape culture and its lack of defense for the vulnerable. It’s giving up the public sphere to whatever manifests the strongest force of moral inertia.
In American popular culture, standards of public decency have also fallen lower than a rapper’s pants and vocabulary, not to mention even lower than the output of mainstream pop stars. I still remember being in a small convenience store around 2011 buying a chocolate bar as the lyrics to Katy Perry’s “Last Friday Night” came out of the radio speakers. Upon catching a snippet of the lyrics I realized it was a nihilistic, revolting song, especially for a medium such as radio that anyone can listen to.
“Last Friday night/ We went streaking in the park/ Skinny dipping in the dark/ Then had a menage-a-trois.” Songs about spontaneous threesomes from an album called “Teenage Dream,” uncensored on the radio, playing in convenience stores where anyone and his young family could just walk in? Brilliant. What a role model for youth. Harmless fun.

Why Public Masturbation Isn’t Cool

Compulsive over-masturbation, including public masturbation and the urge to compel others to look at one doing such an act, is often rooted in childhood trauma and abuseaccording to Psychology Today:
Choosing masturbation over intimate relationships, the person can become isolated, or end up spending all their time and money on porn to further fuel their compulsive behavior. Still others become addicted to the point where they find themselves unable to control the urge to masturbate in public or otherwise inappropriate places. This is addiction, and it can have just as grave, debilitating consequences as drugs or alcohol.
Being accosted and masturbated at or touched inappropriately in public is also a common (and traumatic) experience for women, according to The Guardian. The disgusting occurrence affects many places, including India, where men rule the roost and rape is rampant. There, taxi drivers are often reported masturbating as they drive, many times especially around foreign women.
Women often don’t report when it happens to them, out of the “inconvenience of getting involved in legal tangles” and complaints this rarely makes it to court. But India’s tourism minister is on it, taking a page from his European counterparts: he recently advised women not to wear skirts.

What to Do About Public Masturbation

Some countries go too far in punishment. Indonesia hands out up to 32-month sentences, while in Saudi Arabia even discussing the possibility that some masturbation is acceptable in private life can land you in jail and with hundreds of lashes. U.S. states have a roster of differing punishments. In Alabama public stimulation of oneself is illegal only if an artificial device is being used. In North Carolina, public masturbation is a misdemeanor that can carry a $1,000 fine and three months behind bars.
A lot of research indicates public masturbation and compulsive public sex acts are both a mental health and cultural problem, as mentioned above. It should be punished, certainly, but also probably treated. Since this isn’t always an option, the wider problem is best seen as the symptom of a kind of societal malaise. This should send us back to examine root issues affecting a culture such as family, community, faith, and media. Rather than going after every deviant, maybe it’s time to delve into whatever is eroding core of norms of decency in the public sphere and addressing them step by step.
Italy’s ruling is revolting and surprising, although there is at least one sad, recently separated individual who might find jerking off under the Tuscan sun just what he’s looking for at this point in his life: “Welcome to Italy, Mr. Weiner—I mean Signor Salsiccia.”

Public Masturbation Now Legal In Italy Paul Rowan Brian  11, 2016

Porn addiction linked to child abuse 25 MAGGIO 2015

ADDICTED TO PORN 23 LUGLIO 2016

Health warning on porn for sex addicts 28 maggio 2016

Porn addiction is causing a rise in erectile dysfunction 17 agosto 2016

Europe is enabling a rape culture Ashe Schow January 10, 2016

Germania, nuovi assalti sessuali da migranti 6 settembre 2016

Austria, 9 Iraqis gang-raped German woman 16 agosto 2016

Iraqi refugee who raped 10-year-old boy jailed 16 giugno 2016

Sweden, Muslim Refugees Gang Rape Two Girls 13 agosto 2016

Rape reports at Swedish music festivals 6 luglio 2016

Sweden, Sexual Assaults Inferno 14 agosto 2016

Germany: 3 Muslim migrants filmed, gang-raped 14yo Girl 1 settembre 2016

Refugee rapes 79yo woman at German cemetery 28 luglio 2016

Rape and child abuse in German refugee camps 25 SETTEMBRE 2015

Germany: Migrants' Rape Epidemic SEPTEMBER 19, 2015

Germany's Migrant Rape Crisis Out of Control 10 agosto 2016

No justice for 5-year-old girl gang-raped by three Muslim boys 8 agosto 2016

Sexual assaults on children at Greek refugee camps 15 agosto 2016

Turkey ad accuses Sweden of 'highest rape rate' 21 agosto 2016

Turkey: Child Rape Widespread, Media Blackout 4 settembre 2016

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Mexican women battle gender-based violence online 10 SETTEMBRE 2016

50,000 march in Peru against gender violence 14 agosto 2016

#NIUNAMENOS Argentina contro il femminicidio 9 GIUGNO 2015

GANG RAPE CULTURE 5 19 agosto 2016

Migrant Women from Central America are Facing a Rape Epidemic 30 agosto 2016

#FightingRape Campaign 17 agosto 2016

Fighting Rape Culture 16 MAGGIO 2016

“It Happens” Sexual Assault Awareness  5 SETTEMBRE 2016

The New Brock Turner: Man Gets 30 Days For Molesting Child He Babysat 3 settembre 2016

California passed rape bill after Stanford case 2 settembre 2016

Stanford bans liquor from parties after sexual assault case 23 agosto 2016

The Derrick Rose Gang Rape Case  2 settembre 2016

JAMIA NAGAR GANGRAPE IGNORED BY MASS-MEDIA 2 SETTEMBRE 2016

Colorado Rape Survivor Demands Justice 13 agosto 2016

The documentary exposing America’s rape culture 25 AGOSTO 2016

"It Happened Here": Student Activism Against Campus Sexual Assault 22 GENNAIO 2015

Rape Culture in Online Comments 22 AGOSTO 2016

Nate Parker, Rape Culture, And Toxic Masculinity 22 AGOSTO 2016

Darren Sharper gets 18 years for drugging, raping women 20 agosto 2016

Brock Turner Rule: Fighting Porn and Rape Culture 23 giugno 2016

VIRTUAL RAPE CULTURE 2 31 AGOSTO 2016

Anti-Rape Protest 3 28 AGOSTO 2016

Anti-Rape Protest 2 18 agosto 2016

Anti-Rape Protest 12 agosto 2016

‘This Is What Rape Culture Looks Like’ 10 SETTEMBRE 2016

Sexual Jihad 8 settembre 2016

Le nuove schiave del sesso 11 SETTEMBRE 2016

Human Trafficking a $5-6 Billion Global Trade 7 SETTEMBRE 2016

‘Gudiya’ Sex Trafficking in Varanasi AUGUST 16, 2016

Sex Trafficking in New Delhi 31 AGOSTO 2016

“Mission Save Her” AUGUST 27, 2016

“TrafficKing” AUGUST 21, 2016

Not My Life: the hidden global industry of human slavery AUGUST 10, 2016

Prostitution Narratives:Men who Buy Women for Sex 8 SETTEMBRE 2016

80-90% accused in sex crimes cases go free 11 settembre 2016

Gang-rape, murder of Yuyun 11 settembre 2016


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