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venerdì 29 aprile 2016

Nella Rete del Pedofilo

La mamma mostra l'immagine di Fortuna (foto Riccardo Siano)


Gli adulti tacciono e i bambini si ribellano nel parco degli orrori. Dopo due anni di silenzi e di paura, grazie al coraggio dei più piccoli arriva la svolta nell'indagine per la morte di Fortuna Loffredo, gettata giù dal sesto piano dell'edificio, al parco Verde di Caivano. Secondo la ricostruzione dei magistrati: "La bambina è stata uccisa perchè si era rifiutata di subire l'ennesimo abuso". 

Arrestato un uomo con l'accusa di omicidio: si tratta di Raimondo Caputo, il convivente della madre dell'amica del cuore della bambina e madre anche di Antonio Giglio, un bambino morto in circostanze analoghe un anno prima di Fortuna.


La piccola Fortuna a soli sei anni ha detto no alle violenze ed è stata punita con la morte. Altri tre bambini, però, hanno alzato la testa e, nel silenzio del mondo di adulti che li circondava, hanno aiutato gli investigatori a incastrare la rete di pedofili.



Il coraggio dei bambini: "Gli adulti ostacolavano le indagini, i piccoli hanno permesso una svolta". Così il procuratore aggiunto di Napoli nord, Domenico Airoma, che ha coordinato l'inchiesta sull'omicidio della piccola Fortuna: il riferimento è al contributo dato da tre minorenni. Airoma ha parlato di "omertosa indifferenza e colpevole connivenza" riscontrate da parte degli adulti.

Il grido della madre: "Da una parte sono contenta perché ho avuto giustizia, dall'altro dico che quei due devono marcire in carcere perché hanno ammazzato mia figlia". Sono amare le parole per Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna. La donna se la prende anche con la compagna dell'uomo, sua vicina di casa, in carcere per violenza su un'altra bimba di tre anni, e a loro dice: "Voglio guardarvi in faccia per capire perché lo avete fatto".  

"Sono sempre stata sicura che fossero stati loro, l'ho sempre detto. Forse si è perso troppo tempo, due anni. Io l'ho detto da quel giorno. Mia figlia amava la vita, non poteva essersi buttata giù. L'ho sempre saputo che era stata uccisa". La mamma della piccola Fortuna, ha sempre ripetuto, da quel 24 giugno 2014, che sua figlia era stata uccisa. E da sempre aveva detto che "tra quelle case c'era qualcuno che sapeva". 

"Lui non l'ho mai incontrato, ma a lei l'ho chiesto e ha sempre negato - dice - Lei è malata e c'è anche un'altra persona che sapeva tutto, la mamma di quella donna". "Qui c'è un altro bimbo morto come Fortuna, il piccolo Antonio - aggiunge la donna - cosa dicono quei due del piccolo Antonio, cosa?". 

Domenica, Mimma come la chiamano gli amici, fino a quindici giorni fa era in una città della Lombardia, poi è tornata a Caivano. Ha sempre chiesto ai residenti del Parco Verde di Caivano di raccontare quello che sapevano sulla morte di sua figlia. "Ma anche oggi tutti sono rimasti in silenzio - accusa  - anche oggi tutti omertosi".  "Pensavo, speravo, che oggi, almeno oggi, qualcuno di questo maledetto parco venisse da me per dirmi qualcosa, un abbraccio, ed invece niente. Qui c'è sempre stato e sempre ci sarà il silenzio. Io so solo che ora mi ritrovo ad essere l'unica condannata - conclude - perché mi ritrovo con un dolore immenso, che non passerà mai. Perché amavo Fortuna, come solo una mamma può fare e me l'hanno uccisa. E ad oggi non so ancora perché".



L'allarme del procuratore: L'indagine sull'omicidio della piccola Fortuna Loffredo "svela un quadro preoccupante in alcuni quartieri dell'area a nord di Napoli, dove l'infanzia non è tutelata, non si consente ai giovani di avere un normale percorso di crescita". Così il procuratore capo di Napoli nord, Francesco Greco, durante la conferenza stampa sulle indagini.



"E' un problema di cui tutti dobbiamo farci carico, penso alla scuola, alla chiesa, al comune, ai servizi sociali", ha sottolineato Greco.


L'arrestato: Raimondo Caputo, 44 anni, arrestato oggi per l'omicidio di Fortuna Loffredo, era in carcere dal novembre 2015,  accusato insieme alla compagna di violenza sessuale su un altro minore. La donna, Marianna Fabbozzi, di 26 anni, è ai domiciliari ed è madre di Antonio Giglio, un altro bambino di 3 anni morto il 28 aprile 2013 precipitando dal balcone dello stesso palazzo del parco Verde di Caivano  in cui morì un anno dopo Fortuna Loffredo. Le indagini sono condotte dai carabinieri con il coordinamento della Procura di Napoli Nord.



La storia. La bimba era precipitata dal sesto piano del palazzo dove abitava con la madre al Parco Verde a Caivano, il 24 giugno di due anni fa. A prima vista, si era pensato a un incidente. Ma poi, con il passare del tempo, aveva sempre più preso corpo l'incubo di un mostro presente proprio nel palazzo del Parco Verde. E si era subito ricordato il caso di Antonio Giglio. Ora il cerchio sembra chiudersi. 

L'autopsia sulla piccola Fortuna aveva confermato che la piccola aveva subito "abusi reiterati". Nel procedimento la mamma dei familiari della bambina sono assistiti dagli avvocati Gennaro Razzino, Luca Zanchini, Angelo e Sergio Pisani. "Abbiamo avuto sempre fiducia, la mamma di Fortuna e io, che si sarebbero individuati i responsabili. Complimenti agli investigatori", commenta l'avvocato Gennaro Razzino. Dall'inizio, insomma, la Procura ha sospettato che Fortuna Loffredo fosse rimasta coinvolta in un giro di pedofilia, del quale forse anche altri bambini del Parco Verde sono vittime. Un sospetto condiviso dalla madre della bimba morta, Domenica Guardato.


Il parroco: "Se quella che gli inquirenti hanno trovato è davvero 'la' verità, li ringraziamo. La nostra comunità ha vissuto due anni di sofferenza inimmaginabile, dopo la morte di Fortuna. E se le responsabilità vengono accertate, il colpevole dovrà pagare. Quello che ha commesso è il peccato più orribile che si possa immaginare".


Don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, celebrò nel 2014 i funerali della piccola Fortuna e non ha mai smesso di sostenere la ricerca della verità: "Ho ripetuto mille volte, dall'altare e in privato: chi sa, parli. Mi auguro che la verità possa finalmente segnare un momento di rinascita per la gente del parco Verde, realtà segnata da estrema povertà ma dove vivono persone perbene, ingiustamente colpite da sospetti generalizzati".

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