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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

giovedì 19 novembre 2015

Il Parco degli Orrori

Si chiama "Parco verde", ma per i bambini che lo abitano è il parco degli orchi. Oggi altri due arresti per violenza sessuale nel complesso di Caivano (Napoli) dove negli ultimi due anni sono morti misteriosamente due bambini, Antonio e Fortuna, tutti e due schiantatisi al suolo dopo un volo di diversi piani dallo stesso edificio. 

In manette oggi è finita una coppia di conviventi, con la terribile accusa di aver commesso abusi sessuali sulla figlia di tre anni. La donna è la mamma di Antonio, il primo a precipitare da quel palazzo del "Parco Verde".



Aveva 4 anni ed era andato a casa della nonna a giocare. La sua morte, ad aprile 2013, non è mai stata chiarita. Poi un anno dopo capitò la stessa sorte a Fortuna, 6 anni, che era solita giocare con la sorellina di Antonio, la sua amichetta del cuore. Anche lei fu ritrovata al suolo dopo un volo di otto piani. Fu allora che qualcuno associò quella strana morte all'episodio di un anno prima. Poi gli esami rivelarono che prima di morire (probabilmente scaraventata) aveva subito abusi sessuali. A dicembre dello scorso anno, il fermo di un uomo nello stesso palazzo avallò la tesi investigativa di un giro di pedofilia all'interno di quello stabile degli orrori. Per gli inquirenti aveva usato violenza nei confronti della figlia tredicenne. Lo stesso uomo fu il primo ad accorrere sul posto in cui Fortuna era caduta il 24 giugno del 2014.



Successivamente, ad aprile, con la stessa accusa è stata fermata anche la moglie. Tre episodi tra i quali non è mai stato possibile sancire con certezza una relazione, ma solo tanti sospetti. Sui fatti indagava il pm della procura di Napoli Nord Federico Bisceglia, deceduto in un incidente stradale su cui qualcuno avanzo' dei dubbi lo scorso 1 marzo. Gli ultimi due arresti, quelli di oggi, potrebbero rappresentare un tassello investigativo importante per fare luce sul parco degli orrori e sue quelle morti misteriose e finora senza un colpevole. Su ordinanza del Gip del tribunale di Napoli Nord - e su richiesta del pm Claudia Maone - sono stati arrestati M.F. di 26 anni e il suo convivente, R.C. di 42 anni. Per loro l'accusa è di violenza aggravata. Non abitano al Parco Verde - che però frequentavano perché lì abita la mamma di lei - ma in un'altra zona di Caivano. Ma la donna è la mamma di Antonio, un dettaglio non di poco conto anche se gli inquirenti precisano che non c'è un collegamento tra gli arresti di oggi e la morte di Fortuna Loffredo.




L'uomo, al quale la donna si è legata dopo essersi separata dal marito nel 2012, è accusato di atti sessuali nei confronti della bambina di tre anni avuta dalla donna dal suo matrimonio. Per lui si sono aperte le porte del carcere di Poggioreale. La madre - sottoposta agli arresti domiciliari - è accusata di non aver fatto nulla per impedire gli abusi del convivente nonostante la bambina le avesse parlato di quegli strani palpeggiamenti da parte del suo compagno. E nonostante il convivente in alcune circostanze avesse abusato della piccola davanti agli occhi della madre inerte. Le tre figlie di M.F. sono state assegnate dal Tribunale dei Minori a una comunità educativa del Napoletano. Dagli arresti di oggi gli inquirenti sperano di ricavare informazioni preziose per dare finalmente un volto all'orco, o agli orchi, che da due anni hanno trasformato il Parco Verde di Caivano nel famigerato parco degli orrori.

Violenza sessuale sulla bimba di 3 anni: un figlio dell'arrestata morì misteriosamente nel parco degli orrori a Caivano 17/11/2015


Il «palazzo dell’orrore». Così chiamano a Caivano quell’edificio del Parco Verde dove sono accadute troppe cose brutte, compresa la morte di due bambini che — per un destino maledetto o per volontà di qualcuno — sono finiti allo stesso modo: precipitando dai piani alti. Altri, invece, lo chiamano il «palazzo maledetto», per la mole di abusi sessuali su minori che ieri ha avuto l’ennesimo, triste epilogo. Ma c’è un punto di partenza in questa vicenda. Una triste storia che ha dato il via ad una serie di indagini e che ha portato a scoprire che in quello stabile di otto piani, testimonianza delle brutture post terremoto, c’erano e ci sono gli orchi. Sì, gli orchi. Persone che non si sono fatte scrupolo di abusare dei loro stessi figli. Persone che hanno in tutti i modi cercato di ostacolare le indagini, di nascondere la verità, di depistare quanto i carabinieri e i magistrati della Procura di Napoli Nord stavano portando a galla.


Il punto di partenza, dicevamo. È il 24 giugno 2014. Dall’ottavo piano dell’isolato numero tre precipita una bambina di 6 anni. Si chiama Fortuna Loffredo. La trovano sul selciato priva di vita ed un inquilino dello stabile, Salvatore Mucci, si affretta a sollevarla da terra per portarla in ospedale. Inutilmente, però: le ferite sono troppo gravi. Annotate bene il nome del soccorritore, tornerà utile nel prosieguo di questa vicenda. Da subito la zia ed i nonni della bambina lanciano accuse e si mostrano dubbiosi sul fatto che quanto accaduto alla loro nipotina sia stato un incidente. Nominano dei legali — gli avvocati Angelo e Sergio Pisani — così come farà la mamma di Fortuna (soprannominata Chicca) — assistita dal penalista Gennaro Razzino — che cominciano a fare il loro lavoro. E inizia a fare il proprio lavoro anche la Procura di Napoli Nord, che delega l’indagine ai carabinieri. L’ipotesi resta quella dell’incidente domestico. Ma così non è. 

L’ostinazione dei legali e la voglia di verità dei parenti porta a scoprire quello che nessun genitore vorrebbe mai scoprire: Fortuna Loffredo è stata vittima di abusi sessuali. L’esito dell’autopsia non lascia alcun dubbio. A questo poi c’è da aggiungere un altro dettaglio, trascurato all’inizio della storia. Un anno prima, il 27 giugno 2013, un altro bambino, Antonio, ha avuto un incidente simile a quello della piccola Chicca, precipitando dal settimo piano di quello stesso palazzo. Per quella storia la madre, Marianna Fabozzi, viene indagata dalla Procura di Napoli per omicidio colposo: Antonio si sarebbe messo a giocare vicino una serranda semi alzata e sarebbe caduto nel vuoto. Segnate anche questo nome. Sì, perché la mamma di Antonio di figli ne ha altri tre: sono tutte bambine, e una di queste è la migliore amica di Fortuna, la sua compagna di giochi.

Le indagini procedono: il caso è affidato ai pm Federico Bisceglia e Claudia Maone, coordinati dal capo dell’ufficio inquirente Francesco Greco. Il sospetto che in quel palazzo avvengano cose «strane» è forte. Vengono piazzate microspie, vengono intercettati i protagonisti di questa vicenda. In molte occasioni gli apparati tecnologici sono scoperti e distrutti. C’è troppa omertà e quanto succede all’isolato tre deve essere coperto a tutti i costi. Vengono interrogati tutti gli inquilini, nessuno sa nulla. Anche i bambini che vi abitano passano di fronte agli inquirenti con l’aiuto degli psicologi. C’è qualcosa che non va nel comportamento e nei disegni di alcuni di loro. Nel frattempo, uno dei titolari dell‘indagine, Federico Bisceglia, perde la vita in un tragico incidente stradale. Il caso resta alla collega Maone, alla quale si affianca un aggiunto di lunga esperienza, Domenico Airoma. C’è un nuovo vigore al caso, un’accelerata. Con due colpi di scena che portano a scoprire che in quel palazzo gli abusi sui minori sono all’ordine del giorno. Fatti distinti, per dirla in termini tecnico-legali, ma il cui collegamento con la morte di Chicca non è da escludere, anzi.

Ricordate Salvatore Mucci, il soccorritore di Fortuna? Il 23 dicembre 2014 viene arrestato con l’accusa di abusi sessuali sulla figlia. E arriviamo a ieri. Marianna Fabozzi, la mamma di Antonio e della compagna di giochi di Fortuna, finisce agli arresti domiciliari, mentre il suo attuale compagno, Raimondo Caputo, va in carcere. L’accusa? Abusi sessuali su un’altra figlia di tre anni della donna. La quale, dicono le indagini, non è mai intervenuta nonostante la piccola l’avesse informata su ciò che l’uomo le aveva fatto. Se tutto ciò sia una semplice casualità o — al contrario — l’ennesimo tassello di un unico mosaico degli orrori è questione che appureranno le indagini. Che non sono affatto chiuse o dimenticate. E che, anzi, potrebbero presto riservare un colpo di scena che faccia luce sui misteri di Fortuna.


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