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mercoledì 7 ottobre 2015

Vatican Sexual Revolution






«Sono gay, ho deciso di renderlo pubblico, non posso più nascondermi, ho un compagno»

Il coming out di monsignor Krzysztof Charamsa, il teologo ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede è avvenuta proprio all’indomani dell’apertura del Sinodo sulla Famiglia

Massimo Franco del Corriere della Sera parla senza mezzi termini di offensiva nei confronti del Papa. 

Torna di nuovo prepotentemente alla ribalta la Lobby Gay del Vaticano. Come è stato possibile che Mons. Charamsa sia riuscito ad arrivare ai vertici della gerarchia della Chiesa Cattolica rimanendovi poi per così tanti anni in silenzio? 

La lobby gay che tanto spaventa le Sentinelle in Piedi era tornata alla ribalta in un’intervista del Giornale a Don Dariusz Oko, che ha polemizzato con lo stesso Charamsa dopo un articolo di quest’ultimo intitolato Teologia e Violenza su un settimanale cattolico polacco.

«L’articolo “Teologia e violenza” colpisce soprattutto me come persona che in Polonia sono conosciuto come difensore della Chiesa contro l’ideologia di genere e l’omoideologia. Charamsa nell’editoriale mi ha riempito di insulti e mi paragona a un assassino talebano. Credo che mi odi, si pone al di sopra di tutta la Chiesa e ancor di più del Signore Gesù: mostra un incredibile orgoglio e cecità nelle sue affermazioni».

Perché mons.Charamsa ha fatto coming out alla vigilia del Sinodo?

«Suppongo che si tratti un complotto ardito con cura artigianale, probabilmente per indebolire, al Sinodo, la posizione dei vescovi polacchi e di tutti i vescovi fedeli all’insegnamento della Chiesa e del Vangelo. Credo voglia colpire anche la posizione della Congregazione per la Dottrina della Fede e tentare di indurre i padri sinodali ad accettare l’omosessualità nella Chiesa. Fare questo nel sabato che precede il Sinodo, quando a Roma sono presenti giornalisti di tutto il mondo, gli ha permesso di avere ovviamente maggiore visibilità».

La Lobby Gay del Vaticano fa paura (a Porta a Porta) Giovanni Drogo 06 ottobre 2015

Già nel 2013 l’Espresso aveva denunziato l’esistenza di una Lobby Omosessuale del Vaticano


«È dunque necessario che avvengano gli scandali», si legge nel Vangelo. 

Per chi e per cosa sia necessario adesso, in apertura del Sinodo sulla famiglia, lo scandalo di Krzysztof Charamsa, bisogna ancora capirlo. Al momento tutto fa pensare a uno specchietto per le allodole, all'estremista utile - suo malgrado - a ogni rivoluzione che per imporsi ha bisogno di legittimarsi come semplice svolta riformista. Anche da questo punto di vista, la Chiesa non fa eccezione.

I fatti certi dicono intanto che Charamsa, sacerdote di 43 anni, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale vaticana, docente alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, insomma un astro nascente nelle gerarchie vaticane, ha fatto pubblica confessione. Anzi: coming out

Dalle colonne del Corriere della Sera, ieri, ha detto al mondo non solo di essere omosessuale (condizione teoricamente non incompatibile col sacerdozio, se vissuta in castità), ma di avere un «compagno» (e dunque addio castità e addio sacerdozio). 

«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità», ha spiegato il quasi ex sacerdote polacco. 

Il quale dice di parlare adesso perché questo «è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l' astinenza totale dalla vita d'amore, è disumana». 

All' ora di pranzo, in una conferenza stampa allestita in un ristorante vaticano dove si presenta accanto all' «uomo che amo», dice il resto: «Devo parlare di ciò che ho subito al Sant'Uffizio, che è il cuore dell'omofobia della Chiesa cattolica, un'omofobia esasperata e paranoica».

È il caso di dirlo: apriti cielo. Che la sortita non fosse stata concordata con l'entourage di Francesco, rimasto spiazzato, lo si è capito già a metà mattinata, quando il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, denuncia che «la scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia dell' apertura del Sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l'assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica». 

Quanto a Charamsa, «certamente non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e le università pontificie, mentre gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo Ordinario diocesano».

La mano che sta dietro a Charamsa è probabilmente quella dell' area estrema dei vescovi modernisti, che infatti sono divisi in una componente "massimalista", che vuole cogliere l'occasione di questo pontificato per rivoluzionare davvero la Chiesa, e una più vasta area "riformista", che si riconosce nella linea del cardinale tedesco Walter Kasper, molto vicino a Francesco, la quale vuole uscire vincente dal Sinodo introducendo nella pratica pastorale novità sostanziali per omosessuali e divorziati, pur restando, almeno in apparenza, fedele al magistero della Chiesa.

Ma è comunque da Francesco, e dal modo in cui le mosse del papa sono spiegate ai media dal suo entourage, che tutto è partito. È lo stesso Charamsa che gli riconosce questo "merito", quando tra i tavoli del ristorante spiega che Francesco è stato «fantastico», perché «ci ha fatto riscoprire la bellezza del dialogo, non dialogavamo. Ora il Sinodo sulla famiglia sia davvero di tutte le famiglie e nessuna sia esclusa».

Il teologo omosessuale chiede al pontefice anche di modificare il catechismo e lo avvisa che presto gli consegnerà una lettera in cui spiegherà le proprie ragioni.

Il Sinodo si apre dunque, sotto la guida di un papato nei cui confronti le aspettative non solo di Charamsa, ma dell'intero mondo omosessuale cattolico sono altissime. 

E di certo Francesco e la sua curia non hanno fatto nulla perché così non fosse. A partire da quella volta in cui il papa, in aereo, nel luglio del 2013, a domanda esplicita sulle frequentazioni private di monsignor Battista Ricca - il prelato della lobby gayda lui stesso nominato prelato dello Ior, rispose di aver fatto «quello che il diritto canonico manda a fare, che è l'investigatio previa. E in questa investigatio non abbiamo trovato niente». 

Aggiungendo comunque subito dopo: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». 

Questa frase è diventata la sintesi del Bergoglio-pensiero, e da allora è stato tutto un susseguirsi di segnali, molto spesso espliciti, inviati a quella che lo stesso Francesco, senza mai condannarla, chiama «la lobby gay del Vaticano».

Un crescendo culminato (per ora) nella partecipazione di gruppi di credenti Lgbt alla veglia di preghiera di ieri sera che ha fatto da preludio al Sinodo. «Ci hanno chiesto spazio anche alcune associazioni di omosessuali cattolici», ha raccontato il direttore dell' Ufficio Cei ad Avvenire, «e per noi sono benvenute. Questa è una Chiesa che, come dice papa Francesco, deve avere tante porte aperte».

Lo stesso incontro che Bergoglio di recente ha avuto a Washington con Kim Davis, l'impiegata cristiana del Kentucky che un mese fa disobbedì all'obbligo di rilasciare licenze di matrimonio per coppie gay e per questo ha subito l'arresto, che aveva fatto pensare a una qualche forma di approvazione del pontefice verso questa nuova forma di obiezione di coscienza, è stato subito derubricato a incontro come tanti, senza significati particolari. 

Il solito padre Lombardi ha assicurato infatti che quello con la Davis faceva parte di una serie di «saluti molto brevi di cortesia a cui il Papa si è prestato con la sua caratteristica gentilezza e disponibilità», e che dunque Bergoglio «non è entrato nei dettagli della situazione della signora Davis e il suo incontro con lei non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi».

Quel bollettino della sala stampa della Santa Sede aggiunge che «l'unica udienza» concessa dal papa nella nunziatura di Washington «è stata ad un suo antico alunno con la famiglia». Cioè a un amico argentino di Bergoglio, Yayo Grassi, dichiaratamente omosessuale, che su invito del papa si è presentato a lui insieme al compagno indonesiano, alla madre e a diversi amici.

Questo per restare a ciò che si vede in superficie. Il resto accade sotto, nel lato oscuro del Vaticano, e al momento lo si può solo intuire. 

Vi fa cenno il vaticanista Sandro Magister, commentando il gesto di Charamsa sul proprio blog: «Un coming out che ci si potrebbe aspettare anche dai tanti prelati omosessuali che popolano l'entourage di papa Francesco, in ruoli di rilievo e in numero senza precedenti». 


A number of wicked bishops within the Vatican have said homosexuals have “gifts and qualities to offer”, but now there is a whole body of bishops who are fighting this, and it is now being said that the statement is being reversed.

British Cardinal Vincent Nichols said:
The report, obviously composed under pressure, has easily given rise to some misinterpretation… It is not a doctrinal or decisive document. It is, as stated in its conclusion, “intended to raise questions and indicate perspectives that will have to be matured and made clearer on reflection.”
Polish Archbishop Stanislaw Gadecki said that what was said in this document in regards to homosexuality is “unacceptable” and also said:
The issue at stake is whether the Catholic Church is going to shape the world with its teaching, the truth it reveals, or if it is going to be shaped by the world
Archbishop Zbignev Stankevics of Riga, the Latvian capital, echoed Archbishop Gadecki’s words, and said:
Currently, the family is under a very strong ideological attack. The main task of the synod fathers is not to make a poorly-defined opening, but to apply, once again for today’s situation, the teaching of the Church
American Cardinal Raymond Burke utterly rejected the positive statement the document brought forth on homosexuals:
While the document in question (Relatio post disceptationem) purports to report only the discussion which took place among the Synod Fathers, it, in fact, advances positions which many Synod Fathers do not accept and, I would say, as faithful shepherds of the flock cannot accept. Clearly, the response to the document in the discussion which immediately followed its presentation manifested that a great number of the Synod Fathers found it objectionable.
The document lacks a solid foundation in the Sacred Scriptures and the Magisterium. In a matter on which the Church has a very rich and clear teaching, it gives the impression of inventing a totally new, what one Synod Father called “revolutionary, ”teaching on marriage and the family. It invokes repeatedly and in a confused manner principles which are not defined, for example, the law of graduality.
So, there is obviously a fight going on in the Vatican, between orthodox Catholics and homosexuals who have infiltrated the Vatican.

God willing, the orthodox Catholics will triumph over the sodomites.

There is a very dangerous homosexual supporting ring deeply entrenched in the Vatican, which is helping enable it when it conducts mass with such a depraved heretic.
We do not follow the Hebrew Scriptures. We follow Jesus Christ who never mentioned gay relationships. When St. Paul mentioned such a relationship he was referring to the promiscuousness of the Romans using sodomy.
The investigation revealed that Robert L. Kincl had even written the authorities, not to charge the pedophile who molested the young boys, but urged them to send him back to serve as a chaplain:
Catholic chaplain Lt. Robert Hrdlicka pleaded guilty to molesting boys in 1993. Before his sentencing, six other Catholic Navy chaplains and the church’s archbishop for the military services urged authorities to send Lt. Hrdlicka to a church-run treatment center.
“It is my fervent hope and prayer that he will be able to return to the active ministry as soon as possible,” wrote then-Cmdr. Robert L. Kincl.
Instead, Lt. Hrdlicka went to prison.

Homosexuals Infiltrate The Vatican, And Are Now Using The Vatican To Promote Homosexuality  Theodore Shoebat June 5, 2014


Studies find it difficult to quantify specific percentages of Roman Catholic priests who have a homosexual orientation (either openly gay or closeted),.[8] Nevertheless, several studies suggest that the incidence of homosexuality in the Roman Catholic priesthood is much higher than in the general population as a whole.[9][10]

Studies by Wolf and Sipe from the early 1990s suggest that the percentage of priests in the Catholic Church who admitted to being gay or were in homosexual relationships was well above the national average for the United States of America.[11] Elizabeth Stuart, a former convener of the Catholic Caucus of the Lesbian and Gay Christian movement claimed, "It has been estimated that at least 33 percent of all priests in the RC Church in the United States are homosexual."[12]
The John Jay Report suggested that "homosexual men entered the seminaries in noticeable numbers from the late 1970s through the 1980s",[13] and available figures for homosexual priests in the United States range from 15–58%.[8][14]
One report suggested that since the mid-1980s Roman Catholic priests in the United States were dying from AIDS-related illnesses at a rate four times higher than that of the general population; with most of the cases contracted through same-sex relations, and the cause often concealed on their death certificates. A follow-up study done the next year by the Kansas City Star found AIDS-related death rate among priests was "more than six times" the rate among the general population in the 14 states studied.[15]
A 2002 Los Angeles Times nationwide poll of 1,854 priests (responding) reported that 9 percent of priests identified themselves as homosexual, and 6 percent as "somewhere in between but more on the homosexual side." Asked if a "homosexual subculture" (defined as a "definite group of persons that has its own friendships, social gatherings and vocabulary") existed in their diocese or religious order, 17 percent of the priests said "definitely," and 27 percent said "probably." 53 percent of priests who were ordained in the last 20 years (1982-2002) affirmed such a subculture existed in the seminary when they attended.[14]
Shortly after the Vatican ordered an "apostolic visitation", to examine American seminaries directed by the Vatican. The visitation began in 2005, and the final report of that effort was issued in 2008. The report spoke about "difficulties in the area of morality", usually (but not exclusively) homosexual behavior". Steps were subsequently taken to deal with the problem, including correcting a "laxity of discipline".[16]

Homosexuality and Roman Catholic priests From Wikipedia


iL Il libro inchiesta del giornalista Carmelo AbbateSex and the Vatican. Viaggio segreto nel regno dei casti (Piemme), è un viaggio documentato nella delicatissima questione del sesso tra i sacerdoti.
Il libro è la continuazione di un’inchiesta dello stesso Abbate uscita per Panorama che svelava le "notti brave" di alcuni preti negli ambienti gay della capitale. Il risultato di questa indagine, realizzata nei panni dell’infiltrato, ha portato a numerose testimonianze, dati e dialoghi impressionanti che lasciano pochi dubbi sulla veridicità del fenomeno.
Sex and the Vatican amplia quel reportage: non parla solo di sacerdoti omosessuali e della loro doppia vita, ma tocca anche altri scottanti temi legati al mondo ecclesiastico, altrettanto delicati e attuali come gli aborti clandestini e le adozioni dei figli nati dalle relazioni dei preti.

Sex and the Vatican: le notti da leoni dei pastori della Chiesa


Sex and the Vatican, va molto più a fondo. Parla di problemi tabù per la Chiesa cattolica come le donne che diventano amanti di preti, dei loro figli (e dei loro aborti). Riporta i dettagli delle presunte violenze sessuali subite dalle suore ad opera di preti. 

L’edizione francese è schizzata al numero 12 della classifica dei saggi più venduti di Amazon.fr e la prima edizione è andata esaurita in meno di una settimana. Abbate è stato intervistato a lungo durante uno dei programmi di attualità televisivi francesi in prima serata. Ci sono stati articoli su di lui e sul suo libro in diversi quotidiani francesi.

In Italia, al contrario, la pubblicazione di Sex and the Vatican è stata accolta da un muro di imbarazzato silenzio. È come se il libro non fosse mai stato pubblicato. 

il libro di Abbate è stato trattato in un modo che rispecchia esattamente le principali accuse contro la Chiesa cattolica negli scandali di abusi sessuali degli ultimi anni:  invece di occuparsi delle cause del problema, i leader della Chiesa lo hanno occultato facendo finta che non esistesse. 
I preti e i monaci che sono stati trovati colpevoli di abusi (e in molti casi anche di violenze sessuali) nei confronti di bambini o adolescenti, sono stati trasferiti in altre diocesi o comunità; le accuse sono state soffocate e gli accusatori discreditati, perché la considerazione più importante non era l’eliminazione delle mele marce, ma la protezione della reputazione.
Qualunque sia il grado di coinvolgimento della Chiesa nella sepoltura mediatica di Sex and the Vatican, l’ipocrisia che si indovina è la stessa dei vescovi che per decenni hanno fatto finta di non vedere i preti che erano noti o sospetti assalitori.
Articolo originale: Italy shuts out Sex and the Vatican di John Hooper, Guardian.co.uk

Festini, archivi e chat: la lobby gay con la tonaca 15 GIUGNO 2013



Teologo pedofilo arrestato per abusi sessuali 30 AGOSTO 2015


Preti Pedofili I "12 di Mirfield" 28 SETTEMBRE 2015


El Bosque de Karadima  6 OTTOBRE 2015


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