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giovedì 8 ottobre 2015

Preti Pedofili: gli orchi protetti da silenzio e omertà

C’è il giovane prete accusato dalle sue piccole vittime e c’è il parroco anziano che per decenni, circondato da silenzio e omertà, ha commesso i suoi abusi sui minori; c’è il sacerdote finito in carcere a scontare la sua condanna per pedofilia e il preposto che ha patteggiato per poter tornare in curia... 

I precedenti italiani di preti travolti da scandali sessuali e perseguiti per avere sfogato i propri vizi su bambini o bambine, sono molti, anche se spesso dimenticati. 

Uno dei casi più gravi riguarda don Pierangelo Bertagna, parroco dell’abbazia di Farneta (Arezzo). Quando viene arrestato, nel luglio del 2005, per il caso di pedofilia su un ragazzino di 13 anni, il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, esprime sbalordimento e incredulità, così come i parrocchiani.

Ma in realtà le colpe del prete sono più di quante si pensi. Dopo pochi mesi, infatti, i genitori di molte altre vittime si recano in caserma a sporgere denuncia e don Bertagna, 44 anni, confessa tutti i suoi 38 misfatti commessi nell’arco di 12 anni. 

Nel settembre del 2006, il parroco, accusato anche di violenza sessuale, viene dispensato dal sacerdozio da Papa Benedetto XVI. Due anni dopo arriva la condanna a 8 anni di carcere, confermati in appello nel 2010. 

Nel 2004 ancora un caso. Un ex seminarista di Agrigento scrive una lettera al vescovo per denunciare gli abusi sessuali da lui subìti da parte di don Bruno Puleo. Poco tempo dopo il sacerdote patteggia una pena a 2 anni e 6 mesi di reclusione per violenza sessuale nei confronti di 7 ragazzi



È il 2008 quando don Ruggero Conti, parroco di Selva Candida (Roma), viene arrestato per molestie sessuali su alcuni ragazzi affidati alle sue cure. A denunciarlo è un altro sacerdote. Don Ruggero, per abusare dei ragazzi, approfitta della loro fragilità e li invita a casa promettendogli in regalo cd, dvd e qualche capo d’abbigliamento. 

Dall’inchiesta emerge che il numero di casi di cui il prete si è reso colpevole sono moltissimi. Al processo, che vede costituirsi come parte civile anche i Radicali, il sacerdote respinge gli addebiti, afferma di non essere “un mostro”, parla di “accuse infamanti ed estremamente grossolane costruite abilmente” contro di lui. 

Nel febbraio del 2011 i magistrati chiedono 18 anni di carcere per i suoi “atti di inaudita gravità” e di “una serialità e una spiccata propensione all'abuso e al compimento di azioni con dolo”. 

La decisione del giudice è esemplare: 15 anni e 4 mesi di galera in primo grado e 14 anni in appello. 

Preti Pedofili 15 anni all'ex parroco di Roma 3 MARZO 2011




Nella tormenta degli abusi sessuali cade anche don Lelio Cantini, ex priore della parrocchia Regina della Pace di Firenze (morto nel 2012). È l’aprile del 2007 quando la procura del capoluogo toscano lo mette sotto inchiesta per una serie di molestie pluriaggravate e continuate su minori. Alcuni fedeli lo accusano di violenza sessuale e psicologica commesse in passato su ragazzi fra i 12 e i 17 anni. 

Nel dicembre del 2007, mentre su di lui pende l’accusa di essere «responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», don Lelio, a causa dei suoi problemi di salute, torna nel convitto ecclesiastico di Firenze. Un anno più tardi Papa Ratzinger lo riduce allo stato laicale. 

Nella richiesta di archiviazione, conseguenza della prescrizione e della mancanza di querele, il pm parla di «abusi sessuali gravi protrattisi per circa 20 anni» e di «comportamento apparentemente omissivo» e «lunga inerzia» da parte della autorità religiose. Il giudice, nell’accogliere la richiesta dei magistrati, scrive che don Lelio è riuscito a «carpire la buona fede e l’innocenza dei giovani fedeli» anche recitando il Cantico dei cantici.

Don Cantini "spretato" su ordine di Benedetto XVI 12 ottobre 2008



Nel 2010, con l’accusa di aver abusato di un ragazzino straniero di 13 anni, viene arrestato anche don Domenico Pezzini, sacerdote 75enne della diocesi di Lodi. I giudici lo condannano a dieci anni di galera con sentenza passata in giudicato. 

Prete lodigiano abusò di 14enne Confermati 10 anni di reclusione 27 maggio 2012


Pena di due anni e mezzo per violenza sessuale su una bambina di 7 anni anche per don Marco Redaelli, sacerdote salesiano, ora deceduto, della parrocchia S.S. Pietro e Paolo di Arese (Milano). 



Infine, solo pochi mesi fa, per gli abusi sessuali su una tredicenne che frequentava la parrocchia di Aliminusa (Palermo), anche don Paolino Marchese fa i conti con la giustizia subendo un processo e vedendosi comminati sei anni di carcere.



Dodici anni in primo grado, otto in appello. Sono le pene cui è stato condannato padre Marco Dessì, sacerdote di Villamassargia (Cagliari), accusato di violenza sessuale su minori e possesso di materiale pedopornografico. Reati commessi in Nicaragua, dove gestiva una missione che comprendeva anche un orfanotrofio: l’ ”Hogar del nino”, a Chinandega
don Marco abusava dei piccoli trovatelli e li costringeva anche ad avere rapporti sessuali fra loro mentre li riprendeva con una telecamera.
Secondo la Procura della repubblica di Parma, che ha condotto l’inchiesta, tutto sarebbe avvenuto in Nicaragua, dal 1983 in poi. Ma abusi sarebbero stati commessi anche in Italia e in altri paesi, dove il missionario accompagnava gruppi di bambini che facevano parte del Coro del Getsemani per promuovere raccolte di fondi da destinare alla missione.
I magistrati di Parma hanno accertato che grazie a una rete di relazioni anche ad altissimo livello istituzionale, godeva di uno status di assoluto privilegio. Non a caso, le periodiche denunce degli abusi sessuali cui venivano sottoposti gli orfanelli cadevano regolarmente nel vuoto. Né le autorità locali hanno mai aperto un’inchiesta anche dopo l’arresto in Italia e le condanne, in primo e secondo grado del missionario.
Il sacerdote di Villamassargia ha tentato disperatamente di difendersi, e di difendere l’immenso patrimonio accumulato in Nicaragua, attraverso un vorticoso giro di telefonate. Tutte registrate dai carabinieri. Quelle intercettazioni, presentate al processo, hanno messo in evidenza la personalità piuttosto spregiudicata di un missionario che per neutralizzare i suoi accusatori era disposto a usare tutti i mezzi: dall’omicidio alle pesanti intimidazioni, alla corruzione, al ricatto, coinvolgendo anche la polizia del Nicaragua, che sapeva di poter manovrare.
Il 4 dicembre 2006 padre Marco Dessì è stato arrestato a Villamassargia. Nel suo computer, i militari hanno trovato oltre 1400 immagini pedopornografiche. Le ultime, catalogate pochi giorni prima che gli mettessero le manette.
Contro di lui le accuse di sei giovani, oggi fra i 22 e i 28 anni, che sono stati ospiti dell’orfanotrofio Hogar. Tutti hanno sostenuto di essere stati vittime di ripetute violenze sessuali da parte di don Marco, all’epoca in cui facevano parte del Coro del Getsemani. Ma, nel processo di primo grado, al sacerdote sono stati contestati solo gli abusi commessi nei confronti dei primi tre giovani. Tutte le altre accuse erano infatti cadute in prescrizione.
Il missionario è comparso per la prima volta in giudizio nel corso di un incidente probatorio tenutosi a Parma il 28 dicembre 2006.
Fra i testimoni più implacabili, Marlon, il giovane che  con le sua accuse ha dato il via all’inchiesta. I giudici gli hanno dedicato un’intera udienza. Marlon e gli altri ragazzi sono stati sottoposti, per disposizione del Pm, a una perizia psicologica che li ha giudicati assolutamente attendibili. Anche se tutti si portano appresso le conseguenze di quel terribile periodo. 
Il processo di primo grado si celebra a Parma il 23 maggio 2007. Il Pm Lucia Russo chiede per don Marco la condanna a 16 anni di reclusione. Il Gup Pietro Rogato gliene infliggerà 12, il massimo, ritenendo ampiamente provate le accuse di violenza sessuale su minori e possesso di materiale pedopornografico. Nei successivi gradi di giudizio le cose si mettono diversamente. Nel processo d’appello celebratosi a Bologna il 1 novembre 2008 la corte riduce la pena da 12 a 8 anni. 
La Suprema Corte ha annullato due volte le sentenze di appello a suo carico, che avevano ridotto la pena prima a nove e poi a sette anni, per poi finire con una condanna di sei anni nell’ultimo processo di secondo grado nel 2012. Una pena che è stata confermata definitivamente dalla Cassazione.

DON MARCO DESSÌ: STORIA DI ORDINARIA PEDOFILIA 


La vicenda in questione è quella di Peter Ball, l’ex vescovo di Lewes (Inghilterra), recentemente incarcerato per aver abusato di almeno 18 bambini tra il 1977 ed il 1992. La storia di Ball è atroce e sconcertante, una sorta di incubo ad occhi aperti; non tanto per gli orrori commessi dall’ex vescovo inglese, quanto per i contorni dell’intera vicenda.
Perché quando 22 anni fa Peter Ball finì a processo per la prima volta, in seguito alla denuncia di una delle sue vittime, vi fu una mobilitazione generale per difenderlo da parte delle più alte cariche del Regno Unito: parlamentari, un Lord Chief Justice (storicamente la più alta carica della magistratura d’Inghilterra e Galles, subito dopo il Lord cancelliere), prèsidi di istituti scolastici, persino membri della famiglia reale.
Tutti si adoperarono per salvare Peter Ball, colpevole di aver violentato 18 bambini nell’arco di 15 anni. Bobbie Cheema, Consulente della Regina, ha recentemente reso noto che arrivarono lettere che sollecitarono il giudice a far cadere le accuse persino dal gabinetto del Primo Ministro britannico. “E’ un prete, un uomo di Dio, quei bambini devono essersi inventati tutto”. Eh, già.
Lo tsunami di cariche di Stato e della Magistratura tra le più alte del Regno Unito si abbatté così sul processo, consentendo a Peter Ball - amico intimo tra gli altri anche del Principe Carlo d’Inghilterra - di non venire incriminato per i capi d’accusa a lui ascritti. Neil Todd, il giovane che trovò la forza di denunciare gli abusi subiti anche di fronte ad un clima di omertà tanto opprimente e soffocante, si tolse la vita nel 2012. Proprio quell’anno in cui la polizia decise di riaprire le indagini; ma lui - la prima vittima a farsi avanti - aveva già assistito al traumatico esito del processo-farsa ai danni del suo stupratore. E la riapertura di quella ferita l’ha spinto al suicidio.
Solo il mese scorso, a 22 anni di distanza da quel lontano ed ignominioso 1993, un Peter Ball oramai prossimo al trapasso ha deciso di confessare, di alleggerirsi la coscienza. Li aveva stuprati lui, quei bambini. D
Dopo più di due decenni di silenzi e segreti, ora è ufficiale. Così il prete anglicano ex vescovo di Lewes, ora 83enne, è finito in carcere la scorsa settimana. Dove trascorrerà presumibilmente gli ultimi mesi della sua vita, con oltre un ventennio di ritardo.

UK, prete pedofilo stuprò 18 bambini: fu salvato dalla famiglia reale Filippo Di Stefano


Sexual abuse victims of Peter Ball sue Church of England 6 October 2015

Gli orchi che portano la tonaca protetti da silenzio e omertà 07/10/2015 Luca Rocca

Chicago Archdiocese’s Child Abuses and Coverups 16 NOVEMBRE 2014





Prete pedofilo condannato 12 FEBBRAIO 2014





Pedofilia Ecclesiastica 2012 12 DICEMBRE 2012


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