Post in evidenza

Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

martedì 6 ottobre 2015

El Bosque de Karadima


Nell’Aprile del 2010, il medico James Hamilton, il sociologo José Andrés Murillo e il giornalista Juan Carlos Cruz isi immolarono al cospetto della società cilena quando, su alcuni canali televisivi e sulla stampa, rivelarono gli abusi sessuali subiti a opera di Fernando Karadima, parroco della chiesa del Sacro Cuore di El Bosque de Santiago. 



Considerato quasi un santo, Karadima era alla guida de El Bosque fin dagli anni 80, in piena dittatura di Augusto Pinochet e data in cui iniziarono a verificarsi gli abusi; lo restò fino al 2006, già in democrazia, quando andò in pensione a 76 anni. 

Le sue messe e i suoi ritiri erano tenuti in gran credito ed erano famosi nella società cattolica dell’epoca. Alcune delle persone formate dal sacerdote sono ora personalità di spicco della gerarchia ecclesiastica cilena, come Juan Barros Madrid, vescovo della diocesi di Osorno; Andrés Arteaga, vescovo ausiliare di Santiago; Horacio Valenzuela, vescovo di Talca, o Tomislav Koljatic, vescovo di Linares. 

Nell’aprile del 2010, la stampa diventò l’amplificatore dello scandalo che avrebbe smosso le fondamenta del clero cileno quando vennero pubblicate le dichiarazioni di alcune delle vittime del parroco. Nonostante non sia ancora chiuso, il cosiddetto “caso Karadima” è diventato il film "El Bosque de Karadima", visto da oltre 330000 persone in Cile (un gran successo se si considera che tra i 10 film cileni più visti del 2014 solo una commedia superò i 300000 spettatori e gli altri non oltrepassarono i 100 00). 

L’Indro ha parlato col regista, Matías Lira, autore anche della serie di tre puntate sullo stesso caso trasmessa a fine settembre dal canale Chilevisión

Matías, di cosa si parla nella serie che non sia stato trattato nel film? 

Nella serie ho potuto allargarmi di più. Ci sono più vittime, ma anche la trama giornalistica di coloro che rivelarono il caso e quella ecclesiastica del potere di chi lo coprì. Come produttore e regista, mi sento più tranquillo con la serie che con il film perché posso spiegare più cose. Con un lungometraggio, uno deve scegliere. El Bosque de Karadima mostra gli abusi sessuali di un parroco ma, nonostante ciò, non finisce con un rifiuto della Chiesa. Il film parla degli abusi di potere e di come certe persone usino la libertà concessa dall’autorità (ecclesiastica) per compiere gli abusi. Io sono cattolico, conosco la vera Chiesa, quella che fa un lavoro sociale importante per la comunità. Non tutta la Chiesa è così. C’è chi usa quel potere in modo positivo. Il film si schiera contro il circolo di potere che sta usando l’istituzione per compiere gli abusi, lo stesso Papa lo dice. 

Ci sono state ripercussioni? Sei stato chiamato dal Vaticano o dai vertici della Chiesa cilena? 

No, ma il film è stato così forte da costringere la Chiesa cilena a riscrivere i protocolli interni su come comportarsi quando si verificano gli abusi. 

Il personaggio principale rappresenta una delle vittime? C’è una parte inventata? 

Nulla è inventato. Le vittime pubbliche sono quattro o cinque, ma io ho incontrato tante altre persone che hanno deciso di non parlare perché i loro casi erano caduti in prescrizione e non avrebbero ottenuto nulla. Ho unito tanti di quei racconti nel mio protagonista, è un fusione di varie persone. Forse, usando un solo personaggio si può approfondire di più la sua storia e questo aiuta a immedesimarsi. Volevo mostrare un essere umano perverso che usa la confessione, il momento in cui un cattolico è più esposto a segreti e dolori, per ricattare le proprie vittime. Le riprese ravvicinate, le immagini della setta (qua fa riferimento alla chiesa di El Bosque) con la propria mensa, la biblioteca e le stanze e la mancanza di scene di catarsi che porterebbero sollievo creano una sensazione di angoscia. In fondo, però, le vittime vivono proprio così, angosciate. 

Il protagonista del film è un medico e padre di famiglia che arrivò a El Bosque quando aveva 17 anni ed era tormentato da una situazione familiare instabile. La parrocchia si trasforma nel posto in cui si può rilassare e il padre Karadima diventa la sua guida spirituale. Il primo abuso avviene durante una confessione, ma questi continueranno a ripetersi anche quando il protagonista sarà sposato e con figli. 

“Quando una persona subisce degli abusi, possono passare degli anni” prima che se ne renda conto e decida di mettere fine a quella situazione, spiega Matías Lira, che parla anche della “sindrome di Stoccolma” sofferta da chi viene “sequestrato” da Karadima a El Bosque. Come spiega Lira, ci sono “vittime nascoste” che hanno scelto di non parlare o di farlo senza un riconoscimento pubblico. 

Il caso iniziò prima che venisse chiamato “caso Karadima”, visto che fin dal 2003 alcuni fedeli e sacerdoti avevano presentato delle denunce contro il prete. Tre di loro, James Hamilton, Fernando Batlle e Juan Carlos Cruz, si sono uniti a una ONG statunitense per denunciare gli abusi sessuali

Il primo a essere aperto fu il processo penale poi chiuso nel 2010 senza che venissero citati i denuncianti. Il giudice lo respinse perché considerò che i crimini fossero caduti in prescrizione. Parallelamente, si sviluppò il processo canonico aperto dal Vaticano e che nel 2010 dichiarò Fernando Karadima colpevole degli abusi sessuali commessi. Lo condannò a “una vita di preghiera e penitenza” nel convento delle Serve di Gesù della Carità di Santiago senza poter esercitare il ministero pubblico. A dicembre del 2014, però, un avvocato fotografò Karadima mentre celebrava la messa nella struttura. La giustizia penale riaprì il caso nel marzo del 2011 e investigò anche l’aspetto economico dei pagamenti ai testimoni per mantenere il silenzio. Inoltre, nel settembre del 2013, iniziò un altro processo civile per negligenza contro l’arcivescovato di Santiago. 

Matías, il fatto che sia un caso così complesso e ancora aperto è stato un problema per la sceneggiatura o per le riprese? 

Sarebbe stato fantastico mostrare la persona entrare in prigione nell’ultima scena, ma non è stato possibile. (Il film) non è così positivo perché ci sono ancora indagini in corso. Tutto ciò va punito, ma la persona non è stata giudicata, non sono stati presi i colpevoli. Ammiro le vittime che continuano a lottare. (I sacerdoti) hanno avuto una libertà assoluta e ora si stanno pagando le conseguenze. Il potere concesso a una persona che dovrebbe essere l’intercessore di Dio sulla terra è tanto. Devono esistere dei protocolli per controllare queste persone, il contrario è una follia. 

Hai avuto problemi con le riprese? Era difficile ottenere i fondi e gli aiuti. La stessa Chiesa, però, mi ha aiutato, la Chiesa che fa azione sociale e canalizza il potere in modo positivo. (…) Questa Chiesa vuole che tutto esca alla luce. Non tutti abusano, la percentuale è molto piccola. Il problema è che si attivano i mezzi di protezione e i colpevoli restano impuniti. 

In realtà, nel processo civile, alcuni sacerdoti stanno dichiarando contro Fernando Karadima e i vertici della Chiesa cilena di cui parla Lira. Gli scandali legati al caso Karadima e all’alta gerarchia ecclesiastica del paese andino non si fermano. L’ultimo episodio vede come protagonisti il cardinale Francisco Javier Errázuriz e il cardinale e archivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati. Alcune email trapelate a settembre rivelano che entrambi mossero i fili del potere di Roma per evitare che Juan Carlos Cruz, una delle vittime del parroco nonché uno dei primi a denunciarlo, partecipasse alla Conferenza Episcopale anglofona e si unisse alla Pontificia Commissione per la tutela dei minori creata dal Papa. 

Nuove scoperte parlano di una rete creata nella parrocchia di El Bosque che fa capo a Santiago e in cui si abusò dei più fragili che si rivolgevano alla Chiesa in cerca di pace. Questo è il punto d’inizio di ciò che è poi diventato il più grande scandalo e il maggior caso di corruzione nel clero cileno e che viene descritto da Matías Lira nel film che ha ottenuto un grande successo su Netflix

Un altro modo per lottare contro l’impunità e la protezione della casta che abusa. 

Traduzione di Emma Becciu.

Chilean Priest Found Guilty of Abusing Minors 

Karadima case - Wikipedia

La piaga della pedofilia in Cile 12 AGOSTO 2012


LA PREDA Silenzio in nome di Dio 22 MARZO 2015


Condannata all'ergastolo per pedofilia 1 OTTOBRE 2015



Ti piace?

Nessun commento:

Posta un commento

ShareThis

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...