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sabato 15 agosto 2015

Teologia dello Stupro


A woman, who said she was raped by Islamic State militants, in a refugee camp in the Kurdistan region of northern Iraq.CreditMauricio Lima for The New York Times

Le chiamano Sabaya, schiave, e pregano Allah prima di stuprarle, e dopo. Una lunga inchiesta della corrispondente del New York Times Rukmini Callimachi, pubblicata il 13 agosto dal quotidiano americano, racconta come l'Isis abbia elaborato una vera e propria teologia dell'abuso sessuale e organizzato un mercato delle schiave, gestito dalla burocrazia dello Stato islamico e benedetto dai leader del movimento terrorista. 


Callimachi ha intervistato 21 ragazze fuggite dalla prigionia dei guerriglieri islamici, ha esaminato le comunicazioni ufficiali del movimento terrorista e letto i rapporti di organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty international. Il risultato è un'inchiesta che fa luce sul sistema della schiavitù sessuale messo in pratica dal Califfato

Che viene giustificato con una vera e propria teologia dello stupro ai danni delle donne yazide, minoranza del Nord dell'Iraq.

Solo nel 2014, 5.270 donne sono state rapite dai guerriglieri dello Stato islamico e 3.144 sono ancora nelle mani dei loro aguzzini.

LO STUPRO GRADITO A DIO. Le testimonianze riportate dal quotidiano americano sono tutte terribilmente simili: «Mi diceva che stuprarmi era la sua preghiera a Dio», è l'incipit del racconto di una quindicenne scappata alla prigionia. 
Una ragazza che oggi vive in un campo profughi ricorda di essere stata stuprata a 12 anni: il combattente che l'ha violentata continuava a ripetere che non era un peccato: «Mi rispondeva che in base all'Islam poteva stuprarmi perché era una non credente. Violentandomi lui si avvicinava a Dio». 

Un'altra testimone fuggita dalla schiavitù ha tentato di convincere un miliziano a non abusare di una ragazzina di 12 anni e si è sentita rispondere: «Fare sesso con lei è gradito a Dio». 

Nello stesso modo in cui alcuni passaggi della Bibbia sono stati usati per sostenere negli Stati Uniti la schiavitù, l'Isis - affermano alcuni esperti - cita versi specifici e storie del Corano per giustificare il traffico di esseri umani.

Secondo la reporter americana l'introduzione da parte dello Stato islamico di una sistematica schiavitù sessuale inizia il 3 agosto 2014 con la presa dei villaggi attorno al Monte Sinjar, nel Nord dell'Iraq, una terra abitata dalla popolazione yazida, una minoranza religiosa di credo politeista e cultura orale, considerata dall'Isis inferiore alle religioni del libro come cristianesimo e ebraismo. 

Secondo un esperto studioso degli yazidi, citato dal Nyt, quella non fu una semplice conquista territoriale: i guerriglieri si stavano procurando le loro schiave. E alla stessa conclusione sono arrivate anche ong per la difesa dei diritti umani. In ognuno di quei villaggi, scrive Callimachi, i terroristi dell'Isis hanno prima censito le donne, separandole dai maschi. Le hanno registrate con nome, età, stato civile, luogo e famiglia di provenienza e poi le hanno fatte diventare la merce del loro mercato del sesso, vendendole come proprietà ai futuri martiri.

IL MANUALE PER L'USO DELLE SCHIAVE. Gli abusi sulle Yazide sono stati giustificati dal punto di vista teologico attraverso testi di propaganda, il primo pubblicato a dicembre 2014 dal Dipartimento di Ricerca e Fatwa dell'Isis, una sorta di manuale d'uso della schiava che è stato tradotto dal Middle East Media Research Institute di Washington. 

Il pamphlet intitolato 'Domande e risposte sul trattamento di prigioniere e schiave' spiega che è corretto stuprare la schiava «immediatamente dopo averne preso possesso» e che è «ammesso  avere un rapporto sessuale con la schiava che non ha raggiunto la pubertà se è adatta per un rapporto». E aggiunge anche che la donna può essere picchiata ma per scopi disciplinari, non per tortura o piacere. E vieta di colpirle in faccia.

LA BUROCRAZIA DELLA SCHIAVITÙ. Le donne che sono fuggite descrivono una intricata burocrazia: il loro status di schiava viene registrato in veri e propri contratti. Uno per ogni compravendita. 

La stessa inventata teologia prevede però che se un miliziano libera la schiava otterrà una ricompensa in paradiso. 

Callimachi cita il caso di un terrorista libico che, pronto a farsi saltare in aria come kamikaze, ha liberato ua ragazza dandole un documento da presentare ai funzionari della corrispondente provincia dello Stato islamico. Anche l'orrore ha la sua burocrazia.

Nyt: «L'Isis ha creato la teologia dello stupro» 13 Agosto 2015

ISIS Enshrines a Theology of Rape RUKMINI CALLIMACHI AUG. 13, 2015


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