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mercoledì 25 marzo 2015

Modella svedese sequestrata, torturata e stuprata per sei mesi

È partita, con un volo per la Svezia, lunedì pomeriggio. Ha lasciato l’ospedale insieme alla madre, contro il volere dei medici, decisa a mettersi tutto alle spalle. Ma anche a tornare in Italia, quando sarà il momento. «Voglio avere giustizia», ha detto prima di andare verso l’aeroporto. 

Lui l’aveva contattata su Facebook e si era finto un agente di modelle. Le aveva proposto contratti importanti, di fare la pubblicità a prodotti ben conosciuti anche all’estero. Lei si era decisa, aveva lasciato Stoccolma, era partita. A Malpensa aveva trovato ad attenderla una persona galante, piena di promesse. Per un po’ si era lasciata corteggiare e conquistare. Sul profilo Facebook dell’uomo ci sono ancora le foto dei primi tempi. Scatti di una serata di fine estate al «The Beach» di Milano. Lei con un vestito rosa che le lascia le spalle scoperte, lui con una camicia blu aperta, il drink in mano, lo sguardo estatico e gli occhiali con la montatura spessa nera. 

Era stato convincente, tanto da persuaderla a trasferirsi. «Era una persona amorevole e dolce», ha spiegato la ragazza ai carabinieri, sabato sera, quando una chiamata al 112 ha messo fine a sei mesi di violenze sessuali e botte. Ha raccontato di aver visto Rossetto, in meno di un mese, trasformarsi da amico e convivente affettuoso a crudele stupratore. Ha chiarito perché, da settembre fino al 21 marzo, non era riuscita ad opporsi in alcun modo. Ogni tentativo di protestare veniva soffocato con la violenza. Al telefono con la famiglia - solo via Skype, solo con il telefono di Rossetto - doveva fingere e mostrarsi serena. Se gridava, veniva massacrata di botte. Fino al sangue, come medici e carabinieri hanno potuto notare dalle ferite sul corpo. L’ultima tortura erano stati i capelli, rasati a zero, come estrema umiliazione. Ci vorrà tempo perché ricrescano, perché le ferite guariscano, per curare anche a livello psicologico i segni di sei mesi di sevizie.  

Alta, bionda, occhi azzurri, formosa, in patria la ragazza non era del tutto sconosciuta. Nel 2013 aveva partecipato a un reality locale, in onda sulla tv nazionale, sebbene solo per sette puntate. Poi era arrivata alle finali di Miss Svezia e, la scorsa estate, in Salento, per un concorso internazionale di bellezza. 

È questo sogno che Rossetto ha sfruttato per il suo inganno. Ha iniziato da Facebook, dove l’uomo ha un profilo che è tutta una messinscena. Foto di macchine sportive, belle donne, la pretesa di parlare sei lingue straniere, compresi arabo e russo. Come lavoro quello di presidente di una fantomatica agenzia «Viper Models management NY», mai esistita. Alla voce dettagli una frase che ora suona sinistra: «Contro corrente, sopra le righe». 

In bella mostra c’è pure una foto tra stoffe e arnesi, nel suo «studio». In realtà il garage dove nel 2008 aveva stuprato e tenuta prigioniera per alcune ore un’altra ragazza, di origine bielorussa. Lei era riuscita a scappare, lui era stato in carcere fino al 2013. Prima di uscire e ricominciare. 

La modella segregata è tornata in Svezia: “Voglio avere giustizia” 25/03/2015

Un incubo lungo sei mesi, vissuto in un appartamento di Cinisello Balsamo (Milano) dove è stata sequestrata, picchiata e violentata. È finita sabato scorso la prigionia di una ragazza svedese di 23 anni, arrivata in Italia per fare la modella e finita nelle mani dell’uomo sbagliato. 

In Svezia aveva partecipato alle selezioni di Miss Universo, nella capitale italiana della moda sperava di fare carriera. Ma invece di un professionista del settore, ha incontrato Claudio Rossetto, 42 anni, uscito di prigione nel 2013 dopo aver scontato quattro anni di condanna per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni aggravate e continuate. Che l’ha chiusa in casa per sei mesi fino a sabato, quando i carabinieri di Sesto San Giovanni hanno trovato nel suo appartamento questa ragazza denutrita, mal vestita, con i segni di violenze visibili sul corpo. 

Le sue grida erano state sentite da un vicino di casa che aveva chiamato le forze dell’ordine, segnalando una probabile lite in famiglia. «Non è niente, ho litigato con la mia fidanzata», ha provato a spiegare Rossetto. Ma, dopo aver controllato la sua fedina penale, i carabinieri hanno deciso di entrare nell’appartamento dove hanno trovato la ragazza, che non è stata in grado di parlare per ore, tanto era sotto shock. Poi ha raccontato il suo incubo.

Una volta entrata nella sua abitazione, Rossetto l’ha picchiata, legata e violentata, costringendola a sei mesi di sevizie. 

Rossetto, originario di Grosseto ma residente da anni nel milanese, aveva usato la stessa identica tattica nel 2008 con una ragazza diciottenne bielorussa residente a Lecco: il primo contatto su Facebook spacciandosi per manager ben avviato nel campo della moda, poi l’incontro di persona con promesse di servizi fotografici e passerelle e il corteggiamento per portarla nella sua abitazione, dove l’aveva minacciata con un coltello, picchiata con una cintura e violentata. L’incubo in quel caso era durato alcune ore e, dopo la denuncia, Rossetto era stato arrestato e poi condannato. Ma la galera non lo ha cambiato. 


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