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venerdì 6 febbraio 2015

Tratta di esseri umani, piaga della Thailandia finanziata dall'Occidente

Cambia il fenomeno della prostituzione, che ora coinvolge ragazze straniere, laotiane e birmane. La storia di Rose, schiava del sesso per i debiti del padre. 



La Chiesa cattolica thai è una "realtà piccola, i fedeli sono lo 0,5% su un totale di oltre 67 milioni di abitanti, ma sotto certi aspetti vale più del 50% perché ha saputo creare una coscienza critica, ponendo al centro dell'attenzione problemi a lungo nascosti". 

Fra questi vi sono anche lo sfruttamento dei lavoratori, il mercato della prostituzione e la tratta di esseri umani, queste forme moderne di schiavitù "attorno alle quali ha fatto nascere un dibattito critico e posto principi etici rigorosi". 

È quanto racconta ad AsiaNews p. Adriano Pelosin, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime), da 36 anni in Thailandia. Egli ha speso la propria missione nelle baraccopoli della periferia di Bangkok, salvando bambini dalle violenze sessuali, tenendoli lontani dai trafficanti e dalla criminalità organizzata. Dal maggio 2013 l'arcivescovo di Bangkok (e neo cardinale) mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, gli ha affidato la cura della parrocchia di San Marco a Pathumthani.

In preparazione alla prima Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta delle persone, che la Chiesa celebra il prossimo 8 febbraio, AsiaNews raccoglie e presenta una serie di testimonianze sulla migrazione e la tratta di esseri umani in Asia. Un fenomeno che interessa da vicino la Thailandia, crocevia del traffico di esseri umani e (ancora oggi) uno dei centri più fiorenti per quanto concerne il mercato della prostituzione. Un fenomeno che, nell'ultimo periodo, appare mutato sotto alcuni aspetti. 

Racconta p. Pelosin: "La Chiesa thai si sta muovendo e tanto ha fatto attraverso le congregazioni religiose femminile, in particolare le Orsoline, che hanno lavorato molto in questo settore, puntando soprattutto sulla sensibilizzazione della gente". In tutte le diocesi e parrocchie, aggiunge, vi sono "gruppi di donne cattoliche che denunciano il problema" della tratta, della schiavitù sessuale, coinvolgendo "le donne e i bambini, i soggetti più a rischio". Un'opera, conferma il missionario Pime, che ha portato "ad una maggiore presa di coscienza, almeno fra le donne thai, della loro dignità, del loro valore". 

Oggi, infatti, a fronte di un mercato della prostituzione che dilaga in molte parti del Paese, concentrandosi nella capitale Bangkok e nei luoghi turistici più rinomati come Pattaya, nel sud, sembrano essere cambiate le dinamiche e le vittime degli sfruttatori. Grazie all'opera di sensibilizzazione, riferisce p. Pelosin, vi sono sempre meno giovani thai che si prostituiscono; oggi la maggior parte delle schiave del sesso "sono laotiane, birmane, cinesi, altre provenienti dagli ex Stati satellite dell'Unione Sovietica".

Gli sfruttatori, invece, sono sempre gli stessi: "Non thailandesi, ma europei e occidentali senza scrupoli" racconta il missionario, il quale sottolinea che tratta, schiavitù, sfruttamento non sono solo problemi dell'Asia. L'Occidente è coinvolto, spiega, "nel senso che da lì arriva la richiesta di prostitute, molte delle agenzie che trafficano sono gestite da occidentali, dunque non si può dire che sia un fenomeno thai, dell'Oriente. È un commercio creato da occidentali, giapponesi, cinesi e ora moltissimi russi, nuovi proprietari di locali, karaoke, centri massaggi. Il mondo occidentale in certi casi è incapace di vedere e riconoscere la dignità delle persone, di tutte; ma soprattutto delle donne. E non esporta solo diritti, ma anche sfruttamento". 

Fra le tante, p. Pelosin ricorda la storia di Rose (nome fittizio, per tutelarne la privacy), che a 22 anni è stata venduta dal padre a un bordello della capitale, dove la giovane ha dovuto prostituirsi per cinque anni. L'uomo ritirava ogni mese una percentuale (5mila bath) sui compensi della figlia, già madre di un bimbo piccolo, per saldare debiti pregressi. "Le ragazze si sentono responsabili verso la famiglia, nei confronti del padre - spiega il missionario - e subiscono, certo non volentieri, ma lo fanno e con un certo grado di condiscendenza". 

Grazie all'impegno del sacerdote e della Chiesa la ragazza, finita in un secondo momento in un giro di droga nel sud, è riuscita a sfuggire agli aguzzini e a ricostruirsi una vita assieme a un uomo. "Si è sposata e ha avuto un altro figlio, il terzo, dopo aver abbandonato il secondo quando era ancora invischiata nel mondo della droga e della prostituzione. Il piccolo è stato accolto da una famiglia cattolica della zona". 

"Queste storie accadevano molti anni fa - riferisce p. Pelosin - con le ragazze thai, ma l'opera di sensibilizzazione della Chiesa ha determinato una drastica riduzione del fenomeno. Purtroppo, però, ora succede con giovani laotiane trafficate illegalmente nel Paese". 

Grazie a gruppi di religiosi e religiose cattolici le istituzioni ora sono "più responsabili e accorte", anche se Bangkok "resta sempre un centro per la tratta di donne e bambini cui si è aggiunto, nell'ultimo periodo, anche il traffico clandestino di organi rivenduti per denaro". 


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