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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

giovedì 19 febbraio 2015

Proteste anti-stupro in Turchia e su Twitter


Solo donne al funerale della studentessa stuprata. L’ondata di proteste e indignazione da Mersin, nel sudest del Paese, si è propagata a decine di città, Istanbul e Ankara comprese

Soltanto donne a portare la bara, soltanto donne nelle prime file al funerale, soltanto donne a seppellirla. Sfidando la tradizione e i ripetuti moniti dell’imam della cittadina turca di Mersin, le donne questa volta si sono rifiutate di stare dietro agli uomini. Nessuna mano maschile doveva più toccare Aslan Özgecan dopo che la scorsa settimana la sua giovane vita è stata brutalmente stroncata dall’autista del pulmino che la portava a casa di ritorno dall’università.
Aslan, 20 anni, studentessa di psicologia, aveva cercato di resistere all’uomo che voleva violentarla. Si era difesa con uno spray al peperoncino che teneva in borsetta come fanno migliaia di donne turche nel Paese guidato dai filoislamici dove le violenze di genere sono schizzate negli ultimi anni: +40% di donne uccise nel 2014, ha ammesso la ministra della Famiglia, Aysenur Islam, unica donna dell’esecutivo. I dettagli dell’uccisione di Aslan sono raccapriccianti: le mani amputate, le pugnalate, il corpo dato alle fiamme, i suoi resti carbonizzati nascosti sulle sponde di un fiume con l’aiuto del padre e di un amico dello stupratore assassino, un ventiseienne, arrestato insieme ai complici.
Aslan è stata messa a tacere per sempre ma ora migliaia di donne dopo anni di silenzio hanno trovato la voce. La barbara fine della studentessa ha innescato una mobilitazione di massa. L’ondata di proteste e indignazione da Mersin, nel sudest del Paese, si è propagata a decine di città, Istanbul e Ankara comprese. Con decine di migliaia di donne vestite di nero in strada fino a ieri scandivano slogan come: «Non camminerai più da sola», «Non stiamo piangendo, ci stiamo ribellando», «lo stupro è un crimine contro l’umanità». Si sono vestiti di nero anche studenti e studentesse a scuola e in università, donne e uomini al lavoro con il fiocco nero. La rabbia e l’indignazione hanno alimentato una campagna virale sui social. Sotto gli hashtag ≠sendeanlat (raccontaci la tua storia) e ≠OzgecanAslanCinayeti (vestiti di nero per Özgecan) personalità turche e migliaia di donne comuni hanno condiviso storie personali di abusi e molestie.
Anche il presidente Erdogan è intervenuto: l’assassino «merita il massimo della pena», «seguirò il caso personalmente» ha twittato. E ieri ha promesso pene più severe per i crimini contro le donne. Il caso, con la mobilitazione di massa che ne è seguita, ricorda quanto accaduto in India dopo il brutale stupro di una studentessa di 23 anni su un bus di Delhi. Qui l’indignazione generale ha portato a un inasprimento delle pene, non sufficiente per contrastare il fenomeno anche per via della diffusa impunità e la radicata cultura patriarcale, che la Turchia conosce bene. 
La violenza contro le donne è «una ferita sanguinante» aveva reagito il presidente turco, salvo poi dichiarare che «le donne si devono affidare agli uomini» facendo infuriare attivisti e ong femminili, che già lo criticavano per il suo rifiuto dell’uguaglianza tra i generi, principio inserito nella Costituzione dal precedente governo laico nel 2001.
Nella loro lotta le donne non sono sole. Grandi proteste sono in programma anche per il prossimo fine settimana, incluso un raduno di uomini in minigonna nel centro di Istanbul. «D’ora in avanti le donne in Turchia non si dividono tra turche e curde, tra musulmane e non musulmane – sostiene la scrittrice turca Elif Shafak – ma tra chi difende il silenzio e chi rifiuta di stare zitta davanti alla crescente violenza di genere».

Rape and murder of young woman sparks mass Twitter protest in Turkey Helen Davidson 17 February 2015

Murder of Student Who Resisted Rape Sparks Outcry in Turkey BY BECKY BRATU


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