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giovedì 12 febbraio 2015

La Capitale della Prostituzione

Ogni giorno 2mila persone in vendita. I transessuali di Tor Sapienza, la tratta delle nigeriane, i giovani “marchettari”, le invisibili prostitute cinesi e le ultime italiane. Chi sono i clienti, come si muove la polizia, fino a dove arriva lo sfruttamento.



PRIMA PARTE - Di giorno è più facile comprare sesso nella periferia nord della Capitale. Le rumene si vendono lungo la Salaria, davanti ai grandi studi televisivi. Le nigeriane, truccatissime, aspettano i clienti sulla Tiberina, subito dopo Prima Porta. Quando cala il sole, il mercato prosegue fiorente nel resto della Città Eterna. 
Su viale Palmiro Togliatti è un continuo via vai di clienti. Le ragazze dell’Est Europa affollano il marciapiede fin sotto gli archi dell’antico acquedotto Alessandrino. Le prestazioni più richieste sono quelle dei transessuali, particolarmente attivi nella zona dell’Eur. Fino all’alba presidiano l’area residenziale attorno al ristorante panoramico della città, il Fungo. 
Ci sono anche le prostitute cinesi, che però non esercitano in strada. I rapporti sessuali si consumano in anonimi pied à terre, per prendere appuntamento bisogna cercarle tra gli annunci dei quotidiani locali. 
Chi vuole un rapporto omosessuale si rivolge ai ragazzi che battono a piazza Esedra, vicino alla stazione Termini. Oppure nei pressi di villa Borghese, proprio davanti alla Galleria d’arte moderna. 
Ventiquattro ore al giorno, in centro e in periferia, a Roma il mercato del sesso a pagamento non si ferma mai. Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le fantasie. In media scendono in strada ogni giorno quasi duemila prostitute, d’estate anche qualcuna in più. E con buona pace della crisi, i clienti non mancano mai.
Roma Est, a due passi da Tor Sapienza. Alle undici di sera piazzale Pino Pascali è già pieno di clienti. Di fianco alla distesa d’asfalto si allunga spettrale il Centro Carni, il mattatoio della Capitale. Nonostante il divieto di transito imposto dal Comune per arginare la compravendita di prestazioni sessuali, le macchine vanno e vengono in cerca di prostitute. 
Tacchi alti, fisici statuari, seni oltremisura. Sotto gli appariscenti cappotti spuntano minigonne coloratissime. Questo è il regno dei transessuali. Alcuni passeggiano illuminati dai fari delle macchine. Altri aspettano i clienti nella propria auto, per consumare il rapporto direttamente sul posto. Vengono quasi tutti dal Brasile, qualcuno dalla Colombia. Nel mercato della prostituzione romana rappresentano il 20 per cento dell’offerta. È la fetta più ambita e richiesta. Anche per questo le prestazioni sono le più care. 
I cittadini assistono impotenti alla scena. «Su quel piazzale hanno costruito moderne palazzine che dovevano far parte di un nuovo quartiere con servizi ed esercizi commerciali» racconta Roberto Torre, vicepresidente del Comitato di Tor Sapienza. Ma ormai nessuno ha il coraggio di affacciarsi alle finestre. 
La sensazione di vivere ai margini della legalità è evidente. «Per attirare l’attenzione dei clienti molti transessuali espongono bambole gonfiabili» continua Torre. I rapporti sessuali vengono consumati sulla strada, ma nella vicina via Longoni c’è chi si spinge fin dentro gli androni dei condomini. Paradossalmente le forze dell’ordine hanno un presidio fisso a poche centinaia di metri. Un blindato e una gazzella dei carabinieri stazionano tutta la notte di fronte al centro per rifugiati di via Morandi, la struttura assaltata da alcuni residenti lo scorso autunno. Una presenza fissa che non basta ad arginare il mercato del sesso. «Dopo i disordini di novembre - continua Torre - è rimasto tutto come prima. Anzi, forse il traffico dei transessuali è persino aumentato».
Le forze dell’ordine hanno le mani legate. La gestione del fenomeno è particolarmente delicata. Durante i servizi antiprostituzione, spesso gli operatori segnalano aggressioni e casi di autolesionismo. Non solo. I transessuali trovati senza il permesso di soggiorno non possono essere condotti al centro di identificazione di Ponte Galeria, perché privo di locali idonei. «E così i provvedimenti di espulsione servono a ben poco - racconta una fonte della Questura - Spesso scopriamo che in passato alcuni di loro sono già stati espulsi. Per quello che ci compete possiamo solo fare un nuovo provvedimento e invitarli a lasciare il territorio nazionale. Ovviamente non serve a nulla».  
Su via Prenestina i transessuali contrattano le prestazioni nei pressi dei distributori di benzina. Nella zona nord di Roma, vicino ai Parioli, incontrano i clienti a due passi dalla moschea. Dall’altra parte della città, invece, si vendono all’Eur, il quartiere residenziale della ricca borghesia. Battono le strade tra negozi di lusso e i grattacieli delle grandi aziende, sullo sfondo i palazzi di marmo dalla tipica impronta razionalista. Come scende il buio a decine attendono fin sotto i cancelli delle villette. Il divieto di accesso notturno nelle strade secondarie serve a poco. Come inutili sono le telecamere. I cittadini del quartiere sono esasperati, il mercato del sesso è fuori controllo.
Il presidente del Municipio Andrea Santoro (Pd) lavora da mesi a un progetto di “zoning”, un’area di tolleranza dove concentrare le prostitute con l’assistenza delle unità di strada e il controllo delle forze dell'ordine. Il caso è salito alla ribalta nazionale, con tanto di polemiche e dibattiti. «Nel nostro territorio - fanno sapere dalla presidenza del Municipio - c’è una prostituita ogni venti metri. Di notte si può comprare sesso in diciotto strade su trentatré». 
Non solo transessuali. Tra viale Europa e viale Tupini si vendono indisturbate le ragazze dell’Est. Vengono dai paesi dell’ex blocco comunista, per la maggior parte dalla Romania. Di notte su viale Palmiro Togliatti è una passerella continua, mentre sulla Salaria e la Tiberina si esibiscono in pieno giorno. Su via Cristoforo Colombo aspettano i clienti alle fermate dell’autobus fino alle prime luci dell’alba. Oltre a essere le più numerose, le ragazze dell’Est vantano il primato dell'età. Sono giovanissime, tra i 18 e i 20 anni. Qualcuna anche meno. Corpi magri e slanciati, capelli lisci e sguardi di ghiaccio. Alcune di loro si vendono due volte: la notte presidiano i marciapiedi mentre di giorno si prostituiscono in piccoli appartamenti.
E poi ci sono le nigeriane. La comunità vive raccolta nella zona di via Casilina, tra Torre Angela e Giardinetti. Ma le ragazze sono costrette a prostituirsi un po’ ovunque. Di giorno e di notte, lavorano nelle zone più periferiche della città. All’Eur, oltre il raccordo anulare. Oppure sulla Tiberina, dove incontrano clienti fin dal mattino, consumando rapporti sessuali sul ciglio della strada. In molti casi senza permesso di soggiorno, «durante i controlli scappano, hanno paura delle forze dell’ordine» raccontano in questura. E questo complica anche il lavoro delle unità di strada che cercano di avvicinarle per fornire sostegno psicologico e sanitario, spesso senza riuscirci. 
Il ruolo della criminalità organizzata è evidente. Quasi sempre le ragazze che giungono dall’Africa devono lavorare per saldare un debito con gli sfruttatori. Almeno 70-80mila euro. Storie drammatiche, che affondano le radici nel passato. Nonostante la Nigeria sia uno dei paesi più popolosi del Continente Nero, le ragazze costrette sui marciapiedi di Roma - e del resto d’Italia - vengono tutte da un piccolo territorio. L’area di Benin City, nello stato di Edo. Nel XVI e XVII secolo la regione era conosciuta come la “Costa degli Schiavi”, da qui partivano a migliaia in catene verso l’Europa.
Invisibili, le prostitute cinesi rappresentano un’altra realtà del mercato di Roma. Salvo rarissime eccezioni, le donne orientali non si vendono sulle strade. Operano solo al chiuso, in piccoli pied à terre e centri massaggi. I clienti le cercano attraverso le inserzioni sui quotidiani locali, più spesso tramite annunci in rete. Il prezzo viene concordato al telefono. Quella cinese è una comunità a parte, con proprie regole e consuetudini. Talvolta si tratta di donne più mature rispetto alle altre prostitute. Quasi sempre prima di essere costrette a vendere il proprio corpo sono state vittime di sfruttamento lavorativo. 
Qualche anno fa le autorità avevano tentato di studiare il fenomeno, avviando un censimento. Senza risultato. «È una realtà completamente impermeabile» raccontano le cooperative romane che si occupano di fornire sostegno alle prostitute. Un mondo di cui si conosce poco o niente. L’unica realtà con qualche similitudine è quella delle prostitute arabe. Pochissime in città, anche loro lavorano al chiuso. A differenza delle orientali, però, i loro clienti vengono esclusivamente dalla stessa comunità di appartenenza. 
Delle prostitute italiane, invece, sulla strade di Roma non resta più traccia. Salvo poche eccezioni. I piccoli falò che di notte illuminano Viale Tor di Quinto rappresentano una delle ultime comunità. Quattro o cinque anziane signore che ancora si vendono, ricevendo i clienti nei camper e nelle auto parcheggiate ai bordi della strada. Hanno tra i sessanta e i settanta anni, qualcuna indossa una pelliccia, sono il simbolo di un’epoca che sta scomparendo. Non sono le uniche italiane. Alcune ragazze tossicodipendenti si vendono saltuariamente per una dose. 
Ma gli operatori delle cooperative raccontano anche altre storie. Recentemente qualcuno si è imbattuto in una signora di mezza età, separata. Senza l’assegno del marito, aveva deciso di scendere sul marciapiede per sbarcare il lunario. Simile la storia di una studentessa universitaria fuorisede. «In Italia c’è ancora chi considera la prostituzione una risorsa, seppure estrema». (1-SEGUE)

Trans e nigeriane. Roma è la capitale delle prostitute  e  11/02/2015

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