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Supreme Court of India Orders To Block Rape Videos

In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

sabato 21 febbraio 2015

In ostaggio nel Paese degli stupri


In India 80mila violenze in tre anni su donne, bambine e anche neonati Una vergogna senza fine a cui i governanti locali non mettono un freno



Donne, ragazzine, bambine, persino neonate. A volte anche ragazzini. 

Non c’è innocenza in grado di proteggere le candide vittime degli stupri in India, il Paese che tiene in ostaggio i due marò. Quasi 25mila nel 2012, più di 33mila nel 2013, ancora 25mila nel 2014

Una «vergogna nazionale», l’ha definita il ministro dell'Interno indiano, Rajnath Singh. Nel maggio scorso, quando due cugine di 14 e 15 anni vennero stuprate e poi impiccate a un albero nello stato dell’Uttar Pradesh (un secondo esame mise in dubbio la violenza carnale), i quotidiani di tutto il mondo misero in prima pagina l’orrore indiano. Poi le «luci mediatiche» si spensero, ma gli stupri non si fermarono.

Il 3 giugno di quell’anno, sempre nell’Utter Pradesh, definito «capitale degli stupri», degli sconosciuti violentano una giudice, poi provano ad ammazzarla. Il giorno dopo una ragazzina di 15 anni viene violentata e appesa, morta, a un albero. Lo stesso giorno, nello Stato settentrionale di Meghalaya, una donna di 35 anni resiste a uno stupro ma il «branco» l’ammazza sparandole in testa. 

Passano poche ore e una gang stupra e ammazza una donna. Ha invece 35 anni l’indiana violentata in un commissariato di polizia nell’indifferenza degli altri agenti. Nelle stesse ore uno studente di una scuola coranica viene sodomizzato, ammazzato e lasciato in mezzo alla strada.

Il 17 giugno la violenza si abbatte su una giovane indiana, abusata davanti alla figlia e uccisa dal suocero a colpi di pietra. L’orrore è infinito.


Poi a colpire è di nuovo il branco, che violenta una novizia di 17 anni. Violentata e impiccata a un albero in un villaggio è invece una bambina di otto anni. Ne aveva 11, di anni, la piccola violentata da più di un uomo, strangolata e abbandonata in un parcheggio. 

Ed è ancora nella «capitale degli stupri» che una 20enne viene ripetutamente violentata e costretta a convertirsi all’islam. Un mese dopo un’infermiera subisce lo stesso crudele trattamento nella suite di un albergo. Passano poche settimana e una 16enne viene violentata e il corpo esanime lasciato vicino ai binari di un treno.

A ottobre un’altra ragazza, 17 anni, si oppone alla violenza e viene bruciata viva.
Lo stesso giorno il corpo decapitato di una ragazzina di 15 anni è rinvenuto in una foresta. La madre accusa il marito di averla violentata e barbaramente ammazzata. 

Poi una bambina di tre anni subisce violenza in un collegio. A New Delhi è un tassista a picchiare e stuprare una passeggera.

Il 2015 è uguale. Una ragazza giapponese viene sequestrata e stuprata da un branco; un uomo porta una bambina in un garage e la stupra, e infine, una settimana fa, un giovane accompagna una giapponese a visitare Jaipur, la «città rosa», e poi abusa di lei. India, «patria degli stupri».

Sono in ostaggio nel Paese degli stupri 14/02/2015 Luca Rocca

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