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mercoledì 25 febbraio 2015

Google bandisce il porno da Blogger

Nuove regole decise da Google per i post sulla piattaforma Blogger: basta contenuti espliciti


I siti che si appoggiano alla piattaforma Blogger di Google non potranno più contenere pornografia (video e foto) e se non si adegueranno entro il 23 marzo saranno visibili solo privatamente e non più indicizzati. 

Questa è la seconda iniziativa di Google contro i contenuti espliciti su Blogger: già nel 2013 aveva messo al bando i siti ospitati che monetizzavano foto e video per adulti. "Nessun contenuto sarà cancellato, ma quelli privati potranno essere visti solo dal proprietario, dagli amministratori del blog e dalle persone con cui il proprietario ha condiviso il blog", spiega Google riguardo i post creati prima di questa data e che contengono contenuti messi al bando. 

Quelli invece inseriti su Blogger dal 23 marzo in poi potranno essere direttamente cancellati. Saranno fatte eccezioni per contenuti di "pubblica utilità" come i nudi di tipo artistico o quelli legati a documenti scientifici o didattici. 

GOOGLE DICHIARA GUERRA AI CONTENUTI PORNOGRAFICI  24 febbraio 2015 - 


Google ha aggiornato le Condizioni d’Uso del servizio Blogger, specificando che a partire da fine marzo sulla piattaforma non si potranno più condividere immagini o filmati considerabili come pornografici.

Questo significa che se hai una pagina Blogger e questa pagina contiene contenuti di questo tipo, il tuo blog verrà reso forzatamente privato (ossia accessibile solo agli amministratori e utenti specifici). Qualunque utente che invece creerà una pagina dopo il 23 marzo, dovrà evitare di postare immagini o filmati pornografici, pena la cancellazione del blog.

Google ci tiene a precisare che il bando non colpisce acriticamente qualunque raffigurazione di nudo: “Continueremo a consentire la pubblicazione di contenuti che offrono un sostanziale beneficio pubblico, in un contesto artistico, educativo, documentaristico o scientifico.”

Ed è qui che Google scivola sulla proverbiale buccia di banana. Se il suo intento era di mitigare quello che sembra un divieto categorico, in realtà così facendo Big G espone in modo inequivocabile il vero problema di questo approccio. Nello stesso momento in cui viene chiamata in causa l’arte, i documentari e l’educazione, diventa chiaro che il blocco dei contenuti pornografici avverrà (com’è inevitabile) in modo assolutamente arbitrario, palesandosi di fatto come una vera e propria censura.

Non è la prima volta che Google inciampa sulla pornografia. Lo scorso giugno aveva espunto le immagini pornografiche dalle inserzioni di AdWords, prima ancora aveva bonificato il proprio parco app eliminando quelle più spinte, e tornando indietro negli anni si contano dozzine di esempi, come la decisione, nel 2010, di eliminare parole “scomode” (tra cui persino “escort”) dai risultati istantanei di Google Search.

Il fatto è che le aziende hi-tech vengono sovente chiamate di fronte a un tribunale per rispondere dei contenuti ospitati dai servizi da loro offerti; e per quanto Google e Facebook possano sgolarsi rivendicando una sostanziale estraneità rispetto alle azioni dei loro utenti, la risposta delle corti di giustizia è quasi sempre la stessa: il contenuto è stato trovato nei vostri siti, la responsabilità è vostra.

Questo ha indotto Google a contrastare i portali di streaming e download, per non dover incorrere nella furia dei possessori di diritti d’autore; come lo ha indotto a tutelarsi da associazioni ed altri enti che potrebbero in futuro accusarlo di avere ospitato contenuti illegali e moralmente indifendibili. È il caso di ricordare che il 75% dei bambini americani al di sotto degli 8 anni di età ha un tablet o uno smartphone a portata di mano, il che allarga il ventaglio di rischi arrivando alla categoria “pedofilia online.”

Ma se tutti siamo d’accordo che la pedofilia online vada combattuta senza esclusione di colpi, la scelta di Google di mettere tutta l’erba pornografica nello stesso fascio ha rinfocolato una vecchia polemica. Come fa correttamente notare Javed Nawer su Indiatoday, Google non è più considerabile alla stregua di altri prodotti web; di fatto non è più un motore di ricerca, per moltissimi utenti è la porta d’ingresso per la Rete, e allo stesso tempo un ecosistema in cui l’utente è invitato a registrarsi e rimanere, con la promessa di aver accesso libero e facilitato a tutte le opportunità che il Web ha da offrire.

Se Google ha scelto di ergersi a poliziotto morale della rete, in definitiva, non è perché odi il porno, o perché intenda combattere una battaglia, ma solamente per tutelarsi

Ecco perché Google odia il porno 24 febbraio 2015

Google bans porn from Blogger February 24, 2015

Google contro il pedoporno 18 NOVEMBRE 2013









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