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giovedì 18 dicembre 2014

Utilizzatori Finali: niente amore, solo sesso

Sono loro che sfruttano la prostituzione minorile e si crogiolano nella rappresentazione della donna come solo oggetto dei loro desideri. 
Il filo rosso che lega i milioni di "utilizzatori finali", diversi (per età/censo/classe/cultura), è il nodo del potere. A conferma dell’intreccio fra potere e sessualità su cui i femminismi di tutte le epoche hanno sempre puntato il dito. Gli uomini raccontati da Iacona vogliono, e pensano, di averne il pieno diritto, esercitare – a qualunque costo – potere sulle donne che incontrano, provando piacere a loro gusto e consumo. E su questo uso del potere c’è un consenso culturale di fondo che impedisce di indagare a fondo le relazioni fra i sessi e che preferisce distinguere solo fra vittime e carnefici, escludendo a priori la scelta delle donne adulte di prostituirsi o di ripensare le possibili forme di sessualità anche in chiave pornografica.
Iacona, perché è così difficile sciogliere questo nodo del potere? Cosa hanno paura di perdere gli uomini con una sessualità consapevole?
«Il libro è pieno di “virgolettati”, di “parole” dei clienti delle prostitute e ognuno può farsi una propria opinione sulle ragioni che spingono un grande numero di uomini italiani ad andare a prostitute. Deve essere sicuramente una motivazione molto forte, soprattutto per i tanti padri, mariti, fidanzati che si assumono una certa dose di rischio, rischio di essere scoperti e di mandare all’aria le loro relazioni sentimentali ufficiali. Per non parlare di quelli che cercano le giovanissime e che vanno incontro ai rigori della legge. Io mi sono fatto l’idea che non è tanto la prestazione sessuale in sé che li spinge ad entrare nelle fabbriche del sesso. È piuttosto l’esercizio del potere assoluto di scelta del corpo della donna e di come consumarlo che li eccita di più e che li spinge a reiterare appena possibile l’esperienza. E non stupisce che molti di questi uomini, come ci raccontano, siano capaci senza troppo stress di avere una fidanzata o una moglie e contemporaneamente frequentare le prostitute. Queste ultime infatti non entrano in competizione con le relazioni sentimentali dell’utilizzatore finale. Non sono infatti persone a tutto tondo, con un nome e cognome, con una storia. Sono beni da consumare. Lo si capisce molto bene dalle parole che usano per raccontare le loro “battute di caccia”, con le quali addirittura sezionano il corpo della donna a seconda delle prestazioni desiderate: “orale”, “lato A”, “latoB” e chi più ne ha più ne metta».

Il libro fra l’altro racconta la vicenda delle due ragazze minorenni dei Parioli a Roma, andata su tutti i media con un pessimo titolo “baby squillo”, ma anche di altri casi simili. Qual è la responsabilità degli adulti rispetto a queste vicende? Non c’è un po’ troppo ripetuto il leitmotiv del dire “colpa delle cattive compagnie”, “colpa di chi se ne approfitta”?
«La storia delle due ragazzine di Roma di 14 e 15 anni che per mesi si sono prostituite in un miniappartamento dei Parioli, delle tante altre “baby squillo” di cui ogni tanto ci raccontano le cronache di tutta Italia, ci dice quanto potente è il modello consumistico nell’uso del proprio corpo e contemporaneamente quanto poco si fa per contrapporre a questo modello un uso consapevole del proprio corpo. Sta passando l’idea che utilizzare il proprio corpo come merce di scambio non è poi così scandaloso. Che male c’e’ in cambio di una foto nuda farsi fare la ricarica del telefono o semplicemente ottenere l’attenzione e la “popolarita’” che questi comportamenti suscitano nella comunità allargata dei social network? Nell’appendice del libro ho voluto pubblicare integralmente le statistiche fatte dal sito skuola.net che ha lanciato online una serie di domande su questi casi e sui comportamenti sessuali delle ragazze e dei ragazzi, più in generale. La più incredibile di tutte queste statistiche è la seguente: alla domanda se c’è rapporto tra sesso e amore, tutti hanno risposto “no”!»

Nel libro entra in scena anche il porno, senza però che venga problematizzato del tutto. Esistono progetti interessanti che lavorano sulla pornografia da un punto di vista altro da quella commerciale e mainstream, penso al progetto Le ragazze del porno per esempio, perché non ne avete accennato per niente?
«Il libro ha per oggetto gli utilizzatori finali, i maschi che vanno a prostitute. Il mondo del porno lo sfioriamo solo perché lì ci portano le parole e i racconti degli utilizzatori finali. Tra le fabbriche del sesso legalizzate e la pornografia c’è una vicinanza culturale profonda che salta subito agli occhi. Sono due culture che si alimentano, nella costruzione del lessico con cui descrivere le azioni sessuali e nella scrittura di una sorta di “manuale pratico”, di kamasutra fatto da milioni di film, video, amatoriali e non, di ogni genere e grado, per tutti i gusti e le tendenze sessuali che troviamo dappertutto in internet. E che, visti i dati di accesso dei giovanissimi alla produzione pornografica, è diventata la Bibbia delle relazioni sessuali tra i giovanissimi. Mi hanno colpito molto, nella storia della prostituzione minorile di Ladispoli, le parole che un’ educatrice sociale ha consegnato ad Elena Stramentinoli , queste: “Prova a chiedere a queste ragazze se hanno mai provato un orgasmo. La maggioranza ti risponde di no! Sa qual è la cosa che va più di moda adesso e che si fa così, come bere un bicchiere d’acqua? I rapporti orali. Il più delle volte i ragazzi, i maschi, chiedono solo rapporti orali, molto raramente le ragazze vengono coinvolte, stimolate, rispettate nel loro piacere. Io vorrei sapere se qualcuna di loro queste cose è mai andata a raccontarle al consultorio!” Ecco che cosa intendo per “pornografizzazione” delle relazioni sessuali, la riduzione dell’incontro ad una serie di pratiche legate a singole parti del corpo».


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