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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

martedì 25 novembre 2014

PORN CULTURE LA CULTURA DELL'OSCENO


«La barbarie di certe forme televisive si allarga sempre di più in modo tentacolare, cosicché la nuova generazione di spot pubblicitari, tg e cronache sportive è interamente contaminata dall’oscenità»


PORNO PUBBLICITA'


Miley Cyrus è la protagonista del nuovo spot di Golden Lady. Per la campagna Rock Your Legs Miley indossa poco più che un paio di collant, sgambettando al ritmo della sua #GETITRIGHT, dall’album Bangerz.

Il contributo della pop-pornostar alla campagna per le nuove calze senza cuciture di Golden Lady non si è limitato al solo video, Miley ha posato anche per delle foto. Chi c’era dietro l’obiettivo? Terry Richardson, ovviamente, il fotografo che ha girato il video superhot di Wrecking Ball e con cui ha già lavorato molte volte.
In una dichiarazione Golden Lady ha detto di aver scelto l’ex Hannah Montana perché è “un’icona di fama internazionale, idolo dei giovani e una trend-setter” e anche un “personaggio che incarna la libertà e uno stile di vita fuori dagli schemi”. 







Miley Cyrus protagonista del nuovo spot di Golden Lady 21 novembre 2014

La porno-pubblicità restituisce un'immagine della figura della donna falsata, che mette spesso in risalto gli stereotipi più abusati sulla figura femminile. E' quanto è emerso da un indagine Arts Directors Club Italiano, con la collaborazione di Università Alma Mater di Bologna e Nielsen Italia, presentata alla Camera, alla presenza della presidente Laura Boldrini. "Gli spot italiani ci raccontano che le donne sono sessualmente molto più disponibili degli uomini", sottolineano gli autori della ricerca. Tradotto in percentuali, le donne sessualmente disponibili sono il 12,9%, gli uomini l'1,7%. "Questo dato significa che se osserviamo 100 campagne con donne protagoniste (o co-protagoniste), 12,9 le rappresentano sessualmente disponibili".

   
Aziende e agenzie pubblicitarie puntano ancora su spot sessisti e gli investimenti lo provano: quasi 66 milioni di euro per narrare, attraverso la pubblicità, un tipo di donna essenzialmente seduttiva, in barba alla proposta del Parlamento Europeo che, nel settembre 2008, approvava con 504 voti favorevoli all'abolizione della pubblicità sessista e degradante per le donne. In particolare, riferiscono gli autori dell'indagine, nel dicembre 2013 alcune aziende hanno speso 33.567.194 euro in campagne pubblicitarie che rappresentavano come modello di riferimento maschile l'uomo 'professionista', l'uomo che si realizza attraverso le sue competenze e la sua determinazione. Nello stesso mese alcune aziende hanno speso 33.162.902 euro per veicolare come modello di riferimento femminile le 'donne decorative', sessualmente 'disponibili', 'ragazze interrotte', o donne 'manichini' e 'preorgasmiche'. Donne esemplari per quanto concerne la 'fisicità', non per competenze specifiche.

"È dunque tutta qua la condizione femminile nell’Italia del 2014? Eppure -rilevano gli autori della ricerca- da oltre 20 anni le donne italiane si laureano più degli uomini. Si laureano in meno tempo. E si laureano pure meglio: il 67% dei voti di laurea superiori a 106 sono presi da donne. Saper utilizzare il cervello non esclude ovviamente l’aver cura di sé e del proprio aspetto. Ma si resta comunque sorpresi da una narrazione pubblicitaria della donna così tendenzialmente monocorde. Stereotipata. Si resta sorpresi anche perché lo scopo primario di marketing e pubblicità è caratterizzare la marca, renderla unica e riconoscibile".

"Le donne 'disponibili sessualmente' sono per la pubblicità italiana, 22 volte più frequenti degli uomini con lo stesso tipo di disposizione. E ancora: le donne 'disponibili sessualmente' e le 'preorgasmiche' sono complessivamente 42 volte più frequenti delle donne sportive". A questo punto chi ha condotto la ricerca (Massimo Guastini, presidente dell'Art Directors Club Italiano, in collaborazione con Giovanna Cosenza dell'Università Alma Mater di Bologna e Nielsen Italia) si è domandato: otteniamo un dato analogo nella narrazione dell'uomo italiano? la risposta è 'no'. Il maschio che pratica sport è sette volte più frequente di quello disponibile a un rapporto sessuale. E la sproporzione tra questi (e altri) numeri dà sicuramente luogo a una rappresentazione non paritaria dei generi.
Se parliamo, ad esempio, del lavoro svolto da uomini e donne nelle pubblicità si rileva che il tasso di occupazione maschile narrato in spot nel dicembre 2013 è pari al 66.11%. Ovvero, è lievemente più alto di quello dell'Istat (64.7%, ad agosto 2014). E il tasso di occupazione femminile? 14.33%. Decisamente più basso di quello reale (46.5%, secondo il dato Istat di agosto).

Da questo quadro si deduce che la rappresentazione delle donna nella pubblicità è stata lo scorso anno (ma anche quelli precedenti) "scorretta". "Non è stata veritiera, non rispecchia la società. E il potere della comunicazione" nel veicolare un messaggio distorto della donna "non va sottovalutato", secondo gli autori. Ma come cambiare la situazione? "Occorre aumentare la consapevolezza sulle responsabilità sociali che ha chiunque abbia accesso ai mass media. Serve diffondere un'autentica cultura della comunicazione", concludono gli autori della ricerca.


La pubblicità 'fa male' alle donne, negli spot ancora troppi stereotipi sessisti 18/11/2014

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Porno natalizio, protesta per la pubblicità hardStampaE-mail
VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2014

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IL CARTELLONE PUBBLICITARIO E L’AZIONE SESSISTA DA CULTURA DELLO STUPRO 

Pubblicità sessista: foto della donna oggetto

Publisexisme, sguardi sulla pubblicità sessista

POP  PORNO: IL PORNO ESPANSO

È quella che viene chiamata “pornificazione del mainstream“, una “invasione hardcore della cultura popolare”. La stessa che ha incuriosito scrittori come Martin Amis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk, che le hanno dedicato reportage e libri. Il porno espanso analizza il ruolo dell’ immaginario fetish nella creazione del divismo musicale, da Madonna a Lady GaGa; il porno “emerso” diventa glamour, alludendo fino a un certo punto a un universo osceno. L’ arrivo in Italia dei canali satellitari produce combinazioni di generi, nei quali anche l’ hard ha la sua parte: reality show, pseudo-inchieste, serie (ultima la francese Xanadu, una specie di Dallas sui magnati del porno), o inopinati talkshow (esiste una specie di versione inglese di Forum, con un giudice che dirime questioni sessuali tra partner). Potremmo dire che i due poli ideali dell’ “immaginazione pornografica” attuale sono la declinazioneglamour e il suo opposto, la verosimiglianza bruta: il filmato domestico e amatoriale (il cosiddetto gonzo), autentico o più spesso finto, che presuppone, notano gli autori del libro, “una sorta di sovrapposizione semantica che assimila il concetto di reale a quello di privato”. Insomma il massimo del realismo, e la cosa più eccitante, è ciò che viola (o finge di violare) la privacy. Il consumo di pornografia domestico, immediato, prêt-à-voyeur potremmo dire, cambia. Si tratta forse della forma perfetta di consumismo: “Perseguire il piacere è uno dei principali modi di edificare la nostra soggettività in forme autorizzate”, sostiene il teorico inglese Mark Fisher. Il web 2.0 stimola nuove forme di voyeurismo, e anche di esibizionismo, e non solo in quelle forme che sono state definite IPorn (l’ esibizione erotica sul web). Ma tra i due consumi, nota uno degli autori di Il porno espanso, c’è una certa congruenza, dovuta alla natura vertiginosamente promiscua di queste piattaforme, che costituiscono “una innovativa forma di autoerotismo del sé”. La pornografia, insomma, non è oggi questione di contenuti: è quasi la logica culturale dei media; è il modo in cui funzionano le immagini, in cui noi spettatori/consumatori guardiamo e ci facciamo guardare.

La pornografia, o la logica culturale del nostro tempo 18 aprile 2014

Il mondo delle merci, che ha storicamente attuato la sostituzione tra desiderio e consumo, è sempre più esplicitamente influenzato dalla  della porno-cultura che, in varie tonalità e gradazioni, fa sempre più parte delle esperienze di consumo quotidiane e permea le pratiche sociali e la dimensione pubblica contemporanee.

Le narrazioni hard diventano un territorio valoriale di riferimento per i prodotti, i luoghi di consumo, i media, la comunicazione e il marketing.

POP PORNO La pornificazione del quotidiano


IL FESTIVAL DELL'OSCENO






Il decadimento della cultura pop è indice di una saturazione del mercato della dissoluzione, ormai impossibilitato a uscire dal recinto della trasgressione obbligata in cui si è cacciato: le devianze sessuali e i comportamenti antisociali sdoganati dalle odierne porno-popstar passano quasi inosservati, soppiantandosi a vicenda in una sorta di manierismo porno-soft. Il genere è condannato a ripetere compulsivamente gli stessi modelli di trasgressione, oppure ad alzare il livello fino al parossismo.




Nella pop music contemporanea l’estetica sadomaso è molto diffusa.

La sottomissione ai soldi e al sesso viene rappresentata, a seconda del carisma dell’interprete, in maniera esplicita e pacchiana, o simbolica e raffinata: quest’ultimo è il caso di Lady Gaga, al secolo Angelina Germanotta (New York, 1986). Anch’essa di origini italiane, rispetto a Madonna descrive un mondo 'transumanizzato', nel quale il sesso rappresenta l’apice di una esistenza inautentica e meccanizzata.

Secondo la sociologa Camille Paglia, Lady Gaga è "l’eroina di una generazione di zombie", "un androide di plastica" affetto da "una inquietante tendenza alla mutilazione e alla morte." 

Insieme alla mostruosa Lady Gaga sono apparse altre giovani 'sacerdotesse' dello spettacolo. Tra di loro spiccano sicuramente Rihanna e Miley Cyrus. La prima, nata alle Barbados nel 1988, oltrepassa i tipici atteggiamenti provocanti per condurre l’ascoltatore in un tour de force para-iniziatico, affrontando con cinismo temi quali la sottomissione, il suicidio, la possessione, la prostituzione, la tossicodipendenza, lo stupro e – ovviamente – il sadomasochismo. 

Rihanna associa alla sua immagine simboli occulti (piramidi, corna, teschi, pentacoli): incursioni nel mondo dell’esoterismo hanno evidentemente un ritorno commerciale, se nel video S&M per celia si definisce Principessa degli Illuminati.

La seconda, Miley Cyrus (1992), è balzata alle cronache per performance trasgressive in diretta tv. Questa nuova vedette è stata plasmata dal manager Larry Rudolph (lo stesso della Spears) per riunire tutte le caratteristiche delle star precedenti: oltre ai continui riferimenti pornografici, all’immagine di ex bambina prodigio della Disney che si lascia andare a ogni tipo di trasgressione, alla propaganda per omosessualità e bisessualità,

la Cyrus nutre anche velleità artpop – o almeno è quello che i suoi produttori vogliono far credere. Nel video di We Can’t Stop pretenziosi riferimenti ad artisti contemporanei quali Roy Lichtenstein e Damien Hirst. Ciò dimostra che dietro al personaggio c’è un grande investimento dell’industria discografica, probabilmente in attesa del momento in cui dopo l’ennesima snervante provocazione sarà possibile alzare il livello.



Jennifer Lopez è andata dritta al punto fin dal titolo del suo ultimo singolo, Booty, realizzato con la rapper Iggy Azalea. Il video sembra sfidare a distanza le ultime perfomance di Miley Cyrus, dal twerking in avanti. JLo (classe 1969) esibisce il fondoschiena che l’ha resa celebre in tutto il mondo ormai da oltre due decenni come a dire: “il culo più bello del mondo è ancora il mio. Guardare per credere”.

La svolta porno soft del pop: da Jennifer Lopez a Rihanna 9.10.14

David Cameron contro il Pop Porno 23 NOVEMBRE 2014

La “società digitale del consumo di massa” trova nel porno una chiave di interpretazione essenziale, capace di rendere comprensibile 

l’impotenza della morale e la paralisi della politica. 

Rendere indifferente il porno, cioè l’osceno, è la prima funzione di ogni atto comunicativo di massa. 

L’accanimento mediatico, l’ossessione improduttiva, l’occhio spalancato sull’intimo altrui, l’assenza di qualsiasi tipo concreto di mediazione, l’impotenza della reazione morale: tutto questo è porno, di cui la cosiddetta pornografia è solo la punta affilata di un grande iceberg..


L’osceno, può essere etimologicamente tradotto  come “ assenza di 
scena”, “veleno del vuoto”, “ ruggine dell’inutile”, tutto ciò che insomma caratterizza

l’attuale sistema

mediatico che 

debilita e anestetizza, facendo perdere il senso del 

simbolico, della conflittualità con 

le porno-immagini

che ci sovrastano


Carmine Castoro, filosofo della comunicazione, giornalista professionista, autore televisivo, nel suo libro "Filosofia dell’Osceno televisivo – Pratiche dell’odio contro la tv del Nulla", passa dunque dal mito della caverna di Platone all’”orrore” dei reality show, da metafore cinematografiche ineludibili come Truman Show e Matrix a pezzi fondamentali della storia del pensiero occidentale. Dalla pittura, alla letteratura, a testi di brani musicali o alle nuove guru televisive super adorate come Maria De Filippi, per scandagliare la moderna galassia dell’Osceno . 


E' proprio grazie ad un’imponente opera di oblìo della nostra cifra esistenziale più autentica, della nostra radice esperienziale e fenomenologica, che si è potuto innescare e ingigantire, negli ultimi decenni, 

quel regime dell’Indistinto, dell’Indifferenziato, 
dell’equidistanza fra realtà e simulazione, vero e falso, fatto vissuto e “macchina” dell’apparire che è oggi la natura più preoccupante e devastante del 

sistema dei media 

e dell’Osceno come categoria estetica che lo rappresenta.


“FILOSOFIA DELL’OSCENO TELEVISIVO – PRATICHE DELL’ODIO CONTRO LA TV DEL NULLA” : La Popsophia di Carmine Castoro approda nel Salento settembre 28, 2013

PORNO IMPERO

«Sia l’oscenità che la pornografia sono state integrate da molto tempo. In quanto merci comunicano anch’esse l’intero repressivo» (Herbert Marcuse).


L'oscenità ha ormai ampiamente contaminato l'immaginario pop dei nostri giorni. La pornografia, legalizzata, liberalizzata, capillarmente diffusa su tutti i mass-media, (su Internet si può avere tranquillamente accesso anche a quella illegale, in cui sono raffigurati minori), spacciata nella versione "soft" mediante la porno-pubblicità, la porno-televisione, i porno-calendari, il porno-gossip, i porno-video musicali, il POP PORNO che va per la maggiore, si è inevitabilmente fusa con tutte le forme di porno-comunicazione di massa, difese dall'intoccabile Primo Emendamento sulla libertà di porno-espressione.

Come fa notare Annalisa Verza, […] la rappresentazione della “porné”, vale a dire della “puttana”, non avviene mettendo in scena storie di prostituzione (non viene mai raffigurato il pagamento della prestazione sessuale), ma raffigurando perlopiù donne comuni, quindi suggerendo, per sineddoche, che tutte le donne sono in realtà “porné”. […] Ciò che è più grave, in questo forma di diffamazione, è il suo nascondere una forma di dominio, un “potere erotizzato”, come sottolineato da Catherine MacKinnon: l’immagine della donna veicolata dalla pornografia è all’esatto opposto di quell’ideale di “costumatezza” che la stessa “comunità maschile”, creatrice e fruitrice della pornografia, ha imposto alle donne. La pornografia, quindi, rappresenta donne “svergognate”, degradate, che stanno inevitabilmente infrangendo il modello di comportamento che dovrebbero onorevolmente seguire. Si tratta in pratica di un doppio inganno: da un lato alla donna viene prescritto un certo modello di costumatezza, e dall’altro la stessa cultura maschile insinua per mezzo della pornografia che tutte le donne non possono mantenere questo codice di onorabilità. […] .

tratto da "Porno Impero"

La porno-società che ne risulta è quella in cui ci troviamo a vivere, la società della porno-informazione, del porno-socialismo, del porno-liberalismo, della porno-economia. Una società che produce sistematicamente, guarda caso, violenza contro le donne, violenza contro i minori, abusi di ogni tipo, psicopatologie croniche come la porno-dipendenza e la porno-pedofilia

ONU: ALMENO 220 MILIONI LE VITTIME DELLA PEDOFILIA

Tutto ciò è l'effetto del piano porno-imperialista di dissoluzione dell'essere umano, della porno-alienazione, la creazione di porno-zombies assuefatti alla violenza e alla porno-sessualità.

PORNO ALIENAZIONE


PORNOLOGIA, letteralmente il discorso sulla prostituta, più in generale sulla prostituzione, è il discorso al quale concorrono tutti i porno-mass-media - tabloids, giornali, telegiornali, reality shows, talk shows, Internet - con lo scopo ben preciso, secondo il programma porno-imperialista, di renderci assuefatti all'osceno, alla pornografia, alla pornocultura imperante.   



Il sistema di difesa giuridico è incapace di porre un freno all'

alluvione di "libido streaming" 

che si riversa dai mezzi di comunicazione di massa perché è un sistema corrotto come tutto il 

sistema governativo porno-democratico

Ce lo insegna la storia di vent'anni di governo Berlusconi, il 

porno-premier,

 il re del porno-populismo

così come tanti altri casi, come ad esempio l'assoluzione dello stupratore 

Dominique Strauss Kahn

PORNO POPULISMO

PORNO SYSTEM

O come il giro di deputati pedofili inglesi 

che si divertivano nel tempo libero a 

stuprare bambini, di cui i telegiornali non parlano.

Westminster paedophile dossier


Child abusers in the Home Office


Con la legalizzazione della pornografia, sul finire degli anni '60, approfittando del clima generale di rivolta e di trasgressione, i porno-tecnocrati hanno cominciato un'opera tanto subdola quanto sistematica di stupro della funzione morale, della funzione normativa, del senso del pudore
La pornografia è oggi largamente accettata e/o tollerata proprio perché è stata legalizzata. E, con essa, si tende largamente ad accettare e/o tollerare anche la prostituzione - in tutte le sue forme - sia maschile che femminile. Se si escludono le norme che dal ‘98, insieme al turismo sessuale e alla prostituzione minorile, cercano di evitare che minori vengano utilizzati per la produzione di materiale pornografico, e quindi si rivolgono specificamente al fenomeno della pedofilia e della pedopornografia, la materia viene considerata dagli articoli 528, 529 e 725 del codice penale e dalla legge n. 1591 del 1960 che all’articolo 1 dispone che: [...] chiunque fabbrica, introduce, affigge od espone in luogo pubblico o aperto al pubblico, disegni, immagini, fotografie od oggetti figurati comunque destinati alla pubblicità, i quali offendono il pudore o la pubblica decenza, considerati secondo la particolare sensibilità dei minori degli anni 18 e le esigenze della loro tutela morale, è rispettivamente punito a norma dell’art.528 e 725 c.p. […]. La difficile regolamentazione della "porno-legalità" discende da una sorta di naturale e costante revisionismo, dovuto al mutare veloce dei costumi della nostra società, di cui è oggetto il concetto di pornografia che viene inteso come: «trattazione o rappresentazione di temi o soggetti osceni ovvero che offendono il comune senso del pudore». Ma qual'è la comune percezione di oscenità? Qual'è il comune senso del pudore? E, soprattutto, chi lo stabilisce? Il pudore, bene giuridico tutelato dall’art. 528 c.p.- e descritto dall’art. 529 c.p. - è stato opportunamente definito come «fenomeno biologico umano che si esprime in una reazione emotiva, immediata e riflessa, di disagio, turbamento e repulsione in ordine ad organi del corpo o comportamenti sessuali che per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione di costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo». A partire dagli anni ’70, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, ha assunto una posizione dominante la teoria storico-evolutiva, la quale, nell’operare una mediazione tra i precedenti orientamenti, ritiene indispensabile procedere ad una verifica ed aggiornamento del comune sentimento del pudore in relazione al divenire dei costumi e all’evoluzione del pensiero medio dei consociati, nel momento storico in cui avviene il fatto incriminato. La stessa Cassazione ha affermato che «negare rilevanza all’evoluzione dei costumi significa distruggere quel parametro di valori affidato al giudice per integrare la norma lasciata appositamente in bianco per essere». È da credere che l’indeterminatezza del “comune sentimento” sia stata posta dal legislatore al fine di ovviare, nel migliore dei modi, a quello stato di tensione che si crea inevitabilmente tra valutazioni giuridiche e l’apprezzamento sociale. 

tratto da "Porno Impero"

In pratica, appellandosi alla vaghezza di un "comune sentimento" che varia nel tempo, la porno-giurisprudenza ha creato un escamotage per poter sempre lasciare la libertà al porno-giudice di valutare caso per caso. Giudici che sono arrivati a giudicare la pornografia come "prodotto artistico", e quindi come tale considerato non osceno e non offensivo, fruibile da tutti i maggiorenni. 

La riflessione sul porno si ricollegava così all'impietosa rappresentazione bianciardiana del neocapitalismo, come irrimediabile/schiacciante occupazione di ogni ambito dell'esistenza e dell'immaginario, attraverso una sistematica programmazione dei desideri. Ma sottrarre il porno all'area dell'illegale, attraverso un allargamento del concetto di 'osceno' implicava la necessità di una riconsiderazione del concetto stesso di osceno, e di quanto gli è inscindibile e complementare: il pudore

tratto da "Porno Impero"

Ma come difendere i minori, in teoria difesi anche dalla giurisprudenza, dalla valanga di contenuti pornografici a cui senza volerlo sono sottoposti dai mezzi di comunicazione di massa?

Erano stati prima Clinton e poi Bush, per una volta allineati su un terreno che unisce liberal e conservatori, destra e sinistra, a muovere il ministro della Giustizia all'attacco dei siti porno che stanno proliferando ovunque come parassiti nel campo di Internet e non soltanto coinvolgono, ma puntano alla seduzione del pubblico più vulnerabile, i più giovani. Attraverso una nuova legge, e con querele contro i mercanti di "smut", di porcherie, avevano chiesto ai tribunali ordinari di imporre meccanismi per oscurare quei siti e impedire l'accesso ai minori di 18 anni. Si era tentato con le carte di credito, le "password", le firme elettroniche per assicurare che l'utente fosse un adulto. Ma come già in passato aveva fatto vittoriosamente Larry Flint, l'editore di “Hustler”, uno dei più truci settimanali porno, anche i produttori dei 372 milioni di pagine elettroniche dedicate a ogni forma di sesso e di perversione in 68 milioni di siti, si erano difesi agitando il Primo Emendamento della Costituzione, quello che proibisce al Parlamento, e all'Esecutivo, di promulgare leggi o prendere misure che limitino la libertà di espressione. E il caso è inevitabilmente rotolato laddove tutte la grandi controversie sociali, legali e costituzionali finiscono negli Stati Uniti, sul lungo tavolo dei nove Supreme Justices a Washington, le due donne e i sette uomini della Corte Suprema. Tra i quali un giudice, Clarence Thomas, che fu accusato pubblicamente durante le udienze in Senato per la sua conferma di essere un entusiastico consumatore di film sexy. E cinque di loro, con il dispositivo finale scritto dal settantenne giudice Kennedy, hanno dovuto a malincuore concludere che la tecnologia dell'oscenità ha saputo correre più veloce della giurisprudenza. Gli strumenti indicati dal Parlamento per bloccare l'accesso erano troppo rudimentali e drastici e avrebbero "limitato il legittimo accesso di cittadini adulti al medium di Internet" che devono mantenere il loro diritto a vedere e leggere e produrre. Come ha commentato uno degli avvocati della “American Civil Liberties Union”, l'associazione libertaria che sempre difende la sacralità dei diritti costituzionale anche a prezzo di grande impopolarità come in questo caso, la "Corte ha dovuto riconoscere che la situazione era quella di una famiglia costretta bruciare la casa per distruggere gli scarafaggi" e per difendere la casa della Costituzione, allo stato attuale della tecnologia, si è costretti a sopportare la presenza degli insetti. Ma neppure le cinque "toghe nere" che hanno scelto di stare dalla parte della libertà di espressione, infestata da parassiti che incassano 12 miliardi di dollari all'anno via Internet soltanto negli USA (più delle tre massime network televisive nazionali), sono convinti che pornografia e libertà siano sinonimi. Hanno rinviato il caso ai tribunali di grado inferiore, perché riesaminino, insieme con gli avvocati del governo, il caso e studino quali modifiche possano essere fatte alla legge per renderla compatibile con il sacrosanto "primo emendamento".

tratto da "Porno Impero"

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