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giovedì 27 novembre 2014

In Veneto uno stupro al giorno E spuntano le baby gang in rosa

Quando sono in branco si sentono invincibili. Fumano, bestemmiano, sputano e, soprattutto, picchiano e terrorizzano i compagni di classe. Fin qui, niente di particolarmente nuovo: le bande di bulli con questi comportamenti esistono da sempre. Se però il gruppo non è composto da ragazzi ma si tratta di una vera e propria baby gang in rosa, con atteggiamenti tipici dei «colleghi » maschi, allora la situazione è ben diversa. E in provincia di Venezia il fenomeno sta già prendendo piede, con due casi nel giro di un mese segnalati alla polizia. 


L’ultimo pochi giorni fa, quando un branco di tredicenni ha sdraiato a terra una compagna di classe per poi prenderla a calci e pugni. I motivi? Gelosia e onore. «Hai parlato male di me», «Stai puntando il mio ragazzo», e parte la spedizione punitiva. «È un fenomeno nuovo – spiega Roberto Bellio, ispettore capo della polizia e presidente del centro antiviolenza ed antistalking "la Magnolia" - prima erano solo i maschi ad affrontarsi per spartirsi il territorio.
Le ragazze hanno preso i loro comportamenti, fondamentalmente c’è una sorta di omologazione. Per regolare i conti aspettano la fine delle lezioni. L’idea che hanno è che fuori dai corridoi della scuola possono fare ciò che vogliono». È solo uno dei tanti aspetti emersi ieri al convegno «Ti amo, Ti odio» organizzato a Marghera dalla questura di Venezia in occasione della giornata contro la violenza sulle donne.
Se il bullismo femminile è in crescita, i reati contro le donne rimangono altissimi. Nel periodo ottobre 2013 -ottobre 2014, in Veneto si sono stati registrati 295 episodi di violenza sessuale. Quasi uno stupro al giorno, pazienza se in assoluto c’è stato un calo del 19,8% rispetto al 2013. L’unico dato in crescita sono i maltrattamenti in famiglia (+12,28%) che passano da 635 a 713, mentre calano le percosse (da 1.258 a 1097, -12,8%) e i casi di stalking (da 746 a 589, -21,05%). Una tendenza che mostra un miglioramento, ma sicuramente parla di una realtà ancora molto problematica. Restano alti arresti e denunce: a livello regionale 707 per stalking, 874 per percosse, 314 per violenza sessuale. In questo caso, le denunce per maltrattamenti in famiglia sono cresciute addirittura del 22,18% (da 735 a 898).
Parlando di atti persecutori, o stalking, la provincia in controtendenza è Venezia che ha visto un incremento del 15% delle denunce che nel 2014 sono state un centinaio. E proprio nel Veneziano si è verificato uno dei casi più emblematici del fenomeno, capitato a una docente universitaria di 50 anni. La donna, durante le lezioni, distribuiva la sua e-mail agli studenti per coordinare le attività del corso. Uno dei ventenni iscritti, però, ha cominciato a perseguitarla. Prima con le email, una dopo l’altra, poi con pedinamenti. La donna si sentiva chiamare anche per strada, lo studente conosceva perfino i prodotti di bellezza che utilizzava. Finché la professoressa non ha deciso di rivolgersi al centro antiviolenza. 
«Il primo passo è far prendere coscienza alle donne del fatto che stanno vivendo un abuso – spiega la responsabile clinica del centro antiviolenza Magnolia, Roberta Toffoli – il secondo è reagire, smettere di considerarsi una vittima e cercare, con l’aiuto di esperti, di prendere in mano la situazione e uscire dal tunnel». Altro caso emblematico, la storia di un’anziana veneziana per anni succube delle violenze del marito che per tutta la vita l’aveva segregata in casa. Morto lui, ha «ereditato» il compito di schiavizzarla il figlio, 50enne tossicodipendente, senza che i fratelli riuscissero a intervenire se non avvertendo la polizia. «Dalla nostra esperienza – commenta il vicequestore di Venezia, Marco Odorisio – le donne sono doppiamente vittime. Oltre che a subire la violenza, sono costrette a vivere in un pregiudizio sociale secondo cui questo tipo di reati sono sciocchezze. Non è così, sono abusi che vanno assolutamente denunciati».

In Veneto uno stupro al giorno E spuntano le baby gang in rosa 


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