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martedì 8 aprile 2014

Genova, scoperto il racket dei pedofili


Ancora una brutta storia di prostituzione minorile, questa volta da Genova. I racconti dell'orrore emergono dalle carte di un'inchiesta condotta dalla polizia postale genovese e coordinata dal sostituto procuratore Piercarlo Di Gennaro. Protagonisti, ma soprattutto vittime, cinque studenti minorenni, omosessuali e bisex di età compresa fra i 13 e i 17 anni, dediti alla prostituzione come le ragazzine del caso Parioli, a Roma. 

Coinvolti venti clienti già tutti identificati e denunciati, fra i 40 e i 60 anni: per cinque di loro è stata anche avanzata una richiesta di arresto. Le accuse sono di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, ma ci sono elementi sufficienti a contestare per alcuni anche il reato di violenza sessuale aggravata. 

Gli incontri avvenivano in un anonimo appartamento del quartiereS an Martino, ribattezzato dagli stessi clienti, «lo scannatoio». Un bilocale intestato a un genovese che lasciava l'alloggio in uso ai suoi amici, altri omosessuali conosciuti sulle chat di Internet, vero e proprio mezzo di comunicazione grazie agli annunci pubblicati su siti e chat. I cinque studenti genovesi, fingendo d'essere maggiorenni, si "pubblicizzavano" su Badoo.it, un social network di chi cerca incontri, soprattutto a sfondo sessuale. 

"Carne fresca, voglio carne fresca. Devi trovameli giovani" si legge nelle intercettazioni della polizia postale. Nelle carte contenute nel fascicolo dell'inchiesta c'è un po' di tutto: telefonate, sms, messaggi scambiati via cellulare e su Internet. Sulle chat, i baby prostituti si presentavano come maggiorenni, ma solo per aggirare i limiti di iscrizione, quindi erano quantomai espliciti nell'offrirsi.

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