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lunedì 28 aprile 2014

A casa del Cavaliere una fiorente attività di prostituzione

Quello che accadeva a casa dell'ex presidente del consiglio era "una fiorente attività di esercizio della prostituzione, indotta, favorita e sfruttata" da Gianpaolo Tarantini e dai suoi sodali. Il giudice del tribunale di Bari, Ambrogio Marrone, seppellisce la tesi dell'ex presidente del Consiglio nel processo di Bari in corso a carico di Tarantini e di altre sei persone, tra le quali l'Ape Regina, Sabina Began

I legali dell'ormai ex Cavaliere avevano sempre raccontato che quelle erano soltanto cene eleganti e che il presidente non sapeva che Patrizia D'Addario e le altre decine di ragazze che l'imprenditore barese gli procacciava fossero prostitute. 




E invece scrive il giudice Marrone nelle 130 pagine di sentenza con le quali ha condannato lo scorso dicembre in abbreviato a un anno per sfruttamento della prostituzione un imputato minore del processo, l'avvocato Salvatore Castellaneta, Berlusconi sapeva tutto. "Il materiale probatorio  -  si legge  -  offre uno sconcertante quadro della vita privata di vari soggetti coinvolti nella vicenda, dalle ragazze sino ad allora presidente del consiglio, che al di là di una formale apparenza di "cene eleganti", dissimulava una fiorente attività di esercizio della prostituzione". Le ragazze che hanno negato hanno mentito, dice il giudice. "Le prove convergono unitamente nel dimostrare la fondatezza dell'impianto accusatorio". 


Le ragazze che frequentavano casa del Cavaliere erano "dedite in forme più o meno stabili all'esercizio della prostituzione  -  dice il giudice  -  oppure erano aspiranti" e concedevano "prestazioni sessuali a Berlusconi" nella speranza di "affermarsi nel mondo dello spettacolo". Una situazione che, scrive il gup "evidenzia la situazione di mercimonio del corpo femminile e la considerazione delle donne come semplici oggetti suscettibili di commercio a scopo sessuale". 



L'AGENZIA DI RECLUTAMENTO PROSTITUTE Secondo il giudice Tarantini aveva costituito una vera e propria "agenzia di reclutamento" in cui "le prestatrici d'opera, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro, denominato variamente come busta, regalo, cachet o gettone" fornivano "servizi consistenti in prestazioni sessuali". Utilità "elargite di solito dallo stesso Berlusconi, quasi sempre poco prima che queste (le ragazze, ndr) andassero via dalle sue dimore, il giorno dopo l'incontro ravvicinato a scopo sessuale, avvenuto di notte con le ragazze di turno". 

L'IMPRESA CRIMINALE "Lo sforzo finanziario impiegato per il raggiungimento dello scopo comune dimostra che si sia trattato di una vera e propria impresa criminale finalizzata ad ottenere vantaggi economici attraverso l'uso sistematico di numerose ragazze". Tarantini aveva il ruolo di promotore e "finanziatore del complesso meccanismo associativo" e "aveva costruito una rete di collaboratori i quali, per motivi di interessi vari, si prestavano a reclutare ragazze disponibili alla prostituzione o vere e proprie professioniste del sesso, che offrivano il proprio corpo ai clienti procurati da Tarantini". 


Secondo il gup, "i principali e stabili collaboratori di Tarantini erano Massimiliano Verdoscia e Pierluigi Faraone che aiutavano Tarantini nella preparazione e nella ricerca delle ragazze destinate ad allietare le serate nelle residenze di Berlusconi (Arcore, Palazzo Grazioli e Villa Certosa, ndr) e a fornire prestazioni sessuali retribuite". Salvatore Castellaneta, condannato con rito abbreviato per sfruttamento della prostituzione a un anno di reclusione ma assolto dal reato associativo, "partecipava - secondo la sentenza - solo occasionalmente alle iniziative di Tarantini". 



IL PROCESSO La sentenza arriva alla vigilia del processo per associazione che vede Tarantini imputato insieme con Massimiliano Verdoscia, Peter Faraone mentre rispondono di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione gli altri quattro imputati, Claudio Tarantini (fratello di Gianpaolo), Sabina Began e le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana

In aula dovranno sfilare, in qualità di testimoni, le 26 ragazze che secondo l'accusa sono state reclutate da Tarantini (comprese showgirl famose, come Manuela Arcuri e Sara Tommasi). E ci sarà anche il Cavaliere che è imputato in un procedimento connesso: è infatti accusato di aver comprato la complicità di Tarantini che ha sempre raccontato che Berlusconi non sapesse che quelle ragazze fossero prostitute. 


"Tarantini in gonnella" e "maestra di Tarantini". Così è stata definita nella requisitoria della pubblica accusa Sabina Beganovic (in arte Began), la cosiddetta 'ape regina' delle feste organizzate dall'allora premier Silvio Berlusconi. Beganovic è imputata con Gianpaolo Tarantini e altre cinque persone nel processo in corso dinanzi al tribunale di Bari sulle escort portate alle feste dell'ex Cavaliere. Sul coinvolgimento delle ragazze da far prostituire con Silvio Berlusconi, il giudice rileva che "non si trattava di reclutare semplici prostitute, sia pure di alto bordo, ma anche persone che sapessero mantenere la adeguata riservatezza sulle scabrose situazioni cui erano chiamate a partecipare".  Il giudice descrive l'episodio del 5 settembre 2008, che a suo giudizio costituisce 'l'esordio di Tarantini come organizzatore insieme alla Began" del giro di prostituzione. Sarebbe quella, infatti, "la prima occasione in cui Gianpi Tarantini, su richiesta di Sabina Beganovic, ha reclutato ragazze (sessualmente disponibili) da portare presso la residenza romana (Palazzo Grazioli) del presidente Berlusconi". "L'ambiente nel quale si svolge la vicenda - prosegue il gup - non è certo quello delle case chiuse. I fatti si svolgono in ambienti lussuosi, senza alcuna costrizione per le ragazze, le quali scelgono liberamente di partecipare al fine di ottenere utilità di vario genere". Il giudice però individua "due categorie ben distinte" di ragazze reclutate e portate alle feste dell'ex premier: "quelle cosiddette facili, cioè disponibili a concedere prestazioni sessuali, e quelle che facevano da cornice all'evento, considerate ragazze immagine". Nella "effervescente agenzia di servizi organizzata da Tarantini e dai suoi sodali" vi era una "concezione delle donne come oggetti di piacere - conclude Marrone - da portare e, all'occorrenza, da prestarsi a vicenda".

"A casa del Cavaliere una fiorente attività di prostituzione": la sentenza del processo escort 28 aprile 2014


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