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sabato 15 marzo 2014

Prostitute minorenni: trattate come macchine del sesso

Adesso Mauro Floriani rischia il giudizio immediato. L’indagine nei confronti del marito dell’onorevole Alessandra Mussolini, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali a pagamento con una delle due minorenni romane sia pur negando di essere consapevole della sua età, potrebbe chiudersi entro qualche settimana con il processo. Le verifiche sul suo ruolo sono ormai terminate. Come lui, pure altri clienti potrebbero finire entro breve davanti al tribunale. Ma l’inchiesta non è affatto conclusa. Lunedì cominceranno gli interrogatori di almeno una decina di uomini rintracciati attraverso intercettazioni telefoniche e tabulati. Anche loro indagati per sfruttamento della prostituzione per aver frequentato l’appartamento dei Parioli a Roma, dove Angela e Aurora - così si facevano chiamare - prendevano dai 100 ai 300 euro a prestazione. Ragazzine gestite da «sfruttatori» adulti, ma talvolta anche autonome nel rispondere alle richieste di chi le aveva contattate dopo aver letto il loro annuncio «postato» sul sito internet «bakekaincontri». 
Il figlio del parlamentare

Il contatto con Floriani è stato diretto con la quindicenne. Lo hanno individuato ascoltando le conversazioni sul cellulare di una delle due ragazze e la prossima settimana anche il figlio di un parlamentare del centrodestra dovrà difendersi dall’accusa infamante di aver sfruttato le minorenni. Esattamente come il vicecapo Dipartimento informatica di Bankitalia Andrea Cividini e tutti gli altri clienti nei confronti dei quali il procuratore aggiungo Maria Monteleone e il sostituto Cristiana Macchiusi ritengono di aver ottenuto elementi «incontrovertibili» circa la loro consapevolezza che si trattasse di «under 18». 
Al termine di questa verifica e tenendo conto della difesa, si deciderà se sollecitare per ognuno la trasmissione degli atti al tribunale. L’ipotesi che sembra prendere corpo è quella di non celebrare un unico processo, ma agevolare processi singoli che abbiano dunque anche un clamore mediatico di impatto meno elevato. L’obiettivo rimane infatti quello di proteggere al massimo l’identità delle ragazzine e fare sì che questa vicenda si chiuda per loro prima possibile, in modo da poter tornare a una vita normale. Anche tenendo conto che le due giovani sono tuttora ospitate in strutture «protette», anche se hanno ricominciato a frequentare la scuola.
Le paure delle coetanee
Sono state le stesse ragazzine, interrogate dal giudice il 5 febbraio scorso in sede di incidente probatorio proprio per evitare che debbano poi partecipare a un eventuale dibattimento pubblico, a raccontare di aver chiesto agli sfruttatori di non incontrare ragazzi troppo giovani, «per il fatto che magari li potevamo conoscere. Cioè, tipo di 18, 20 anni no. Questa era l’unica nostra preferenza. Io ai clienti dicevo di avere 18 anni, anche se mi è capitato che qualche cliente mi dicesse, vedendo le forme, “ma sei sicura? Sembri più grande”. Noi più che altro ci mettevamo i tacchi e ci vestivamo più elegante possibile per sembrare più grandi - hanno proseguito -. Quando poi abbiamo visto che ad alcuni clienti non gliene fregava niente, ci vestivamo normali. Ci truccavamo, ma in modo normale. Io mi ero fissata in testa come se avessi proprio 18 anni, dentro di me non avevo più 15 anni, facevo come mi pareva». E poi, parlando di Mirko Ieni, che aveva affittato l’appartamento e organizzava gli incontri: «Ci pressava e ci condizionava, ci trattava un po’ come delle macchine, per lui dovevamo esserci sempre, tutti i giorni, non voleva perdere i soldi, diceva che gli servivano i soldi per varie cose. Perché alla fine noi due eravamo l’unica sua fonte di guadagno».
Prostitute minorenni: trattate come macchine del sesso 15 marzo 2014

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