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lunedì 16 dicembre 2013

Youporn Generation

La regista serba Maja Milos, trent’anni, originaria di Belgrado, ne parla come di un film sui sentimenti. A vedere il suo “Clip”, che è già diventato un manifesto generazionale, quello della cosiddetta “Youporn generation”, il primo sentimento che suscita questa discesa negli inferi tra sesso, droga e alcol, è un mix di inquietudine, triste presa di coscienza, imbarazzo, voglia di riscatto da parte di chi questa generazione bene o male l’ha tirata su.

Un mea culpa che non ha la forza di identificare contorni precisi, che non offre un identikit che permette di inchiodare i responsabili di un massacro dell’anima e del corpo di sedici-diciassetteni risucchiati dal vortice del “nulla”. Ma che scatta fin dalla prima sequenza di una pellicola che è un vero pugno nello stomaco. Niente voyeurismo, nessuna indulgenza, niente “lieto fine” ma, al contrario, un vero e proprio pedinamento della realtà ottenuto attraverso quel mezzo che più di ogni altro, oggi, è diventato il totem del feticismo tecnologico: lo smartphone.

Lei, Maja Milos, ne fa l’uso che ne fanno tutti i protagonisti della storia: se lo incolla alla pelle, agli occhi, alle mani trasformando un semplice telefonino in una steadycam del quotidiano.

L’assenza in una Belgrado periferica, l’occhio della regista si muove come un felino in calore: graffia intimità familiari, un padre malato terminale e una madre amorevole ma incapace di reggere l’urto della giovane generazione, quella della figlia. La generazione dell’ “assenza”. La sedicenne Jasna (interpretata da una bellissima e intensa Isidora Simijonovic, che sarà accanto ad Abel Ferrara nel prossimo film di Davide Manuli) è sempre indaffarata a far finta di studiare, la porta della sua stanza eternamente chiusa, un muro invalicabile. Dentro scatta l’inferno di riprese hard, di compiacimenti sensuali e sessuali, di autoerotismo esplicito, di incontri con le sue amiche che sotto i giubbini di jeans nascondono bottiglie di birra e cartine argentate piene di coca.

Quella steadycam è un felino impazzito che vaga per le strade infestate dai soprusi di un bullismo d’accatto, ragazzini palestrati che si sentono padreterni, tirano e picchiano, accarezzano e si fanno succhiare, spariscono e riappaiono come fantasmi di carne che invocano un riconoscimento attraverso il sesso, io padrone tu schiava, lei schiava e felice (apparentemente) di esserlo e lui dittatore di pulsioni che può comandare, guidare a suo piacimento.

L’assenza ininterrotta nei loro occhi è l’assenza di chi li circonda, di genitori che non si accorgono di nulla o che non vogliono farsi fregare dall’ennesimo dolore. E intanto tutto continua a trasformarsi in “rappresentazione” del reale: Jasna, le sue amiche, i ragazzi che popolano i tanti festini in appartamenti lugubri, gongolano nel rimirarsi nudi e in atti osceni, dentro cessi sporchi o su materassi improvvisati, sotto i tunnel di una stazione della metropolitana, tra un conato di vomito e un coito prolungato. L’amore sessuale diventa un video porno amatoriale, niente viene cancellato, tutto rimane in memoria. Tutto è filmato, tutto è di tutti e per tutti, non si fanno sconti, basta premere un tasto. Registrare per lasciarsi morire.

Nulla è lasciato all’immaginazione nel film di Maja Milos, perché così è giusto che sia. «“Clip” non è una cartolina della Serbia - spiega - perché i comportamenti che racconto nel film non sono specifici del mio Paese ma appartengono agli adolescenti di tutto il mondo».

La cronaca ce li racconta ogni giorno, anche da noi, nelle nostre scuole, nelle case, negli angoli delle città. Ed è per questo che “Clip” è diventato quel film che purtroppo trova pochi cinema in cui venire proiettato. In Italia lo distribuisce la Kino, che è anche il cineclub della capitale che ha ospitato e ospiterà di nuovo la pellicola e che si sta muovendo perché nelle grandi città “Clip” possa trovare ancora occhi attenti per una sacrosanta lettura di molta parte della Generazione 2.0

Il recente Festival di Rotterdam l’ha premiato con il Tiger Award come «Film vigoroso, ribelle, autentico e rivelatore che racconta in modo incisivo la generazione degli smartphone attraverso una protagonista emotivamente disturbata, in una famiglia divisa, all’interno di una società spezzata. Un film che suscita molte domande ma che non dà risposte».

Jasna va accudita, rieducata, abbracciata. Come nel finale da incubo dove lui la tiene stretta a sè in un lungo bacio che sa di sangue. Quello che cola dalle labbra di lei perché s’è permessa di baciare un altro. Perché anche il possesso va timbrato, va mostrato. Come in una Clip della follia.

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