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lunedì 2 dicembre 2013

NoFap: comunità di recupero per pornodipendenti

Finalmente ero in grado di fare cose che mai avrei pensato di poter fare. Chiedere a una ragazza di uscire, cominciare e sostenere conversazioni con sconosciuti, essere in grado di avere successo là dove molti gettano la spugna al primo ostacolo.
Chi parla non è un ex-tossico uscito a fatica dalla spirale dell’eroina, è semplicemente un membro di NoFap, un sito nato come costola di Reddit che raccoglie decine di migliaia di utenti che si sono posti un obiettivo insolito: farla finita con la masturbazione online. Per chi non fosse avvezzo ai neologismi del web, Fap è la rappresentazione onomatopeica dell’atto di masturbarsi. Ecco, gli utenti in questione si fanno simpaticamente chiamare “fapstronauts” predicano la “fapstinenza” e, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, fanno sul serio.
Tutto è cominciato nel 2011, quando un fapstronauta ante-litteram postò su Reddit un link a uno studio che dimostrava una correlazione diretta tra la frequenza delle eiaculazioni e i livelli di testosterone nel maschio. Secondo i ricercatori del’Hangzou Normal College una settimana senza eiaculazioni porterebbe a un aumento del 45,7% del testosterone in circolo. Una variazione che, nelle speranze dei fapstronauti, produrrebbe notevolibenefici psico-fisici, tra cui: maggiore sicurezza, maggiore concentrazione, motivazione, libido e, secondo qualche utente particolarmente ottimista, maggiori dimensioni.
Per i porno-dipendenti, può fungere da terapia” spiega Alexander Rhodes, fondatore di NoFap “Alcuni fapstronauti accedono alla piattaforma perché vogliono migliorare le proprie relazioni interpersonali, che si tratti del loro matrimonio e della propria vita da single. Per altri, si tratta semplicemente di una sfida con se stessi.
Fino a qui, potrebbe sembrare un’iniziativa goliardica e, volendo, un palliativo per quei sessodipendenti blandi che non intendono ricorrere ad alcuna terapia ufficiale. In realtà, NoFap prende la questione molto sul serio, al punto da tenere costantemente sott’occhio la letteratura scientifica alla ricerca di nuovi studi che aiutino a calibrare meglio la “terapia”. E, in un certo senso, hanno ragione.
Da un punto di vista scientifico, quello che è certo è che il cervello umano si è evoluto in un ambiente con una disponibilità sessuale assai più scarsa. Non è un caso se l’essere umano maschio tenda a sperimentare un’eccitazione maggiore e a raggiungere più in fretta l’orgasmo cambiando partner, piuttosto che mantenendo una relazione monogama. Il porno online consente all’uomo di sfruttare questa particolarità, illudendo il proprio cervello di avere di fronte centinaia di partner differenti e così a rinnovare artificialmente il proprio stato di eccitazione. Il che potrebbe anche andare bene, se non fosse che a lungo andare, questa sorta di sublimazione digitale dell’atto sessuale si trasforma in patologia.
Come ha brillantemente spiegato Gary Wilson, studioso di neuroscienza e curatore del sito YourBrainOnPorn, una fruizione prolungata di materiale pornografico sempre “fresco” induce una sorta di condizione di “dipendenza da eccitazione” che alla lunga può far incorrere l’onanista digitale in spiacevoli nevrosi come: fobia socialeansia da prestazionedepressioni, ossessioni compulsive varie, problemi di concentrazione etc. Agendo sul circuito del piacere, l’esposizione continua e “attiva” (ci siamo capiti) a materiale pornografico provoca una sorta di “riprogrammazione” dei percorsi mentali legati all’eccitazione generando una risposta attenuata al piacere derivante dall’atto sessuale, un’iper-reattività al materiale pornografico e un calo di motivazione e “forza di volontà”. Qualcosa di molto simile a quello che avviene per la dipendenza da droghe.
Per avvalorare la sua teoria, Wilson cita casi di persone porno-dipendenti che, semplicemente dando un taglio a YouPorn e simili, hanno riscontrato notevoli benefici psicofisici, come: calo dell’ansia,memoria migliore, e soprattutto, una maggiore sicurezza nell'approccio.
C’è un altro particolare molto interessante che aiuterà a comprendere meglio il problema. È stato acclarato che una dipendenza da porno online porta a un calo della libido, quello che però pochi sanno è che, una volta interrotta la dipendenza, il percorso di recupero varia a seconda dell’età del soggetto preso in esame. Nello specifico: gli uomini di 50 anni che danno un taglio al porno digitale impiegano in media 2 mesi a recuperare una normale erezione, quelli di 20 anni, invece, in media, di mesi ne impiegano più del doppio.
Possibile? Sì, possibile. E anche spiegabile. I cinquantenni hanno cominciato a fruire porno online ai suoi esordi, quando erano già adulti e quindi dopo aver completato la fase di sviluppo. Gli adolescenti di oggi invece hanno la possibilità di consumare materiale pornografico senza limiti di banda, varietà e frequenza, e sottopongono il proprio cervello a questo bombardamento pornografico in una fase in cui è al culmine della neuroplasticità e della produzione dopaminergica, incorrendo così più facilmente nello sviluppo di una dipendenza profonda.
Qual’è l’insegnamento che si dovrebbe trarre da questo articolo? Che siti come YouPorn e simili andrebbero banditi? Non sia mai. Continuate a trastullarvi come meglio credete. Ma ecco, magari non venitevi a lamentare se dopo anni di intesa dedizione all'onanismo 2.0 vi ritrovate nelle condizioni di un Don Jon , blindati nella vostra cameretta, mentre in salotto Scarlet Johansonn si annoia davanti alla televisione.

Il porno online ti manda in pappa il cervello. Nasce la prima comunità di recupero Fabio Deotto 29-11-2013


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