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In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

martedì 19 novembre 2013

Il catalogo delle baby squillo

Non solo quartiere Parioli. E non solo Roma. L’inchiesta sulle due baby squillo che ha portato all’arresto di 6 persone - tra cui la madre della quattordicenne - si allarga ad altre adolescenti di altre città del Sud.  

La scoperta emerge dall’analisi del pc del commercialista Riccardo Sbarra, romano, 35 anni, a Regina Coeli con l’accusa di essere cliente delle due minorenni dei Parioli e di detenzione e produzione di materiale pedopornografico. Gettando il computer dalla finestra Sbarra sperava forse di cancellare le tracce della sua attività pedopornografica. Ma così non è stato. Gli abili periti nominati dalla procura di Roma, complice anche il fatto che la finestra era solo al primo piano, stanno recuperando materiale da brividi. Indirizzi di ragazzine pronte a raggiungere Roma da città del Sud per incontri a sfondo sessuale.  

Già nell’ordinanza del gip Maddalena Cipriani, del resto, si legge che «nel corso delle indagini tecniche svolte, l’indagato ha interrotto i rapporti con le baby squillo dei Parioli, ma ha dimostrato il perdurante interesse a incontri sessuali con minorenni e all’acquisizione di materiale pedopornografico verosimilmente tramite adescamento di adolescenti remunerati con accrediti di denaro effettuati su PostaPay». 

Circostanza documentata dalle intercettazioni telefoniche. In un sms un ragazzo, ingaggiato per reclutare «lolitine che piacciono tanto a papy» reclama il mancato pagamento per il servizio svolto. Rimprovera quindi al commercialista: «Ti sei preso tutte le foto, tutti i miei dati... mica mi prendi in giro? Poiché vai a mangiare all’Hilton, quindi sei ricco, mi faresti almeno una ricarica?». La risposta: «Cucciolo non ti prendo in giro e poi hai amichette giovani mmm...».  

Difeso dagli avvocati Piergiorgio Micalizzi e Agostino Mazzeo, Sbarra è l’unico degli arrestati di questa brutta storia che si è visto ridurre il capo d’imputazione. Cadute nei suoi confronti le accuse di induzione e sfruttamento della prostituzione, permangono quella di aver pagato delle minori in cambio di prestazioni sessuali e quella sul materiale pedopornografico. 

Che oggi amplia gli orizzonti su nuovi orrori. Con il sospetto di ragazzine del Sud intercettate attraverso internet o grazie alla mediazione di baby protettori per incontri e video a luci rosse. E se il gip Cipriani insiste sull’«interesse morboso alla medesima tipologia di attività illecita», anche le baby squillo dei Parioli tratteggiano Riccardo Sbarra come un ossessionato dalla gioventù.  

Nell’interrogatorio protetto, di fronte al procuratore aggiunto Maria Monteleone e al sostituto Cristiana Macchiusi, Vanessa, la 15enne indagata a sua volta di aver favorito la prostituzione dell’amica più giovane di un anno, definisce Sbarra, soprannominato «Sbanda», «un cretino, un deficiente, uno che ha 35 o 30 anni e fa ancora il pischello in discoteca». Vanessa aggiunge poi che «una volta l’ho visto in discoteca e due volte a casa sua». E che in un’occasione «c’era pure un terzo lì».  

Vanessa aggiunge che con lei c’era anche l’amica Aurora, descrive la prestazione e la tariffa «150 euro per tutte e due». Era la scorsa estate ed erano le prime volte in cui le due ragazzine si vendevano in coppia. Successivamente, grazie all’intervento dello sfruttatore Mirko Ieni detto «Mimmi», Vanessa arrivavano a guadagnare anche «600 euro al giorno, 300 in coppia». 

Nel pc del commercialistail catalogo delle baby squillo 19/11/2013


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