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lunedì 25 novembre 2013

“Casa do Menor – L’altra faccia del Brasile”

Nei prossimi due anni gli occhi del mondo sono puntati tutti sul Brasile, paese che ospiterà in un biennio che si preannuncia storico sia i Mondiali di calcio (2014) che le Olimpiadi (2016). Sempre nella terra verdeoro, appena qualche mese fa, si è tenuta la Giornata mondiale della Gioventù che è stata presieduta da Papa Francesco tra il 23 e 28 luglio. Tuttavia il Brasile, pur avendo davanti a sé l’organizzazione di eventi così prestigiosi a livello planetario, rimane un paese dalle profonde contraddizioni, in perenne ossimoro, capace di mostrare più volti.
In Brasile infatti sussiste il più grande mercato per prostituzione e criminalità minorile. Basti pensare che l’80% degli oltre 50.000 omicidi annui nel paese governato da Dilma Rousseff coinvolgono ragazzi fra i 14 e i 24 anni, in special modo nelle periferie di città come Rio de Janeiro, Fortaleza e San Paolo. A questo tema è stato dedicato ieri sera, in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia, un documentario molto interessante andato in onda su Real Time. Si chiama “Casa de menor – L’altra faccia del Brasile” e l’ha firmato con grande sensibilità Davide Scalenghe, film maker molto apprezzato in giro per il mondo per i suoi lavori a Current Tv.

Il documentario racconta con intensità l’attività della ONG italiana fondata e diretta da Padre Renato Chiera. Attiva da 34 anni in Brasile, Casa Do Menor è diventata un punto di riferimento per il recupero dei ragazzi di strada dalle strade e dalle “cracolandie” brasiliane. L’obiettivo è quello di toglierli da realtà disagiate fatte di abusi (spesso da parte di membri della famiglia), dipendenze e sfruttamento, ospitandoli nella propria rete di case‐famiglia. Da qui, lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali, si parte per un percorso di riscatto e reinserimento sociale in cui grazie all’accoglienza, alla scolarizzazione, all’insegnamento di professionalità, a programmi di reintegrazione, a ciascuno di questi minori viene data una seconda occasione di vita.
Il documentario “Casa de Menor” fa scoprire un’altra faccia del Brasile, mettendosi sulla scia di altre opere che hanno voluto mostrare come la nazione carioca non sia tutto calcio e samba. Si pensi ai documentari “Gli angeli del Brasile” di Pietro Orsatti, che racconta il turismo sessuale (500.000 visitatori all’anno) nel paese, e “Menino Joel”, che ricorda la morte di un bambino ucciso nel quartiere popolare nel nordest di Amaralina a Salvador durante delle controverse operazioni delle forze dell’ordine, o “A ponte”, in cui si ripercorre la storia dell’associazione no-profit a Casa dos Zezinho. Un'altra opera, scioccante per i suoi contenuti, è Hakani”, film di denuncia dell’inglese David Cunningham che racconta come molte tribù indiane del Brasile uccidano bambini con disturbi mentali o disabilità seppellendoli vivi.
Da non dimenticare poi “Carne osso”, un documentario realizzato da alcuni giornalisti della ONG Reporter Brasil che raccontano le condizioni di lavoro disumane a cui sono sottoposti i lavoratori brasiliani delle regioni meridiani del Brasile che si occupano della lavorazione della carne. Costretti a operare in celle frigorifere per ore e ore, senza ricevere assistenza o coperture previdenziali, in nome del business della carne che in Brasile porta ricavi annui intorno ai 13 miliardi di dollari.

Documentari Brasile, tra prostituzione minorile e criminalità: l'altro volto del Paese (FOTO, VIDEO) Alessandro Buttitta, L'Huffington Post  |  Pubblicato: 


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