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mercoledì 30 ottobre 2013

Stupri nei Cie spagnoli. Processo ai poliziotti

Si terrà il prossimo 30 ottobre a Malaga, considerata una delle principali città turistiche dell'Andalusia, la seconda udienza del processo che vede alla sbarra 5 poliziotti spagnoli accusati di aver abusato sessualmente di diverse donne rinchiuse nel locale CIE (centros de internamiento para extranjeros) mentre erano in attesa del decreto di espulsione dal paese. 

I fatti risalgono al 2006 e il Cie, ospitato in una antico quartiere militare, è stato chiuso l'anno scorso per la fatiscenza della struttura. L'avvocato dell'accusa, Josè Luis Rodriguez ha raccolto numerose prove a carico dei poliziotti tra cui foto scattate con cellulari che ritraggono gli agenti mezzi nudi abbracciati alle detenute e le testimonianze delle addette alle pulizie - ora sotto protezione - che hanno dichiarato di aver trovato, nelle stanze dove le donne sono state violentate, preservativi e bottiglie di alcol. In pratica i poliziotti organizzavano festini all'interno della struttura e approfittando della loro autorità abusavano delle donne in attesa del decreto di espulsione, quindi completamente in balia dei loro aguzzini. 

L'avvocato Rodriguez, anche esperto in immigrazione e attivista dell'organizzazione non governativa "Andalucia Acoge" (Andalusia accoglie), ha dichiarato all'agenzia Ips che questi fatti, arrivati in giudizio con sette anni di ritardo, sono solo "la punta di un iceberg" che porta a galla "la sensazione di impunità assoluta nei confronti di questi poliziotti", impunità incoraggiata dalla "opacità, dalla mancanza di trasparenza di regole e di controlli" dominante all'interno dei Cie spagnoli. Luis Perna, presidente della "Plataforma de solidaridad con los inmigrantes" definisce inaccettabile il fatto che nei Cie le donne migranti, spesso vittime della tratta, siano "prigioniere in carceri sotto controllo di uomini". 

Secondo la "Legge sugli stranieri" spagnola, i Cie dovrebbero essere strutture "di carattere non penitenziario" per "la detenzione e custodia a disposizione delle autorità di stranieri soggetti a richiesta di espulsione", nessuno dovrebbe restarvi oltre 60 giorni ma la realtà è un'altra. Da una comunicazione inviata al parlamento dal ministero dell'interno lo scorso 17 ottobre, risulta che nel 2012, nei sette Cie presenti sul territorio nazionale con una capacità complessiva di 1526 unità, sono entrate 11.325 persone. Un anno dopo ne sono uscite solo 4390. 

"Per quanto riguarda le donne migranti - si legge nel documento Donne nei Cie: le realtà tra le sbarre pubblicato l'anno scorso dalla ong Women's Link Worldwide - vengono loro negati diritti basici come la salute, con conseguenze anche mortali" come accaduto alla congolese Sambra Martine, morta a 34 anni nel Cie di Aluche (Madrid) il 19 dicembre del 2011.

Tornando al processo per stupro contro i poliziotti in servizio nel Cie di Malaga c'è però da registrare un ulteriore problema: quattro delle sei donne che trovarono il coraggio di denunciare gli abusi furono espulse nel 2006, lo stesso anno in cui si verificarono i fatti e sono quindi irreperibili; ma il presidente della Corte Adrès Rodero vorrebbe ascoltare tutte le testimonianze ed ha fatto richiesta all'Interpol o agli "organi competenti" di rintracciare le donne espulse. Questo comporterà altri ritardi e rinvii ma, come spesso accade, la giustizia può attendere.

Stupri nei Cie spagnoli. Processo ai poliziotti di Marina Zenobio 29 ottobre 2013


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