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martedì 15 ottobre 2013

Il gruppo che rapisce le ragazzine adescandole su Facebook

Il sequestro della studentessa tredicenne bresciana che mercoledì scorso è stata portata fino a Lugano da un adulto conosciuto via Facebook non è il gesto isolato di un uomo affetto da turbe sessuali. All’inquietante piano hanno preso parte più persone, un gruppo organizzatosi per agganciare giovanissime prede attraverso i social network. Quella che fino a sabato era solo un’ipotesi investigativa da ieri è divenuta una pista concreta: la polizia cantonale di Lugano ha arrestato una donna di 23 anni coinvolta nel rapimento della tredicenne; abita in Canton Ticino, è di nazionalità elvetica ed è la seconda persona che finisce in carcere, preceduta dall’uomo, anch’egli un ventiseienne svizzero, che materialmente aveva adescato la vittima ed era venuto in Italia a portarla via. 
La polizia ticinese, nel confermare ieri pomeriggio il secondo arresto, non ha specificato quale parte abbia avuto la donna nel piano, ha solo detto che anche per lei il reato contestato è il sequestro di persona. «Per noi si tratta di un episodio a sfondo sessuale», ammette una fonte investigativa. Episodio che prende il via a settembre quando la ragazzina, che frequenta la scuola media a Isorella, a sud di Brescia, allaccia un’amicizia attraverso Facebook con il ventiseienne. Lui è molto insistente, lei se ne invaghisce e i due hanno anche modo di incontrarsi; nell’occasione l’uomo le regala anche uno smartphone. 

Mercoledì scorso scatta il piano, che l’adulto presenta come una fuga d’amore: lui arriva a Isorella in macchina e poco prima che lei entri a scuola la fa salire e parte in direzione della Svizzera. L’assenza a scuola dell’alunna viene subito notata anche perché non è la prima volta; anzi, la direzione didattica aveva già avvertito la famiglia di quel banco che rimaneva troppo spesso vuoto. 
Intanto l’auto con la coppia ha raggiunto un ostello della gioventù a Figino, alle porte di Lugano. È mezzogiorno, non ci sono posti disponibili e l’addetta alla reception invita a ripassare alle 17. Secondo una prima ricostruzione la ragazzina viene lasciata sola nella hall e a quel punto realizza di essere finita in un gioco pericoloso. Telefona a casa in lacrime e racconta: «Sono con un amico conosciuto su Facebook, non so nemmeno io dove, vicino a Lugano... ». La pista delle indagini italiana e quella elvetica si incrociano, la polizia di Lugano va all’ostello, attende l’arrivo del ventiseienne, lo arresta e porta in salvo la vittima. 

Fin qui sembrava una storia da brivido, ma frutto dell’exploit isolato di una persona con inclinazioni pedofile («Ma io volevo solo aiutare un’amica che soffriva per il disagio in famiglia», dirà lui al primo interrogatorio). Invece la procuratrice di Lugano, Marisa Alfier, intuisce uno scenario diverso. Dispone altri interrogatori. Un’indagine esplorativa? No, una pista concreta a giudicare dall’immediato arresto scattato ieri ai danni della complice. «Di sicuro anche lei ha avuto parte attiva nell’adescamento e nel piano», dicono a Lugano. Adesso si attendono gli interrogatori delle altre persone. Ma ormai è chiaro quanto va emergendo: il sequestro è stato opera di più persone e ha avuto un movente sessuale. 
Anche la Procura di Brescia, nel frattempo, ha aperto un fascicolo: ha già acquisito il computer e lo smartphone della studentessa. Là dentro forse ci sono le tracce di altri contatti avuti nel corso di questo, per fortuna breve, incubo. 

Il gruppo che rapisce le ragazzine adescandole su Facebook 


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