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lunedì 30 settembre 2013

Revenge Porn: in USA le vittime chiedono una legge

Marianna Tashinger, 23enne texana, racconta al New York Times la sua traumatica esperienza e gli effetti sulla sua vita. Il fidanzato 18enne all’epoca dei fatti le chiese di inviargli delle foto senza veli, ritenendo l’eventuale rifiuto un sintomo di scarso interesse ed affetto nei suoi confronti. Una sorta di ricatto morale ha, quindi, portato la ragazza a cedere. Peccato che lo scorso dicembre, dopo oltre un anno dalla rottura tra i due, la ragazza sia venuta a conoscenza della presenza di una dozzina di foto che la ritraevano nuda postate liberamente su un sito ormai noto in terra americana – e non solo – perché vetrina per vendette a contenuto pornografico.
siti cosiddetti “Revenge Porno” - uno di questi è myex.com – accolgono lo sfogo ed il sadismo di ex fidanzati, ex mariti ed amanti rifiutati che postano foto delle donne – ritenute loro “carnefici” – con tanto di dettagli a corredo, quali indirizzi dell’ abitazione e del luogo di lavoro o il link alla pagina Facebook, giusto per accrescere il danno già arrecato dalla foto intima in bella mostra in rete.
Questi siti finora sono rimasti impuniti, ma i legislatori americani hanno avanzato una proposta di legge in merito lo scorso mese, per arginare il fenomeno pericoloso. Pericoloso sì, soprattutto se si considerano le ripercussioni che tante “vittime” della sadica vendetta in rete hanno avuto e continuano a subire sia sul luogo di lavoro – magari perdendo il posto – sia nella vita quotidiana, quando approcciate malamente da sconosciuti per strada che riconoscono il volto della donna senza veli osservata in rete, e quando lasciate sole da amici e parenti inibiti dalla sgradita “notorietà”.
Alcune hanno addirittura cambiato identità, pur di difendersi. Una forma di stalking silente, ma altrettanto pericoloso; un danno d’immagine talvolta irreversibile, con imprevedibili ripercussioni sulla psiche delle malcapitate. Una volta che le foto sono in rete è difficile bloccarne la proliferazione su decine – ma anche centinaia – di siti web e questi non sono responsabili per il materiale caricato online da terze parti, perché la legge federale li tutela in tal senso.
Data la portata del fenomeno i giuristi americani si stanno attivando perché sanzioni penali vengano imposte a chi pratica questa forma di vendetta. Il New Jersey è l’unico Stato che attualmente dispone di procedimenti penali a danno dei revenger, ma non pensato nello specifico per la vendetta online a contenuto pornografico.
Non tutti concordano con l’introduzione di leggi specifiche in merito. Alcuni critici ritengono che la legge punitiva della vendetta sul web violerebbe il Primo Emendamento, e questo spiega il rifiuto che una simile proposta di legge ha incontrato in Florida quest’anno. Anche la California aspetta la firma del Governatore Brown su una proposta di legge  anti-pubblicazione di materiale fotografico in rete, prevedendo una multa salata da pagare o il carcere, ma questa contiene limitazioni stringenti, lasciando scoperti alcuni casi.
Le vittime, spesso in tribunale per aver tentato di vincere cause civili contro la violazione del diritto d’autore, violazione della privacy, fino alla pornografia infantile, chiedono una legge federale. L’unica soluzione per porre fine allo “sfregio”.



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