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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

giovedì 5 settembre 2013

NAKED WAR

Decise. Combattive. Pronte a sfidare i peggiori dittatori dell’Est e presto anche del resto del mondo. Sono le attiviste di Femen. A destare tanto scalpore è la loro forma di protesta ridotta all’essenziale. Grandi scritte sul petto scoperto. “In un mondo dove le donne non vengono considerate, in questo modo anche chi è a favore del patriarcato dominante, ci guarda comunque e dunque il messaggio arriva anche nelle loro teste” hanno spiegato durante la conferenza stampa di presentazione della Mostra del Cinema, “In questi cinque anni di attività abbiamo cercato una strategia. Abbiamo deciso tutte insieme di toglierci la maglia. Ne adotteremo altre in futuro”.

Dopo la prima apparizione di Femen in Italia, a Roma, in occasione di una protesta contro l’ex-premier Silvio Berlusconi, sono oggi sbarcate a Venezia le attiviste Inna Shevchenko (a dx), Sasha Shevchenko e la regista classe ’78, Katty Green (già messasi in luce con il cortometraggio Split al Brisbane International Film Festival), per la presentazione del documentario Ukraine Is Not a Brothel. “Siamo scappate dall’Ucraina qualche giorno fa e ora siamo felici di potervi parlare. Eravamo in grave pericolo” ha subito spiegato Sasha, “la polizia e la politica ci hanno attaccato. Continueremo comunque la nostra attività. Continueremo ad attaccare il governo”.

Le giovani ucraine non si sono fatte intimidire dalle domande della stampa, ribattendo con risposte precise e dimostrando di avere ben chiara in testa la loro missione. Donne belle con il seno scoperto con le scritte sopra. “Finché il corpo nudo viene utilizzato per promuovere birra o macchine, va tutto bene” ammonisce Femen, sfidando apertamente la collera di un regime di stampo machista. Sono state tra le poche ad aver contestato il premier Aleksandr Lukashenko in casa sua, in Bielorussia e sono state arrestate per questo. Portate nei boschi. Spogliate. Cosparse d’olio e abbandonate a qualche km dal confine con l’Ucraina. Pensavamo ci avebbero stuprato o ucciso, raccontano nel film. Le attiviste di Femen sono donne del XXI secolo stufe dei soprusi maschili.

Inevitabile che il discorso passasse anche sulla religione. Invitate da un produttore di biancheria intima, le Femen sono sbarcate in Turchia e truccate a dovere, si sono scagliate contro la violenza domestica, una piaga a ogni modo non certo di pertinenza di un’unica area geografica o religiosa. “Abbiamo lanciato la protesta Topless Jihad lì dove le donne musulmane subiscono violenza” spiegano, “Neghiamo l’influenza della religione sulle nostre vite. Le Femen combattono le religioni perché siamo femministe”. 

La telecamera di Kitty entra nelle abitazioni delle attiviste. Le ascolta mentre si organizzano per le operazioni e si coordinano via Skype. Riprende le preoccupazioni ma anche l’assoluta intransigenza nel credere in ciò che fanno. “In Ucraina le famiglie sono tradizionaliste” ha spiegato la giovane regista, “la società ha paura di contestare. Le Femen sono tra le poche ad alzare la voce e parlare apertamente”.

Molto particolare la figura dell’iniziale sostenitore-organizzatore del movimento, Victor, in primis fattosi riprendere con una maschera di cartone da fuckin’ rabbit(fottuto coniglio), quindi a volto scoperto. “Victor ci ha fatto capire che cosa significhi un sistema patriarcale” hanno ulteriormente sottolineato, “Victor ci ha spiegato quanto bastardi siano gli uomini. Col tempo però pretendeva sempre più spazio e sarebbe stato un controsenso se un uomo  avesse guidato il movimento. La dominazione maschile è quella che ci ha fatto montare la rabbia. Abbiamo saggiato la violenza e non ci piace il sapore che ha”.

Scorrono le immagini di Ukraine Is Not a Brothel. “In questo paese usando il mio intelletto non riesco a guadagnare abbastanza” dice un’attivista. Oggi il gruppo ha la sua sede operativa in Francia, con nuovi nuclei già formatisi in altre parti d’Europa e Canada. Dieci in tutto. Nel guardare il documentario emerge la sensazione che Femen sia solo agli inizi. Che la protesta con il seno scoperto sia solo il primo passo di un movimento che farà parlare di sé. “Il loro è un sistema controverso ma hanno fatto partire un dibattito. Credo in queste due donne. Sono forti", ha poi concluso Kitty Green rivolgendosi a Sasha Inna.

Femen avrà la sua storia, farà le sue battaglie e non si fermerà. Oscurantisti e bigotti, siete avvisati.


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