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lunedì 6 maggio 2013

Forteto, la comunità degli abusi


Picchiato dopo la denuncia degli abusi subiti. “Le Iene” sono tornate a occuparsi del “caso Forteto“, la comunità di recupero per minori del Mugello, diventata nota per le violenze sessuali e i maltrattamenti commessi dal fondatore dell’istituto, Rodolfo Fiesoli (detto il “Profeta”), e da altri responsabili. Dopo che la scorsa settimana era andata in onda l’inchiesta de “Le Iene”, il fratello di uno dei ragazzi che avevano deciso di rivelare cosa accadeva nel centro era stato preso a calci e pugni. Un clima di intimidazioni, minacce e mobbing, verso diversi ospiti e lavoratori della “comunità lager”- com’è stata ribattezzata dai media locali – che ospitava da 25 anni bambini vittime a loro volta di altri abusi. Tutto in attesa del processo, che partirà dal prossimo 4 ottobre a Firenze. E che vedrà tra gli imputati lo stesso Fiesoli, già con una condanna passata in giudicato negli anni ’80, sempre per violenze sessuali. Sotto accusa la stessa amministrazione comunale e i servizi sociali, colpevoli per anni di aver affidato i bambini nonostante la sentenza.

LE IENE E IL CASO FORTETO – Vittima della violenza è stato un ragazzo di 19 anni di Vicchio, ospite della comunità di recupero e fratello di Jonathan, uno dei ragazzi che aveva denunciato gli abusi del “Profeta”. A raccontare la vicenda altri ragazzi vittime dei maltrattamenti: “Era tornato a casa dopo aver guardato la trasmissione, quando, per un commento lasciato su Facebook, è stato aggredito dal figlio di uno degli imputati nell’inchiesta”, rivela un ragazzo. “Chi lotta avrà prima o poi giustizia”, aveva scritto il ragazzo picchiato, che viveva ancora all’interno del Forteto. E’ riuscito a scappare nel bosco: “Mentre scappavo, prima di raggiungere i carabinieri, sentivo che qualcuno incitava a rincorrermi”, rivela lo stesso ragazzo. Non è il primo a subire le intimidazioni dei denunciati, dopo l’inchiesta delle Iene: “Il clima è molto teso contro i testimoni”, svela un’altra fonte, rimasta anonima per paura di nuove ripercussioni. “Io non mi sento tutelato, ho paura ad andare al Forteto a lavorare”. Il centro è una comunità agricola fondata negli anni ’60 da Rodolfo Fiesoli, dove oggi vivono e lavorano circa 120 persone. Non pochi erano stati i ragazzi, arrivati nel centro già da piccoli, a spiegare alle Iene di aver subito violenze sessuali. Prima di entrare nel centro la loro vita era già stata segnata da abusi: “Ma al Forteto la situazione non è migliorata”, si spiega nel servizio. La stessa Regione Toscana ha elaborato un dossier nel quale venivano raccontati gli abusi subiti da chi viveva nell’istituto.

GLI ABUSI E LE VITTIME – Ben 23 sono state le persone rinviate a giudizio, dopo le denunce dei ragazzi. In pratica, tutti i vertici del Forteto. Lo stesso Fiesoli e il suo braccio destro, Luigi Goffredi, avevano già subito una condanna (passata in giudicato) negli anni ’80 per violenza sessuale. Ma nonostante questo il Tribunale di Firenze ha continuato ad affidare minori al centro per anni. Così come la politica, con il Comune che non ha offerto le tutele necessarie. Anzi, ha continuato ad affidare i bambini al Forteto. In attesa del processo, tutti gli imputati sono ancora nel centro, eccetto il “Profeta”. Le Iene mostra anche le responsabilità dei servizi sociali del Comune di Vicchio. Dopo che l’inchiesta era emersa, nessuno dall’amministrazione – compreso il sindaco Roberto Izzo – voleva rispondere. Poi lo stesso Izzo, dopo aver letto gli atti della Procura, ha chiesto scusa per il comportamento, ma si è limitato a spiegare di non voler rilasciare dichiarazioni. In pratica, per anni il potere ha continuato a coprire gli abusi. Anzi, lo stesso centro e i responabili coinvolti venivano invitai nelle scuole per parlare di violenza. Un altro dei fondatori del centro decide di denunciare Fiesoli: “Dopo essere stato condannato, era riuscito a convincere tutti come fosse vittima di persecuzione giudiziaria”. Tanto da essere considerato nel tempo quasi un “santo laico”, diventato icona di un’amministrazione storicamente di centro-sinistra. Per questo i ragazzi vittime di abusi negli anni continuano ad essere mandati all’interno del centro del fondatore già condannato per violenze sessuali. Viene intervistato anche Piero Tony, oggi a capo della Procura di Prato e allora il giudice minorile responsabile dei numeri affidamenti al Forteto: un amico diretto del fondatore, che “si vantava” dei rapporti con il centro. Nel servizio si spiega come avesse dichiarato di aver avuto ”il piacere di aver cucinato per tutti al Forteto un risotto al nero di seppia”: .”E’ una delle cose di cui vado più orgoglioso, devo togliermi il cappello davanti a Il Forteto”. Ovvero, il centro della vergogna: ”Di fronte alle richieste del giornalista, si difende: “C’erano diverse persone che lavoravano, non si possono criminalizzare tutti”, è la sua risposta paradossale. Viene intervistato anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi: “I ragazzi del nostro Comune non venivano e non vengono affidati al Forteto, ma i responsabili devono pagare”, spiega l’esponente democratico, che non conosceva Fiesoli. Su Le Iene si spiegano invece i rapporti con Antonio Di Pietro, che aveva scritto in una prefazione al libro del “Profeta” come avesse discusso una proposta di legge sulle violenze ai minori insieme ai vertici del centro. Ovvero, proprio con chi era stato condannato per gli stessi abusi. Di Pietro si è però negato all’intervista delle Iene. Tutto mentre sono diversi i ragazzi che continuano a restare nel centro degli abusi, insieme alle persone che affronteranno il processo.

Le Iene, il Forteto e il potere che copre gli stupri sui bambini 06/05/2013



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