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venerdì 22 febbraio 2013

Il Conclave dei Pedofili


Forte di 11 cardinali, la componente statunitense del prossimo Conclave è la più consistente dopo quella italiana. Anche per questo molti vaticanisti inseriscono Timothy Dolan, vescovo di New York e capo della chiesa cattolica nordamericana, tra i papabili. Ma sulla chiesa Usa pesa da anni l'ombra dello scandalo dei preti pedofili: una questione destinata a contare nella scelta del successore di Benedetto XVI e non solo per quanto successo al di là dell'Atlantico.
Ieri è tornato sotto i riflettori il caso del cardinale belga Godfired Danneels, messo sotto inchiesta tre anni fa per il sospetto di aver occultato centinaia di casi di abusi sui minori. E alcuni gruppi di fedeli hanno chiesto di nuovo le dimissioni del cardinale irlandese Sean Brady, accusato di non aver bloccato i molti sacerdoti pedofili di cui, pure, aveva saputo (la vicenda risale agli anni 70 e Brady si difende sostenendo che allora, quando partecipò alle indagini ecclesiastiche, non aveva i poteri per intervenire).
Ma la chiesa più scossa dalla tempesta della pedofilia è sicuramente quella americana, dove gli episodi denunciati sono ormai migliaia. Il caso più eclatante, del quale anche il Corriere si è occupato nei giorni scorsi, è quello del cardinale Roger Mahony: l'ex arcivescovo di Los Angeles invitato a gran voce da molti gruppi cattolici (ai quali ha fatto da megafono anche il settimanale Famiglia Cristiana ) a restare a casa, rinunciando a partecipare alla votazione per il nuovo Pontefice.
Mahony, indagato dalla magistratura per le sue gravi omissioni, dovrà deporre in tribunale domani, prima di partire per Roma. Ma il cardinale californiano non è l'unico che in questi giorni è stato chiamato a testimoniare su casi di abusi sessuali. Ieri è toccato proprio a Dolan, ascoltato a porte chiuse sui casi di pedofilia verificatisi nella diocesi di Milwaukee, in Wisconsin, della quale l'autorevolissimo prelato, chiamato da Barack Obama e Mitt Romney a benedire tanto la «convention» democratica quanto quella repubblicana prima delle elezioni presidenziali del novembre scorso, è stato capo per sette anni, dal 2002 al 2009. A differenza degli altri cardinali, Dolan non ha gestito la diocesi mentre si verificavano i casi di pedofilia. Anzi, venne mandato a Milwaukee per cercare di riparare i danni e ridare prestigio alla Chiesa dopo lo scandalo. Ma oggi il cardinale deve fronteggiare i rilievi degli avvocati di 350 delle 570 persone che subirono abusi a Milwaukee e che lo accusano di non aver fatto molto per individuare e punire i responsabili e, soprattutto, di aver occultato (anche in un fondo per la gestione dei cimiteri) una parte del patrimonio della diocesi (120 milioni di dollari) che andava, invece, messo a disposizione delle autorità che avevano deciso una serie di indennizzi a favore delle vittime.
Ieri non è trapelato nulla della testimonianza di Dolan, che è stata secretata. Ma di certo l'episodio non giova all'immagine del cardinale che del resto domenica, a fine omelia, nella cattedrale di San Patrizio, aveva risposto con un beffardo «dovete aver fumato marijuana» ai cronisti che gli chiedevano di una sua possibile elezione a Papa. Dolan è diventato arcivescovo di New York nel 2009 e due anni dopo il suo successore a Milwakee ha dichiarato la bancarotta della diocesi. Un espediente per evitare di pagare indennizzi alle vittime dei preti pedofili adottato anche da altre sette diocesi degli Stati Uniti.
Insomma, il «team Usa» non si presenta al Conclave nella luce migliore. Tra i suoi undici cardinali (quasi il 10 per cento del sacro collegio), ce n'è anche un terzo, l'ex arcivescovo di Filadelfia Justin Rigali, che arriva a Roma inseguito dall'ombra dello scandalo: formalmente ha lasciato l'incarico per motivi di età, ma secondo molti è stato «dimissionato» per aver ignorato le responsabilità di 37 preti pedofili. Né il suo caso, né, tantomeno, quello di Dolan, sono, comunque, lontanamente paragonabili allo scandalo Mahony il cui comportamento è stato pubblicamente condannato anche dal suo successore, l'attuale arcivescovo di Los Angeles Josè Gomez.

Il peso sul Conclave dello scandalo pedofilia
I casi in Irlanda e Usa 



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