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In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

mercoledì 24 ottobre 2012

Su Twitter incontri dieci pedofili al minuto


Nel 2005, il regista britannico David Slade firmava un film  piuttosto controverso, che raccontava la storia di una ragazzina che adescava un sospetto pedofilo in una chat online e, una volta incontratolo, lo torturava con spietata lucidità fino a fargli confessare lo stupro e l’omicidio di una ragazza scomparsa tempo prima. Interpretata da una giovanissima Ellen Page, l’aguzzina con il viso da bambina si muoveva in un mondo in cui i social network cominciavano appena a muovere i loro primi passi, e Internet faticava a scrollarsi di dosso l’infamante marchio di “covo di pedofili e malintenzionati”.
Il film si chiama Hard Candy ed è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto in Giappone, dove un gruppo di ragazze attirava in trappola utenti sospetti delle chat room per poi sfogare la propria rabbia contro il presunto “lupo cattivo”.
Tralasciando la parte della tortura, è la stessa tecnica usata oggi dal dottor Mark Williams-Thomas, un criminologo inglese esperto nella protezione dei minori, che si è finto un pedofilo per dimostrare l’incontrollato traffico di contenuti pedo-pornografici sul social network del momento: Twitter.
Tra i milioni di cinguettii di politica, cronaca e gossip che vengono inviati ogni giorno esiste anche un inquietante sottobosco di utenti che si scambiano foto, video e indirizzi di siti Web che hanno come oggetto minorenni coinvolti in prestazioni sessuali di inimmaginabile violenza. Su Twitter tutto ciò è facilitato dal notevole traffico di dati che rende più difficoltosi i controlli, nonché una policy più labile per quanto riguarda il monitoraggio degli utenti e dei post pubblicati.
L’inchiesta di Williams-Thomas è stata pubblicata sul Mirror e va dritta al nocciolo della questione: basta dimostrare di sapere la giusta terminologia per venire letteralmente inondati di persone che chiedono (e offrono) materiale illegale che ha come oggetto i ragazzini:
Williams-Thomas ha cominciato a investigare creando un finto profilo, pieno di quelle stesse keyword che i pedofili usano più di frequente su Twitter. È stato immediatamente seguito da un altro utente che si descrive ‘un totale pervertito senza morale’. In un messaggio privato questo utente scrive: ‘Che succede oggi? Sono a casa da solo e mi sto arrapando guardano immagini di cosine giovani’. Williams Thomas gli risponde, presentandosi come un insegnante di danza e chiedendogli che età preferisce. L’utente risponde semplicemente: ‘ 3-12 anni’. E aggiunge: ‘Ho poche immagini e qualche video’. Per dimostrare di conoscere la terminologia dei pedofili ed essere credibile agli occhi del suo interlocutore, Williams-Thomas scrive: ‘Segui i siti NN, che di solito sono i migliori per arrivare ai siti Nde’.
Non è necessario essere un pedofilo per intuire il significato dell’ultimo messaggio dell’investigatore: con NN si intendono quei siti non-nude che, generalmente, dichiarano di offrire materiale perfettamente legale ma che dietro l’home page si trasformano in distributori di immagini e video di carattere pedo-pornografico.
In poco più di due minuti, conclude il Sunday Mirror, nelle reti dell’adescatore hanno abboccato ben venti utenti sospetti, che sono diventati duecento nel giro di un’ora.
La ricognizione di Williams-Thomas ha portato alla denuncia di tutti i sospetti e all’arresto del presunto pedofilo di cui sopra, oltre che a un messaggio ai vertici di Twitter per informarli del dilagare di questo disgustoso traffico. Ma questo non serve a rassicurare nessuno perché, come spiega il criminologo, per ogni account segnalato e sospeso ne rinascono immediatamente altri dieci: una falla nel sistema che potrebbe essere chiusa soltanto con una policy più rigida da parte degli amministratori della piattaforma:
Twitter sta fornendo una piattaforma aperta per i pedofili e gli amministratori hanno la responsabilità professionale e morale di fare qualcosa. Questi individui comunicano e si scambiano informazioni relative all’abuso sui minori al di sotto dei radar del sito: se parliamo di policy e monitoraggio dei contenuti, Twitter è cinque anni indietro rispetto a Facebook. Non è abbastanza sospendere un profilo quando arriva un reclamo: costoro possono semplicemente aprire un altro profilo.
Tra i 500 milioni di utenti di Twitter, sono sempre di più i giovanissimi che lo usano per seguire i propri idoli e tenersi in contatto tra loro: molto spesso si tratta di ragazzini che non sono coscienti degli eventuali rischi, e che potrebbero venire adescati in qualsiasi momento.
L’inchiesta di Williams-Thomas ha scioccato la Gran Bretagna e, di fronte a una tale denuncia, dal quartiere generale di Twitter a San Francisco è arrivata, pronta, la replica di Del Harvey, direttore della sicurezza su Twitter:
È una questione molto importante e cercheremo di andare a fondo il più velocemente possibile. Quando riceviamo un report e lo identifichiamo come verosimile, agiamo immediatamente: potete trovare la nostra policy sul sito. Questa cosa non è soltanto una priorità per la nostra azienda: ho passato gli ultimi 10 anni a combattere la diffusione di questo tipo di contenuti e comprendo la necessità e lo scopo di una policy più severa.
 LEGGI ANCHE: "Mai più scout pedofili"

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