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mercoledì 24 ottobre 2012

Padri di famiglia, 40enni, insospettabili: i predatori del web


Una battuta di caccia. Meglio, di pesca. Trovare il pedofilo web che molestava due bambine napoletane con messaggi e fotografie ha richiesto mesi di appostamento. Alla fine i carabinieri del reparto analisi criminologiche Racis - comandati dal tenente colonnello Giorgio Stefano Manzi - si sono trovati davanti l'uomo che non ti aspetteresti. L'uomo che potresti incontrare e frequentare, magari fra i genitori di tuo figlio. Un uomo normale, mezza età, vita senza scosse, una famiglia normale, un uomo risvegliato alle sue pulsioni dalla sensazione di impunità e distanza che un computer comunica. Farlo abboccare all'amo ha richiesto esche, tempo e pazienza. Soprattutto tanta pazienza.

Al reparto analisi criminologiche, comandante a parte, sono quasi tutte donne. Non è stata una scelta ma quasi un'aggregazione naturale di capacità e talenti necessari nella caccia a questo genere di criminali, convinti, tra l'altro, di non fare nulla di male. se non, addirittura, di avere una missione folle, di liberazione sessuale. 

Questo genere di criminali, spiega il comandante Manzi, costruisce, o cerca di costruire, una rete di solidarietà pedofila che li convinca della necessità e della giustizia di quel che fanno. «Il paragone che spiega la loro mentalità - aggiunge - è quello con il terrorista. Magari non riuscirebbe mai a massacrare decine di estranei se non avesse una motivazione ideologica a sostenerlo e a neutralizzare i suoi sensi di colpa. Il pedofilo tipo, che spesso ha a casa figli dell'età dei bambini che molesta, magari non riuscirebbe a molestare un bambino senza la barriera di un filtro. O senza una motivazione che lo assolva dalla coscienza di fare qualcosa di ripugnante».

E' così che i pedofili tendono ad unirsi in branchi. A darsi giustificazioni, incoraggiamenti, assoluzioni. Molti fra loro producono documenti, scrivono, cercano contatti ed incontri fuori e dentro il web.

Ed è anche per questo che l'Italia, ratificando la convenzione di Lanzarote con il voto del Parlamento, si è messa, in questo, all'avanguardia. Nel nostro paese è ormai un reato, di tipo associativo, la cosiddetta pedofilia culturale. Non è necessario commettere atti di pedofilia. Basta associarsi a chi li commette, li esalta o si organizza per farlo. Perchè la frontiera davvero indisiosa di questa odiosa piaga sociale è la sua pretesa di capovolgimento della realtà: loro sarebbero la normalità, noi - intesi come famiglie, scuola e forze dell'ordine - i persecutori che li obbligano ad associarsi di nascosto per perseguire l'obiettivo.

Un motivo in più per ricordare che la sorveglianza dei più deboli sul web non è un'opzione ma un dovere. 

Padri di famiglia, 40enni, insospettabili: i predatori del web si muovono in branco 


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