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Supreme Court of India Orders To Block Rape Videos

In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

giovedì 21 giugno 2012

Porno Università





«Mi piacciono la bella vita, i bei vestiti e viaggiare in posti esclusivi. Non potrei mai permettermi tutto questo se non facessi questo lavoro». Lo spiega senza troppi giri di parole Gabriella (nome fittizio). Ha gli occhi lucidi: pur godendosi viaggi a Miami in pieno inverno, shopping di abiti di passerella, i parrucchieri e le spa più esclusive, forse inizia a chiedersi se il prezzo che paga non sia troppo alto? La incontriamo a Montecarlo, dove è arrivata con un gruppo di amici ricercando con nonchalance le attenzioni di un miliardario di origine magrebina. Siamo nella hall di un hotel a cinque stelle la mattina dopo il Ballo della Rosa, dove, sorseggiando champagne, ha intrattenuto il suo cliente cinquantenne. Hanno poi terminato la serata al Jimmi'z, la discoteca monegasca famosa per essere frequentata da celebrity internazionali ed esponenti del jet set.

Originaria di Ascoli, Gabriella ha 22 anni ed è iscritta a Scienze della Comunicazione a Milano. Alta e decisamente di bella presenza, è stata introdotta nell'ambiente da un suo conterraneo, conosciuto quando faceva ancora la hostess durante la settimana della moda, lavoro faticoso che comunque non le permetteva di comprarsi un paio di scarpe in più senza andare in rosso. Dopo qualche mese e l'iniziale reticenza, viene inserita nel giro di escort che fa compagnia a imprenditori e professionisti facoltosi. Mani curate e tacchi con suola rossa Louboutin, dice che i suoi, pur benestanti, le passano pochi soldi al mese, perché, pagando già l'affitto e le spese universitarie, dicono che deve imparare a cavarsela da sola. Non è in pari con gli esami e questo genera molte incomprensioni con il padre che la vorrebbe laureata in corso. E che soprattutto ignora la sua doppia vita. Le chiedo se non hai mai avuto paura di avere a che fare con un malintenzionato, lei nega, perché «è tutta gente a posto, alcuni sono dei gentlemen».

Paradossalmente ha quasi più paura di quello che l'aspetta una volta terminato il suo corso di studi, del cosiddetto "posto di lavoro": spera che avendo le conoscenza "giuste" possa trovarsene uno decente. Di sicuro non vuole «essere spremuta come un limone da una serie infinita di stage sottopagati, terminati i quali mi daranno un calcio nel sedere. O, peggio ancora, subire vessazioni quotidiane da parte di capi esauriti che si possono permettere di tutto solo perché ti danno un lavoro malpagato».

La storia di Gabriella non è un'eccezione: la prostituzione universitaria sta dilagando in tutta Europa e ormai anche in Italia è in crescita con tassi preoccupanti, come evidenziano gli inquirenti e gli osservatori specializzati del settore, sottolineando che le ragazze che ci cadono, a Milano come nelle altre città universitarie, non sono nell'indigenza, bensì cercano il lusso.

Se n'è iniziato a parlare nel 2006, quando i media francesi la portarono a galla a margine delle proteste contro il contratto di primo impiego. Nello stesso anno esce il libro-testimonianza di Laura D., Mès chères études, da cui è stato tratto Student Services, film per la tv diretto da Emmanuelle Bercot. La storia di Laura D. ha provocato in Francia un'attenzione crescente per una realtà sommersa. I "prostistudenti", secondo una stima del Sindacato Sud-Etudiant sei anni fa erano circa 40mila (su un totale di 2,2 milioni di universitari) contro i 15mila riconosciuti dalle autorità. Non si sa quale sia il dato più attendibile.

Eva Clouet, oggi 27 anni, nel 2008 ha pubblicato uno studio sociologico sul fenomeno, mettendo in guardia dal pensare che i 45mila studenti suoi connazionali, che versano in grave disagio economico, si prostituiscano in massa. Dalle interviste da lei condotte, le ragazze lo farebbero, oltre che per mantenersi, anche per scappare da un'educazione troppo rigida, o per rendere piccante una sessualità vissuta come prevedibile, ma anche perché soddisferebbero il bisogno di prendersi una rivincita sul mito fallimentare del principe azzurro. I tratti comuni? Esercitano la professione in maniera autonoma e occasionale, hanno clienti regolari. Per tutte, poi, è inaccettabile proseguire in questa attività nel lungo periodo. Il mezzo che usano è Internet, anche per nascondere meglio la loro vera identità. Sono ambiziose e la maggior parte di loro proviene dal ceto medio, desiderano diventare qualcuno; hanno paura di venire scoperte dalle persone a loro più vicine. Caratteristiche che ritroviamo nelle storie di prostituzione universitaria in Italia. La sola differenza tra il nostro e gli altri Paesi d'Europa sembra essere quella di un vuoto di dati ufficiali, come se si facesse fatica a prendere atto di una realtà scomoda.

In Italia, pur non esistendo studi organici sull'argomento, le cronache, le inchieste giornalistiche e pubblicazioni varie, soprattutto di testimonianze, segnalano che la realtà della prostituzione universitaria da tempo ha trovato terreno fertile. Con tre o quattro ore di lavoro quotidiano, le ragazze incasserebbero tra i 2mila-2.500 euro al mese. I guadagni al minuto dipendono invece dal prezzo che si decide di inserire nel proprio profilo per la connessione privata in webcam. 


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