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giovedì 31 maggio 2012

Schiave del sesso online





Tutte le settimane su internet compaiono decine di migliaia di nuovi annunci di offerte di sesso a pagamento. Almeno un quarto delle ragazzine straniere esibite su questa "vetrina" è vittima dei trafficanti di esseri umani. In altre parole, portate da altri Paesi e costrette a vendere il proprio corpo. Più della metà di queste offerte, inoltre, pubblicizza giovani donne con meno di 24 anni e nel 4 per cento dei casi si tratta di minorenni. Sono alcuni dei principali risultati di una ricerca pubblicati in esclusiva da 'l'Espresso'.

Uno studio di fine 2011 della University of Southern California, cita «il caso di una ragazzina di 14 anni reclutata attraverso Myspace. La ragazza, stando a quanto riportato, è stata costretta a prostituirsi in Arizona per sei mesi prima di essere soccorsa. E poi c'è il racconto di alcuni papponi in Indonesia, che postavano le foto delle loro giovani vittime su Facebook per attrarre potenziali clienti.

Per la giustizia si tratta di una nuova frontiera, ma stanno già arrivando le prime sentenze. L'università americana scrive che «nel novembre 2010 Marvin Chavelle Epps è stato condannato a scontare 12 anni e 7 mesi nella prigione federale per traffico sessuale di un minore. Stando ai documenti della Corte, Epps aveva contattato una 16enne attraverso Myspace, incoraggiandola ad andare a Sacramento, in California, per lavorare per lui e pubblicizzando quindi i suoi servizi sessuali su internet»

L'ultimo rapporto di Europol sulle minacce del crimine organizzato (scarica il pdf) ha dedicato una sezione intera proprio a «internet come facilitatore» di questi reati. Per gli investigatori la situazione sta diventando sempre più preoccupante perché «la percezione di anonimato e il vasto pubblico dei servizi online accrescono sia la riservatezza, sia la redditività di questi servizi». 


E le cose sembrano destinate a peggiorare. Scrive ancora Europol: «Ci sono indicatori secondo i quali l'uso di internet sta facilitando sempre più il commercio transnazionale di operatori del sesso, in collaborazione con fornitori di spazi web specializzati e amministratori». Stando all'ultimo rapporto nazionale olandese sul tema (scarica il documento in inglese) - l'ente governativo che rappresenta l'esperienza più avanzata di raccolta dati, studio e contrasto alla tratta - «il ruolo di internet nel traffico di esseri umani richiederà una grande attenzione nel prossimo futuro».

Secondo eCrimeIct, law and criminology, il gruppo di ricerca sulla eCriminology del dipartimento di Scienze giuridiche dell'Università degli Studi di Trento coordinato dal professore Andrea Di Nicola, il web viene utilizzato dai trafficanti in tre fasi: reclutamento, commercio, sfruttamento delle vittime. Nel primo caso «le chat e altre forme di pubblicità online sono i due metodi principali» e di solito sono impiegati siti di agenzie matrimoniali, escort, incontri, offerte di lavoro (come annunci per assistenza domiciliare agli anziani, cameriere, ragazze alla pari, modelle, ballerine, hostess).

In seguito le vittime possono essere vendute direttamente sul web, da trafficante a trafficante, oppure ai clienti finali. Ma le nuove tecnologie sono impiegate anche per il controllo. Infatti, proseguono i ricercatori trentini, «esistono casi in cui la minaccia di fare circolare rapidamente in rete o di spedire via e-mail a parenti e/o amici foto e video compromettenti è utilizzata come mezzo per mettere sotto pressione le donne». E poi ci sono esempi di uso di microspie per tenere d'occhio le ragazze durante il lavoro o di uso di immagini pornografiche che ritraggono le vittime sul web.



Il gruppo di eCrime - e in particolare, oltre a Di Nicola, i ricercatori Andrea Cauduro e Vincenzo Falletta - ha provato a stimare quante e quali sono le vittime in carne e ossa di questo traffico virtuale (questi studi finora si sono occupati solo delle rotte tradizionali). Il lavoro, intitolato 'Dal marciapiede all'autostrada digitale', è stato condotto fingendosi potenziali clienti di sesso a pagamento poco avvezzi all'uso della Rete e si basa su più di 500 annunci estratti casualmente tra i tanti pubblicati tra il 24 aprile il 3 maggio e riferiti a tutte le regioni italiane. I ricercatori sono convinti che il 23,9 per cento del campione analizzato in cui sono coinvolte donne straniere, e forse è una stima per difetto, è costituito da vittime in mano a trafficanti. E' probabile quindi che anche in tutti gli altri annunci la situazione sia simile e che una prostituta online su quattro, dunque, sia vittima di tratta. I ricercatori sono arrivati a questa conclusione analizzando soprattutto nazionalità, età e foto utilizzate negli annunci. Soprattutto nel caso di minorenni straniere pubblicizzate con immagini professionali, spiegano gli studiosi, «si può ipotizzare che il rischio che questo annuncio si riferisca a una vittima di tratta è molto alto». 

E tutto questo è ancora più allarmante se si pensa alle dimensioni del mercato del sesso a pagamento sul web, tanto che «nel breve periodo selezionato solo 30 annunci su 506 sono apparsi due volte in siti diversi per pubblicizzare la stessa ragazza/trans, mentre ogni giorno su questi portali sono comparsi migliaia di nuovi annunci». Il dato fa intuire la portata e la dimensione (probabilmente decine di migliaia di annunci) di questo fenomeno. 


Sesso, le schiave sono online

di Marco Ratti 31 maggio 2012

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