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martedì 24 aprile 2012

Pornografia: la fine del desiderio

La maggiore (e più originale) esponente del femminismo anti-porno (almeno nel panorama europeo) è senza dubbio la filosofa morale italiana (naturalizzata francese) Michela Marzano, autrice dei due influenti volumi La Pornographie, ou l’épuisement du désir e Malaise dans la sexualité. Le piège de la pornographie – quest’ultimo versione pamphlettistica (e militante) del primo, dotato invece di maggiori ambizioni teoriche


Marzano sottopone le (tradizionali) argomentazioni femministe contro la pornografia – naturalizzazione della disuguaglianza sessuale, restaurazione della società patriarcale, mercificazione del corpo della donna, ecc. – a una sorta di déplacement filosofico, sostituendo alla categoria (politica e particolare) di “genere” – privilegiata delle sue “colleghe” anglosassoni – quella (filosofica e generale) di “soggetto”


Secondo la studiosa, la pornografia rappresenta “una forma di negazione della sessualità”, poiché “[mette] in scena una visione strumentale dell’essere umano attraverso l’affermazione di un dispositivo di de-personalizzazione.


L’innovazione di Marzano risiede nella traslazione bio-politica delle argomentazioni femministe a entrambi i generi sessuali, sussunti nella categoria di soggetto (o di “umano”): la pornografia “maschera l’affermazione di una dittatura, di un sistema di forze che ingabbia donna uomo, indebolendone il reciproco desiderio.


Marzano concepisce la pornografia come un costrutto ontologico (seppure polarizzato in negativo), dotato di una realtà trascendente (e indifferente a) qualunque incarnazione empirica (materie espressive, piattaforme mediali, contesti di ricezione). La pornografia appare come un dispositivo metastorico di “cancellazione dell’umano”


Esattamente il progetto del "Porno Impero".


M. Marzano, La Pornographie, ou l’épuisement du désir, Paris, Hachette, 2003



La letteratura sulla pornografia, appunti di viaggio di Federico Zecca


«Negli anni Settanta, la pornografia ha effettivamente potuto contribuire all’emancipazione dalla morale delle autorità tradizionali. Però a partire dalla metà dei Novanta, e poi con la diffusione di Internet, si è avuta un’inversione: il porno è diventato dispositivo di controllo, codificato e codificante. Foucault l’avrebbe definito una forma di biopolitica. Perché – in conformità con la religione del fitness – veicola un’ideologia del corpo come macchina: efficiente, bella e inalterabile, smaterializzata, immune da invecchiamento e imperfezioni, priva di soggettività, fantasmatica». 


«L’hard è un arretramento: torna ad incapsulare la sessualità nei moduli regressivi della sottomissione, d’un rapporto tra chi asservisce e chi è asservito. E incide sul desiderio, specie maschile, usurandolo e facendolo crollare. In Francia aprono centri per aiutare la gente a liberarsi dalla pornodipendenza. Nell’uomo resta radicata la scissione tra donna-santa e donna-puttana. Per quella che stima e, diciamo, “ama” finisce col non provare attrazione; l’altra la trova su Internet». 
(Michela Marzano, estratto da “Porno. La finta liberazione è una vera truffa. E serve a controllarci”; intervista di Marco Cicala, “Il Venerdì di Repubblica”, 14 novembre 2008)

Marzano: la truffa del porno, finta liberazione 25/11/08


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