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mercoledì 25 aprile 2012

Gola profonda. Una storia vera


Nel '72 diventò la regina del porno. Ora, a dieci anni dalla morte, tornano in libreria le sue memorie e si prepara un film. Quella di Linda Lovelace, più che una una storia a luci rosse, sembra un noir.

Gola profonda. Per molti è il nome in codice di Mark Felt, l'informatore di Carl Bernstein e Bob Woodward che sollevò il caso Watergate e portò all'impeachment di Richard Nixon. In realtà, è il titolo di un famosissimo film pornografico che nel 1972 divenne un caso, sdoganò il genere hardcore e rese la protagonista, Linda Lovelace, l'icona dei film a luci rosse. 

La vita di Linda Susan Boreman, almeno ai suoi inizi, non è tanto diversa da quelle di molte donne trascinate sulla strada della prostituzione da uomini violenti. Aveva appena 21 anni quando incontrò Chuck Traynor, che sotto la minaccia di una pistola la obbligò alla prima orgia. E sempre sotto la minaccia di una pistola la costringerà a sposarlo. Traynor la rese schiava, ma le insegnò una tecnica per rilassare i muscoli della gola, tipica dei mangiatori di spada, che ne fece la regina della fellatio. E sarà proprio questa abilità a liberarla da lui e a cambiare il suo destino. Nel '74, ormai famosa, divorzia, e nell'86 scrive le sue memorie, Gola profonda. Una storia vera, ristampate adesso in occasione dei dieci anni dalla morte. Negli States è in preparazione il docufilm The Complete Linda Lovelace interpretato da Amanda Seyfried e diretto dal premio Oscar Rob Epstein. 

Più che il corpo, piatto e magro, a piacere di Linda Lovelace era il volto angelico, che rendeva ancora più perverse le sue performance erotiche. Il regista Gerard Damiano la volle a tutti i costi per il suo film contro il parere del produttore Lou Perry. E aveva ragione. La vera gola profonda, costato 25 mila dollari, ne incassò 100 milioni (a Linda andarono 1250 dollari). "Non fu mai l'azione a crearci problemi, ma le battute. Le mie, in tutto cinque pagine. Facevamo le scene di sesso una sola volta e il regista diceva "Questa è buona" " scrive nelle memorie. Fu forse la trama surreale a decretarne il successo anche fuori da un pubblico mainstream. Eccola. Linda, prostituta di professione, scopre di non provare l'orgasmo perché sprovvista di clitoride. Da un'attenta e comica ricerca del dottor Young (Harry Reems), scoprirà di averlo in gola. 

Inutile dire che il film ebbe due sequel Deep Throat II e III. La fine carriera di Linda è stata triste. Se negli anni 80 si era schierata accanto alle femministe contro il mercato del porno, all'inizio del terzo millennio provò a riciclarsi in quel mercato. Era malata. Le protesi al silicone che Traynor la costrinse a impiantare le procurarono un cancro al seno e subì una duplice mastectomia, inoltre era affetta da epatite C, contratta dopo una trasfusione. Morirà di morte violenta come era stata parte della sua vita: il suo Suv si ribaltò, a Denver, il 22 aprile di dieci anni fa.





«Ogni volta che qualcuno vedeva il film, era come se assistesse a uno stupro»

Gola profonda uscì negli Stati Uniti col titolo originale di Deep Throat – prima pellicola di genere a debuttare nelle sale normali, compreso il New York Theatre di Time Square – nell’estate del 1972: sessantuno minuti che in poche settimane sfidarono l’ira moralizzatrice del governo e cambiarono il modo di pensare degli americani sdoganando il porno, reclutando alla causa un pubblico mainstream che sino a quel momento si era sempre tenuto a debita distanza dai semiclandestini cinema a luci rosse. In molte città il film venne bandito, gli esercenti che si ostinarono a proiettarlo arrestati e gli attori incriminati per cospirazione nella diffusione e distribuzione di materiale osceno, ma prima ancora del pronunciamento delle corti interessate, arrivato in alcuni casi anche dieci anni dopo, fu la risposta del pubblico a decretarne immediatamente il successo. Per la produzione – la Plymouth Distributing di Louis “Butchie” Peraino, forte dei soldi del padre Anthony e dello zio Joe “The Whale” Peraino, entrambi membri della famiglia mafiosa dei Colombo – si trattò di un affare senza precedenti nella storia del cinema. Il più clamoroso caso di plusvalore: costato appena 25mila dollari, il film non ha mai smesso di dare frutti milionari, dall’incasso ai botteghini dell’epoca alla successiva uscita in home video. Un vero e proprio cult, se solo si pensa come i fan, a distanza di quarant’anni, sono pronti a contendersi a prezzi inenarrabili le rare copie in vinile della colonna sonora, ammesso che si possa definire tale la somma dei brani musicali che accompagnavano e ritmavano le scene più scandalose della pellicola.

L’unica a non beneficiarne è stata la protagonista. Quei sei giorni di riprese frenetiche la segnarono profondamente, un po’ come accadde a un un’altra diva triste, Romy Schneider, che confessò come la famosa scena del burro de L’ultimo tango a Parigi avesse rappresentato per lei un trauma psicologico, dolorosamente rinnovato a ogni replica del film. Più veniva celebrata la pellicola nel mondo, più veniva schernita lei per le strade. Dichiarazioni che fanno il paio con quelle rilasciate dalla Lovelace nel 1986 alla Attorney General’s Commission on Pornography, commissione governativa anti-pornografia istituita dal presidente Ronald Reagan: «Ogni volta che qualcuno vedeva il film, era come se assistesse a uno stupro». Alla Lovelace, se possibile, è andata peggio e non solo perché la popolarità le si incollò addosso insieme a quel titolo che faceva riferimento esplicito al sesso orale: il clitoride in gola, questa l’idea geniale che regge la fragile quanto demenziale trama del film. 

Lo ha raccontato lei stessa nell’autobiografia Gola profonda. Una storia vera (Castelvecchi, pp. 280 euro 14,50). Un’opera che rivela i retroscena di una storia di umiliazioni e violenza. Ridotta in schiavitù da Chuck Trayno, il primo marito, l’unico a trarre un utile, sia pure minimo, dalle prestazioni della moglie, Linda conobbe una realtà di violenze brutali e percosse quotidiane, anche durante le riprese, come ha ammesso il regista Gerard Damiano – liquidato anch’egli dai Peraino con un compenso di appena 25mila dollari – in Inside Gola profonda, il documentario prodotto da Brian Grazer e diretto da Fenton Bailey e Randy Barbato. Ipnotizzata, sottomessa, costretta a girare le scene più scabrose sotto la costante minaccia di una pistola, circostanza quest’ultima che, a onor del vero, non ha trovato conferme. «Mi hanno trattato come una bambola di plastica gonfiabile, tirandomi e sbattendomi da tutte le parti. Non sono mai stata così spaventata e disonorata e umiliata in tutta la mia vita».

La Lovelace, dopo aver tentato senza altrettanto successo di cavalcare l’onda del porno, trascinandosi tra un sequel e altre sfortunate produzioni hard, fece propria al riguardo la posizione delle femministe americane. C’è chi sostiene che sia stata Gloria Steinem, leader del movimento per la liberazione della donna, a far sì che la Lovelace rinnegasse pubblicamente il genere e diventasse essa stessa una paladina della lotta contro la pornografia. 





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