venerdì 30 marzo 2012

PORNO-CAPITALISMO


IL WELFARE DEL PIACERE

«Juliette non incarna, in termini psicologici, la libido non sublimata né una libido regredita, ma il piacere intellettuale della regressione, l'amor intellectualis diaboli, il gusto di distruggere la civiltà con le sue stesse armi» (Horkheimer e Adorno, "Juliette, o illuminismo e morale", in “Dialettica dell’Illuminismo”).

LHistoire de Juliette ou les Prospérités du vice, secondo Horkheimer e Adorno, è l’opera di De Sade che meglio rappresenta il rovesciamento della morale illuministica e della società borghese: nel rifiuto della metafisica, nell’esaltazione della ragione, nella volontà di dominio dell’uomo sulla natura, si compie in realtà un distacco, una scissione, una estraniazione dal mondo naturale che porta ad una alienazione della ragione, ovvero l’innaturale accettazione di una realtà artificiale, privata dei suoi caratteri irrazionali, che si manifestano paradossalmente proprio in questa assurda pretesa di razionalità totalitaria. Questa dialettica dell’illuminismo, il rovesciamento della ragione in follia, si manifesta nella società stessa come un totale rovesciamento di valori, un deserto etico in cui prosperano il vizio e l’immoralità come agire controllato e finalizzato dell’uomo alienato, rinchiuso dal potere economico borghese nella gabbia della razionalità, libero solo di annichilirsi, con l’aiuto dei suoi simili, alla ricerca disperata di quella naturalità che gli viene negata

Secondo Riccardo De Benedetti, la prosperità del vizio e le dissolutezze estreme narrate da De Sade hanno posto le basi ideologiche del moderno “welfare del piacere”. «Il programma del Divin Marchese si è effettivamente realizzato in molti modi, è diventato una forma di vita, un modello di civiltà, perseguibile, in più di un caso rivendicabile e perfettamente coinvolto nella contrattazione tra le più diverse parti della società… In definitiva, il sadismo si è liberato della camicia di forza entro la quale lo avevano collocato la storia e le sue vicissitudini del suo creatore e si è presentato nuovamente sulla scena sociale e filosofica come un’opzione perseguibile e frequentabile. È’ diventato una sorta di legittima istanza…in grado di prendere la parola e fuoriuscire dal maledettismo degli infernetti bibliotecari. Anzi, il monocolo vizioso e onanistico di chi si ostina a compulsare i testi e a sfogliare le pagine del Divin Marchese come se stesse affrontando la ricerca della pietra filosofale del piacere ha lasciato lo spazio al monoscopio fosforescente delle televisioni al plasma e dei dvd o degli schermi del computer, a diffusione di massa… Un Sade a dimensione di iPod. Dalle stanze laterali dell’erudizione viziosa si è piazzato in salotto, nel media center delle nostre abitazioni» (Riccardo De Benedetti, “La Chiesa di Sade. Una devozione moderna”, Medusa, Milano 2008). 

La pornoteologia sadiana oggi vive nelle immagini che corrono di telefonino in telefonino, dal carcere di Abu Graib a Youtube, da una chat per soli uomini a blog che raccolgono per intero il catalogo delle perversioni, in quegli inferi per nulla segreti che sono i siti Internet, veri e propri giorni infernali a portata di un clic. Immagine emblematica su tutte: quella (autentica) d’una vagina trasformata in cerniera lampo, offerta da una disinibita coppia di scambisti a caccia di partner sulla rete. Si assiste, secondo De Benedetti, ad una vera e propria socializzazione del vizio, in misura proporzionale ad una visione puramente contrattualistica dei rapporti interpersonali: «Sembra quasi che il diritto al vizio stia concludendo il rosario dei diritti umani». L’autore parla di «carnaio delle segrete sadiane, finalmente alla luce del sole, o forse direttamente nelle quotazioni di borsa delle multinazionali del divertimento». Si pensi al turismo di massa, che spesso inquina e distrugge, o a quello sessuale, con il suo indotto basato sullo sfruttamento di miserie inenarrabili. Ma anche, ad esempio, al commercio di organi, che alcuni vorrebbero rendere legale, oppure alle “giuste battaglie per il suicidio assistito”.

PORNO-CAPITALISMO

«Il cerchio si è chiuso: il progresso illuministico è approdato all’assoluta ‘positività’ della realtà estraniata dell’uomo; l’incontestabilità delle relazioni economiche e culturali instaurate dalla produzione capitalistica, diventa il ‘feticcio’ nei confronti del quale l’uomo singolo e il genere sono sottomessi come a un’autorità divina, che esce fuori del loro consapevole controllo» (Carla Maria Fagiani, Sintesi della Dialettica dell'Illuminismo di Adorno e Horkheimer, Il Giardino dei Pensieri - Studi di storia della Filosofia, Maggio 2000).

De Benedetti fa notare come la pornoteologia di origine sadiana si sia legata ad un altro filone del pensiero moderno, l’utilitarismo, nato con Jeremy Bentham alla fine del Settecento. Più o meno negli stessi anni in cui Sade finiva in manicomio, si formava questa corrente di pensiero per dare man forte al nascente capitalismo. Fino al punto di diventarne uno dei suoi pilastri, insieme all’idea smithiana della mano invisibile (del Dio mercato) come suprema e provvidenziale regolatrice degli utilitaristici interessi umani. 

Sade e Bentham condividevano la stessa visione materialista-illuminista di uomo ridotto a fascio di sensazioni. Le stesse che oggi si possono provare davanti a un hot dog o ad una “velina”. Per entrambi, l’uomo è “ciò di cui riesce a godere”. Mentre il politico, sempre secondo lo stesso criterio, doveva occuparsi di redistribuire equamente il piacere, in base al principio benthamiano della “massima felicità per il maggior numero” di cittadini. 

Dietro Bentham c’era la forza di un porno-capitalismo capace di razionalizzare la ricerca del piacere teorizzata da de Sade e in seguito da tutti i suoi devoti. Il che spiega la vittoria finale (per alcuni completamento) di Bentham su Sade. Scrive l’autore: «In realtà lo sventramento dei corpi, la violazione sistemica dei limiti funzionali del corpo umano, lo sfregio generalizzato del legame umano, conseguente alla negazione della procreazione attraverso la sodomia generalizzata, si presenta come la premessa indispensabile di qualsiasi godimento. Si viene delineando così uno scenario il cui unico freno, nella nostra società, è rappresentato dall’accorta regia valorizzatrice del mercato che dà il suo via libera solo dopo essersi accertato del favorevole rapporto tra investimento e profitto».

«Sade immaginava un’utopia sessuale dove ciascuno aveva il diritto di possedere chiunque: esseri umani, ridotti ai loro organi sessuali, diventano allora rigorosamente anonimi e intercambiabili. La sua società ideale riaffermava così il principio capitalista secondo cui uomini e donne non sono, in ultima analisi, che oggetti di scambio. Incorporava egualmente e spingeva fino ad una nuova e sorprendente conclusione la scoperta di Hobbes, secondo cui la distruzione del paternalismo e la subordinazione di tutte le relazioni sociali alle leggi di mercato avevano spazzato via le ultime restrizioni alla guerra di tutti contro tutti, così come le illusioni pacificatrici che la mascheravano. Nello stato di anarchia che ne derivava , il piacere diventava la sola attività vitale, come Sade fu il primo a capire - un piacere che si confonde con lo stupro, l’assassinio e l’aggressione sfrenata. In una società che avrebbe ridotto la ragione a un semplice calcolo, questa non saprebbe imporre alcun limite al perseguimento del piacere, né alla soddisfazione immediata di un qualsiasi desiderio, per quanto perverso, folle, criminale o semplicemente immorale esso sia. In effetti, come condannare il crimine o la crudeltà, se non a partire dalle norme o criteri che trovano la loro origine nella religione, nella compassione o in una concezione della ragione che respinge le pratiche puramente strumentali? Ora, nessuna di queste forme di pensiero o di sentimento hanno un posto logico in una società fondata sulla produzione delle merci» (Christopher Lasch “The Culture of Narcissism”, Climats, 2000).

L'egocentrismo sensista (l'esaltazione del corpo, concepito come macchina di piacere e deprivato di qualsiasi spiritualità) e l'autoreferenza etica (l'emancipazione del soggetto dagli imperativi della morale tradizionale) nascono nei salotti dei nobili, per divenire solo in un secondo tempo patrimonio di altri ceti sociali. 

Nel passaggio dal libertinismo aristocratico al liberismo borghese si pone un problema politico fondamentale: com'è possibile, una volta caduti i vincoli della morale tradizionale, far derivare l'armonia sociale dall'interesse egoistico degli individui? La risposta dell'utopia borghese si appella alla Mano Invisibile del Dio mercato: nel gioco del laissez-faire, i vizi privati si trasformano in pubbliche virtù, dall'egoismo dei singoli nasce la ricchezza delle nazioni. Mentre la risposta libertina rovescia questo ottimismo: Sade smaschera l'illusione dell' "egoista benefattore", tracciandone una cruda caricatura nei suoi romanzi "neri"; per lui, questa società non può essere che il luogo dell'immoralità assoluta. 

Liberato dalla Rivoluzione (nel 1790), dopo 15 anni di prigionia, Sade assiste allo spettacolo della nuova società di massa, disordinata e violenta; così trascrive nelle pagine di “Justine” gli eccidi, le libertà proclamate come diritti, i patrimoni che nascono dal nulla grazie allo sfruttamento e alla corruzione; descrive l'altra faccia dell'uguaglianza: sparite le gerarchie tradizionali, chiunque può aspirare a conquistare, con qualsiasi mezzo, la sovranità. Di questo scrive il Marchese, più che di sesso: nelle sue opere l'erotismo si riduce a rappresentazione di dettagli pornografici, così esagerata e ossessiva da configurare una meccanica corporale più che delle perversioni sessuali; noiose e ripetitive, le sue 120 giornate evocano la fabbrica più che il bordello. 

La differenza fra etica borghese ed etica libertina rinvia esclusivamente ad un'opposta prospettiva temporale: l'industriale rinuncia al piacere immediato per reinvestire il prodotto, il libertino sa che la modernità ha sguinzagliato i mostri d'un desiderio senza fine che non potrà mai essere appagato, che svuota il presente di ogni senso, quindi sceglie di stordirsi nel piacere per ottenere l'unica liberazione possibile dalla tirannia del desiderio: lo stato di apatia che solo l'eccesso può regalare. Ecco perché, nell'orgia sadiana, i corpi di vittime e carnefici "funzionano" come dispositivi inanimati, pezzi intercambiabili di un macchinario di cui anche le vittime (come nei racconti di Kafka) celebrano l'efficienza. 

I veri crimini di Sade, furono due: smascherare l'ipocrisia industriale e anticipare la sfida di quella "concorrenza sleale" che oggi vediamo incarnata dall' "industria del crimine" (la criminalità organizzata è doppiamente dannosa: perché accumula ricchezze sporche e perché riesce a ripulirle, rivelando come le ragioni dell'agire criminale siano in fondo le stesse di quelle dell'agire normale). Insomma: un Sade un po' Al Capone e un po' sovversivo, convinto, come gli anarchici, che fondare una banca sia un delitto peggiore che rapinarla.

Diventa d’un tratto più facile cogliere i legami metafisici essenziali che uniscono, dall’origine, seppure in modo evidentemente incosciente, i due momenti teorici dell’idea porno-capitalista: da una parte l’esortazione falsamente “libertaria” ad emancipare l’individuo da tutti “i tabù” storici e culturali, che sono supposti fare da ostacolo al suo funzionamento come pura “macchina desiderante”; dall’altra, il progetto liberale di una società omogenea di cui il Mercato auto-regolatore costituirebbe l’istanza contemporaneamente necessaria e sufficiente per ordinare il profitto di tutti (il movimento browniano degli individui “razionali”), finalmente liberati da ogni altra considerazione oltre a quello del loro interesse ben compreso. 

Quello che Lasch definisce “individuo narcisistico moderno”, con la sua paura di invecchiare e la sua immaturità così caratteristiche - di cui l’americano delle classi medie non ne è stato che la prefigurazione beffarda - non è, in definitiva, nient’altro che l’espressione psicologica e culturale del compromesso porno-liberale divenuto col tempo storicamente realizzabile, trovando nella metamorfosi del capitalismo contemporaneo le sue condizioni pratiche di possibilità.

RIVOLUZIONE SESSUALE: ORIGINI






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