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lunedì 20 febbraio 2012

Prostituzione: le nuove tratte

Che la prostituzione fosse un business da miliardi di euro, era cosa risaputa. Ma lo scenario che emerge dall'inchiesta pubblicata in queste ore da Repubblica è a dir poco sconcertante. Vine infatti alla luce un sistema capillare, gestito e pensato in ogni piccolo dettaglio, che in Italia muove di un giro di denaro da più di 5 miliardi di euro.
Tutti soldi che vanno rimpinguare i portafogli di esponenti della mafia nostrana ed internazionale. A gestire la tratta di queste ragazze - provenienti per la gran parte dall'Estremo Oriente, dall'Africa e dall'est Europa - sono in prevalenza gruppi etnici, anche di origini differenti, che per l'occasione intessono una fitta maglia di alleanze. In questo mercato umano globalizzato si creano così interessanti e fruttifere collaborazioni tra albanesi e romeni, italiani e cinesi. A rimarcare che quando si tratta di denaro, trovare un accordo è molto più facile. Poi c'è anche chi come i nigeriani, preferisce l'autogestione, vantando tra l'altro altissimi livelli organizzativi.
Tra le bande criminali impegnate nel settore sotto il mirino dell'autorità spicca la "banda del Miliardario", con sede a Rotterdam, che gestisce una rete internazionale di circa 3mila ragazze che va dalle Filippine, alla Thailandia, al Vietnam, Laos e Cambogia, passando per Cipro. Proprio sull'isola, snodo dei traffici illegali, le ragazze in attesa di ottenere i documenti per raggiungere l'Olanda ed essere smistate verso gli altri paesi dell'Unione, vengono anche istruite alla loro professione futura.
Altro paese chiave, in particolar modo per i flussi provenienti dai paesi dell'ex Urss o dalla Cina, è la Serbia. Qui le future impiegate dell'industria del sesso, opportunamente dotate di microchip sottocutanei per controllarne gli spostamenti, vengono messe all'asta e poi impiegate laddove il mercato lo richiede, sempre dopo un periodo di prova nel mercato del sesso russo, da definirsi come un vero e proprio stage.
A gestire il traffico nei Balcani sono soprattutto organizzazioni a stampo mafioso di etnia albanese, che agiscono ormai indisturbate in un paese allo sbando come il Kosovo. I numeri di questa industria, per nulla scalfita dall'italica crisi, parlano da soli: settantamila ragazze, una su due straniera ed e una su cinque minorenne. Accedono in Italia attraverso agenzia turistiche e di collocamento molto spesso, come rilevato dagli investigatori, spacciandosi come circensi.
Ad acuire il dramma di questa situazione il disinteresse dello Stato che negli ultimi tempi ha disinvestito nella lotta allo sfruttamento. Il rapporto della Caritas "Migrantes 2011" denuncia "lo stallo in cui si trova la lotta alla tratta in Italia", oltre al crollo del numero dei permessi di soggiorno rilasciati ai sensi dell'Art. 18 del TU sull'immigrazione (protezione sociale per le vittime dello sfruttamento). Una buona notizia sembrerebbe però arrivare dal Dipartimento per le pari opportunità che ha annunciato che entro quest'anno sarà pronto il Piano Nazionale Antitratta. Meglio tardi che mai.

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