domenica 28 agosto 2011

PORNO CHIRURGIA The Perfect Vagina 2


Researchers at the Elizabeth Garret Anderson Hospital, London,  found that the number of labial reduction procedures in the National Health Service has increased five fold in the past 10 years.
This is the first study looking specifically at the labial dimensions of women seeking cosmetic surgery.
The researchers looked at 33 women seeking the operation, whose average age was 23, and found that they all had normal-sized labia minora, with an average width of 26.9 mm (right), and 24.8 mm (left).
Only three had a significant assymetry for which surgery would be appropriate. But 40 per cent of them still keen to pursue the operation, mostly because they wanted to make their labia smaller 'to improve appearance'.
Other reasons included reducing discomfort, improving confidence and wanting to improve sexual intercourse.
According to the Independent , women are "bombarded with images suggesting they were not normal", including websites advertising female genital cosmetic surgery which presented idealised images of the perfect vagina.
The study also looked at how old the women were when they first became dissatisfied with the labia minora.
Twenty-seven women (81 pc) were able to pinpoint this. Of these, 5 women (15 pc) reported this to be under the age of 10, 10 (30pc) between the ages of 11 and 15, 5 (15pc) between 16 and 20, 4 (12pc) in their twenties, and 3 (9 pc) in their thirties.
"It is surprising that all of the study participants had normal sized labia minora and despite this nearly half were still keen to pursue surgery as an option," said lead author Sarah Creighton.
"A particular concern is the age of some of the referred patients, one as young as 11 years old. Development of the external genitalia continues throughout adolescence and in particular the labia minora may develop asymmetrically initially and become more symmetrical in time," she added.
The study is published in the August 24 issue of BJOG: An International Journal of Obstetrics and Gynaecology

Aug 24, 2011

Porn blamed for ‘designer vagina’ epidemic 


PORNO IPAD 4

Apple's strict no porn rules seems to have been broken. Cinemax -- nicknamed Skinemax for a reason -- had their app approved by the App Store. The app will include Max After Dark, the channels notorious softcore porn programming, in a clear break with Apple's anti-porn policy.
According to Apple's App store policy "Apps containing pornographic material, defined by Webster's Dictionary as 'explicit descriptions or displays of sexual organs or activities intended to stimulate erotic rather than aesthetic or emotional feelings,' will be rejected."
There's no indication on why Cinemax may have been able to pass when so many others haven't. It may be because the app also offers Cinemax's regular programming including "The Book of Eli" and "It's Kind of a Funny Story." Also,Cinemax's app will have strict parental controls and will not be available to anyone under the age of 17. And, it's not the first time Apple has approved a known adult-content company to have an app: Playboy and Sports Illustrated still have their apps available for purchase.
The strict regulatory controls on the Cinemax may prevent kids from watching "The Thighs Have Eyes" on their iPad, but everyone knows a quick Google search or Pirate Bay download can get you much worse content. Or, of course, kids can just turn on the TV and change the channel to Cinemax, like they've been doing since the creation of Max After Dark.



Cinemax brings their porn to the iPad 


Studentessa stuprata 2 volte


«Sono stata violentata, mi sentivo male, sono andata in bagno, ho chiesto aiuto a un amico perché non riuscivo a stare in piedi e lui ha abusato di me per due volte». 
INIZIA COSÌ il racconto di una notte trasgressiva degenerata in incubo per una studentessa bresciana di 18 anni in vacanza in Sardegna.L'autore del presunto stupro è stato fermato nel giro di una manciata di ore dai carabinieri della Compagnia di Villacidro. Si tratta di un manovale romano coetaneo della vittima. Il gip gli ha concesso i domiciliari dopo l'udienza di convalida dell'arresto. Nello scorso fine settimana i due ragazzi si erano conosciuti in un pub di Torre dei Corsari, una delle «perle» della Costa Verde dove la vittima, residente in un paese della Bassa bresciana, era ospite con una compagna di studi della casa al mare della famiglia di una terza amica. IN BASE alla ricostruzione dei carabinieri tutto inizia attorno alle 23 di sabato. Il giovane romano, Massimiliano M., in compagnia di due amici, offre da bere alle tre ragazze bresciane, e dopo un po', conquistata la loro fiducia, propone a tutto il gruppo una passeggiata sulla spiaggia. Le tre studentesse preferiscono invitare i loro nuovi amici nel loro alloggio.Qui - per ammissione degli stessi protagonisti - la compagnia di giovani beve birra e fuma insieme uno spinello. Alcol e marijuana mandano ko la 18enne, tanto che proprio lo stesso Massimiliano M. deve aiutarla ad andare in bagno per vomitare.  Invece pare che nel bagno accada tutt'altro. Invece di un'offerta di aiuto, sarebbe scattata una prima violenza sessuale.«Non riuscivo neanche a stare in piedi, e quello ha abusato di me», racconterà la 18enne ai carabinieri. LA SECONDA VIOLENZA avrebbe avuto come teatro la camera da letto dell'alloggio, dove poco dopo, l'indagato avrebbe portato la giovane dopo averla rivestita. L'altro ieri il manovale è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Roberta Malavasi, che gli ha concesso i domiciliari nella sua abitazione di Guidonia Monte Celio, vicino a Roma. Non è dunque scattata la detenzione in carcere, ma resta in piedi a suo carico l'accusa di violenza sessuale per induzione, commessa cioè sotto l'effetto di alcol e droghe.Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il 18enne romano si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitandosi a rendere una dichiarazione spontanea: «Sono un bravo ragazzo - ha sostenuto l'indagato davanti agli inquirenti - e non ho fatto nulla di male». PIÙ ARTICOLATO è stato l'intervento del suo difensore Franco Villa: è stato il legale a convincere il gip sardo, a questo stato delle indagini, dell'inutilità della detenzione in carcere del presunto violentatore. «A prescindere dalla ricostruzione dei fatti che contestiamo per le numerose incongruenze - ha spiegato il legale, avvocato Franco Villa -, il mio assistito è stato fermato diverse ore dopo l'episodio. Ma l'arresto - ha ricordato il legale dell'indagato - deve avvenire in flagranza o nella quasi flagranza, con le immediate ricerche dell'indagato o in un inseguimento cominciato subito dopo il reato. Il ragazzo invece non è neppure fuggito». NIENTE CARCERE, ma resta l'accusa originata dal drammatico racconto della giovane bresciana.Ora la palla passa al pm, che dovrà esaminare materiale e trovare riscontri, innanzitutto nei test e nei responsi delle visite mediche eseguite all'ospedale di San Gavino, dove la studentessa è stata ricoverata in osservazione per alcune ore dopo la presunta violenza.Un doppio strupro, che ha trasformato in un incubo la serata trasgressiva della studentessa bresciana. 
25/08/2011

Vacanza da incubo al mare: studentessa stuprata 2 volte 


Violentate dal raìs e dai suoi figli


 Erano quattrocento le soldatesse private di Gheddafi, tutte giovanissime, avvenenti, forzute o quanto meno alte e formose. Erano le sue "amazzoni", la sua più stretta e decorativa guardia de corpo. Da oggi, però, da quando cinque di loro hanno denunciato il Colonnello per stupro, tutto lascia pensare che più che al suo esercito personale queste ragazze facessero parte di un vasto harem degno di un emiro di altri tempi. 

La denuncia è stata raccolta da una nota psicologa infantile che lavora a Bengasi, la dottoressa Seham Sergewa, alla quale le ex body guard del Raìs hanno raccontato di essere state abusate non soltanto da lui e anche dai suoi figli. La notizia è apparsa soltanto ieri, sull'edizione domenicale del Times di Malta.
La dottoressa Sergewa, che preparò la sue tesi di laurea sulle donne violentate in Bosnia, è stata contattata da numerose ragazze che dicevano di aver subito violenza da parte delle milizie di Gheddafi a Brega, Ras Lanuf e Ajdabiya durante la controffensiva lanciata a marzo nel vano tentativo di riconquistare Bengasi. Dopo di loro, dalla psicologa sono arrivate le "amazzoni".

Le loro testimonianze andranno ad arricchire il dossier compilato dalla Sergewa e da lei già trasmesso al Tribunale penale dell'Aja, che servirà soltanto se l'ex leader libico sarà un giorno catturato vivo e  trasferito in Olanda per esservi processato.

Tutte e cinque le ex combattenti, si sono dichiarate "ardenti e furiose" con il Colonnello, che dopo aver abusato di loro, le avrebbe cedute ad alcuni dei suoi figli e ad alti ufficiali. Una di queste ha detto che per costringerla ad entrare nella guardia scelta del Raìs, gli uomini del regime sono ricorsi al ricatto, organizzando l'arresto per traffico del fratello che rientrava da una vacanza a Malta. "Non avevo alternative: o diventavo anch'io un'"amazzone" o mio fratello sarebbe rimasto in carcere per il resto della sua vita".

Secondo quanto svelato dalla psicologa, la ragazza era stata in precedenza espulsa dall'Università. Per convincerla a incontrare Gheddafi, le dissero che solo lui era in grado di facilitare una sua riammissione. Così, dopo aver subito visite mediche e test anti-Aids, fu portata nella residenza di Bab al-Aziziya a Tripoli, dove il Colonnello si fece trovare in pigiama. Dice ancora la dottoressa Sergewa: "Lei, che considerava da sempre Gheddafi come un padre, rimase scioccata e rifiutò le sue avances. E lui la violentò una prima volta. Poi, quando diventò un'"amazzone", approfittò di lei per settimane, prima di stufarsi e passare a un'altra".
Più atroci, se possibile, sono i racconti fatti alla psicologa dalle ragazze, e dalle bambine, sistematicamente stuprate dalla soldatesca di Gheddafi in Cirenaica. Tutto è cominciato quando, nei primi mesi del conflitto, la dottoressa fu avvicinata da alcune madri che le chiesero consiglio su come trattare le figlie violentate dai miliziani. "Mi sembravano casi isolati, ma volli ugualmente vederci chiaro. Dopo una breve indagine mi trovai a lavorare su almeno trecento casi di stupro, con storie spaventose, di donne abusate davanti ai loro figli e ai loro mariti anche da venti soldati", racconta la Sergewa. "Una ragazza di 18 anni mi ha detto di essere stato stuprata sotto gli occhi del padre, al quale implorava di non guardare quanto le stavano facendo".  
Molte vittime di questi stupri si sono suicidate. Soltanto otto hanno accettato, se il processo contro Gheddafi dovesse tenersi alla Corte penale internazionale, di andare a testimoniare contro di lui all'Aja.
28 agosto 2011

Ricatti, violenze e abusi sessuali L'inferno nascosto delle amazzoni 

 


venerdì 26 agosto 2011

Filma gli abusi sulle figlie di 4 e 8 anni


Portava le figlie di quattro e otto anni da un pedofilo che abusava di loro sessualmente e le fotografava o filmava per produrre materiale pedopornografico. Protagonista della squallida e dolorosa vicenda, scoperta dagli investigatori della polizia postale di Cagliari, uno straniero di 37 anni, sposato che agiva in un paese della Sardegna all'insaputa della moglie, arrestato assieme al complice, anche lui 37enne. Secondo quanto accertato dalla polizia postale, che ha bloccato i due dopo un anno di indagini patite da controlli su internet, le bambine non venivano violentate in cambio di denaro.
Gli inquirenti non hanno ancora stabilito perche' il padre, che non risulta in condizioni di particolare difficolta' economica, consentisse che venissero abusate dal complice. Le indagini proseguono per identificare altri eventuali complici dei due. Gli uomini della sede compartimentale di Cagliari della polizia postale ritengono inoltre che uno dei due arrestati abbia potuto abusare anche di altri bambini e sia legato a una rete internazionale di pedofili. Nella sua abitazione sono state trovati e sequestrati oltre 30.000 file di immagini e video pedopornografici. I due sono stati arrestati in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Cagliari Giorgio Altieri con l'accusa di produzione di materiale pedopornografico e violenza sessuale nei confronti di minori.


26.08.2011

Abusi sulle figlie di 4 e 8 anni: arrestati padre e complice 


mercoledì 24 agosto 2011

People’s Pornography An interview with Katrien Jacobs


China has a long tradition of erotic art but pornographic films and pictures are currently illegal. Despite frequent anti-porn clampdowns, pornography remains available both online and in the form of DVDs.
A paper titled A Peep at Pornography Web in China compiled by scholars at Xi’an Jiatong University is one of the few authoritative sources of pornography statistics. The scholars examined “part of network traffic in Northwest Net of China, from Mar. 29 2009 to Jan. 25 2010″ and “collected 92,950 online porn web pages from 1,826 porn sites” of which only 12.8% were hosted on servers inside China. The paper looks at usage patterns of the people detected visiting porn sites, but does not attempt to derive any numbers about porn use nationwide.
Nonetheless, anecdotal evidence suggests demand for porn in China is growing. Aside from professionally produced films, there is a growing subculture of DIY porn movies, which is one of the subjects Dr. Katrien Jacobs examines in her new book, People’s Pornography: Sex and Surveillance on the Chinese Internet.
James Griffiths recently interviewed Dr. Jacobs about her new book:

 
James Griffiths: Could you describe what ‘People’s Pornography’ is about and what it has to say regarding modern Chinese sexual culture? 
Katrien Jacobs: The book is about waves of Chinese erotica and pornography in the age of Internet activism and a tightening of Internet censorship. It shows that despite the total ban on pornography, Chinese people have developed an impressive porn industry and progressive sex cultures. I show that Chinese people can have access to sexually explicit products and are able to explore novel sexual identities. But there is currently also a new clampdown on political activists and sex/AIDs/queer activists, so the book wavers between optimism and despair about China’s future.

JG: In your opinion, has the government’s campaign against online pornography been at all effective in the long run? Or are the censors fighting a losing battle?
KC: There are several statistics that show the net-porn industries are surviving and flourishing despite the ban. It seems indeed that porn cannot be banned and that the PRC government is perhaps even secretly letting it into the country. But besides their bombastic cleanup campaigns, they also censor web communities that stand for sexual freedom or queer identity. It seems as if sexual minorities, sex artists and activists are much more vulnerable than those involved in mainstream commercial porn, especially at this moment when film festivals are being shut down and human rights activist are being tortured and detained. These are the dark times of China’s civil right and sexual creative outlet, but there is still so much porn and sex entertainment available that we can see it as safer outlet.

JG: There seems to be a preference amongst Chinese porn consumers for Japanese produced materials, for example the number of Japanese AV stars who cultivate a near mainstream popularity in China. Do you think there is a general preference for Japanese porn and if so, what are the factors behind it?
KC: Yes it seems that Chinese men really prefer Japanese porn over Western porn. I think it is primarily because the Japanese know how the play the Chinese markets for pop culture and sex entertainment. They simply supply an excessive kind of erotic imagination that Chinese entrepreneurs cannot handle. Even though there is a wealth of genres and mind-boggling fetish products available from Japan, the cultures actually share a quite narrow-minded patriarchal view on sexual pleasure. This is perhaps the reason why Chinese men like Japanese stars, because they embody a feminine ideal of innocence and purity that is harder to find in Western porn. Western females in porn are considered to be too active and too “coarse” for Chinese men. Also, it works well for Chinese people, and specifically youngsters, to project liberation and otherness onto the “foreign” Japanese porn culture.

JG: In the West, one of the primary criticisms against pornography is the possibly detrimental effect it may have on young people’s interpretations of sex and gender politics. With China’s woeful record on sexual education is there a danger that many young Chinese are only or primarily getting information on sex from pornography?
KC: Yes that is definitely happening now. I have interviewed many students who have said that pornography is their only sex education. I think that it is a problem indeed, as it creates distorted expectations in males who do not know very well how to handle their women sexually. Generally speaking the porn culture and erotic vanguards in China are leaving behind the women and sexual minorities.
Pan Siuming is one of the leading Chinese scholars who has documented the deep-rooted effects of abstinence and sex/porn starvation in males during the Mao years. While males are now able to find a wealth of movies and hostess/sex work services, it is much harder for women to participate and release their frustration about this situation. So I think that China needs porn education, which would be more exciting than sex education, and would allow all kinds of people to watch and judge products, or even to make some of their own. But this is merely a fantasy at the current moment.

JG: It has been argued by some commentators that the Chinese government uses its much publicized drives against pornography as an excuse to increase general internet filtering and surveillance. Would you agree with these accusations?
KC: Yes it does seem to work that way, just as they can use a cheap kind of anti-art or anti-dissident or anti-vulgarity rhetoric to carry out surveillance and to randomly arrest people. That is also why they went after the “big guy” Ai Wei Wei who stands for all of these subversive potentials at once, including sexual freedom and “erotic laughter,” the right to make vulgar kinds of art and jokes. But we also have to keep in mind that the official government bulletins are not taken seriously by Chinese people. I read quite a few of them while researching my book and when asking my informants if the believed in government statistics intimidations, they would often smile and say: “No. Of course not!”

JG: Other than within the Special Administrative Regions, particularly Hong Kong, is there such a thing as Chinese pornography?
KC: There is very little Chinese pornography, but China is so ready for it. Meanwhile, there are some DIY productions on the Internet, or there are webcam movies being made by sex workers for their clients. There are online web communities for erotic literature and taboo stories, and there are diaries and galleries by bloggers. I am not sure where it is going. Hong Kong has equally lost its glory days of erotic soft-core cinema, but at least there are small squads of people who are into them, and I do think these older movies are marvelous. There is the recent Hong Kong 3D porn blockbuster “3D Sex and Zen: Extreme Ecstasy,” which was an enormous success in the box office and really also create a moment of social awareness and “sex talk” both in China and Hong Kong.
Katrien Jacobs is an academic, author and activist. She has a blog, and was recently interviewed by CNNgoPeople’s Pornography will soon be available for sale on Amazon.

People’s Pornography – An interview with Katrien Jacobs 


A brief history of Chinese porn 


martedì 23 agosto 2011

Migliaia di minori vittime di sfruttamento sessuale

Non arretra ma anzi sembra consolidarsi il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori(1), a scopo sessuale ma anche di accattonaggio, in attività illegali o nel lavoro. Uno sfruttamento che coinvolge migliaia di minori, per lo più stranieri: ragazze rumene, nigeriane, albanesi, nordafricane ma anche maschi rumeni, magrebini, egiziani, afgani e Rom rumeni e della ex Jugoslavia.

Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, si stimano fra i 1.600 e i 2.000(2) i minori sia femmine che maschi coinvolti in prostituzione su strada. Una porzione significativa rispetto alla prostituzione adulta stimata fra le 19.000 e le 24.000 unità(3). E crescente e allarmante è lo sfruttamento sessuale indoor, nel chiuso di appartamenti: sarebbe 3 volte superiore a quello su strada, con una presenza di minori pari a circa il 10% sul totale degli adulti coinvolti(4). Nascoste agli occhi di tutti, le giovani vittime sono difficilmente raggiungibili da parte degli operatori sociali e di chi voglia aiutarle ad uscire da una vita da incubo.

Sono alcune delle principali linee di tendenza del fenomeno della tratta e sfruttamento dei minori, secondo il nuovo dossier di Save the Children "I piccoli schiavi invisibili". Diffuso alla vigilia della Giornata Onu in Ricordo della Schiavitù e della sua Abolizione (il 23 agosto), il dossier contiene anche i risultati di una rilevazione sulla tratta e sfruttamento sessuale dei minori realizzata in 15 Regioni italiane in collaborazione con l'associazione On the Road-Consorzio Nova attraverso questionari e interviste a operatori, che hanno basato le loro conclusioni sui dati relativi ai minori intercettati nelle loro attività di unità di strada o di accoglienza, dal maggio 2010 al maggio 2011(5).
"Nonostante i molti passi avanti fatti, anche a livello legislativo, sia sul versante della lotta al traffico e allo sfruttamento di minori che della identificazione e aiuto delle vittime, rileviamo con preoccupazione una resistenza e persistenza del fenomeno", commenta Raffaela Milano, Responsabile Programmi Italia-Europa Save the Children Italia.
"Lo sfruttamento avviene sempre di più al chiuso, anche a seguito degli interventi di contrasto da parte delle forze dell'ordine. Per le minori vittime, questo comporta il rischio di subire uno sfruttamento ancora più feroce e invisibile, anche agli occhi degli operatori sociali che vogliano aiutarle. "Per altro verso", prosegue Raffaela Milano, "le tecniche di assoggettamento si sono affinate. Gli sfruttatori hanno per esempio scoperto la forza del controllo tra "pari", avvalendosi dei minori stessi per esercitare il controllo sui loro compagni".
"A questo quadro", spiega ancora, "bisogna aggiungere il fatto che dietro la gran parte di queste minori ci sono situazioni di grande povertà, bisogno ed emarginazione su cui fanno leva le organizzazioni criminali. E' il caso per esempio delle donne e ragazze nigeriane di cui rileviamo un aumento degli arrivi via mare da Lampedusa proprio in queste ultime settimane. Non si può escludere che fra di esse ci possano essere vittime di tratta, anche in ragione del fatto che, come le stesse Nazioni Unite documentano, sono quasi 6.000 ogni anno le nigeriane che vengono portate in Europa per essere sfruttate. Save the Children sta monitorando con attenzione la situazione delle minori non accompagnate".
La tratta a scopo di sfruttamento sessuale
La rilevazione di Save the Children e On the Road conferma che il gruppo di minori principalmente vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale è costituito da ragazze provenienti dalla Romania (46%) e dalla Nigeria (36%) seguite da ragazze albanesi (11%) e del Nord Africa (7%). Le minori rumene, in quanto cittadine comunitarie e in possesso di documenti, giungono in Italia in modo abbastanza agevole, spesso con la promessa di un lavoro, insieme a fidanzati o comunque a persone di cui si fidano. Una volta in Italia l'assoggettamento può avvenire in due modi: con la violenza o, al contrario, attraverso uno pseudo- legame affettivo.
Questa seconda forma è costruita ad arte dallo sfruttatore che fa percepire alla minore l'esperienza della prostituzione come funzionale ad un progetto comune di coppia. Si stabilisce così un vincolo psicologico difficile da rompere. Nell'assoggettamento delle ragazze entra in gioco, sempre più spesso, il ruolo del controllo fra "pari": lo sfruttatore cioè può decidere di imporre a una coetanea delle ragazze il compito di esercitare per suo conto il controllo sulle giovani, le quali hanno in genere più reticenze a ribellarsi a quanto dice "una di loro", poiché questo significherebbe essere escluse dal gruppo.
Le ragazze nigeriane costituiscono il secondo gruppo numericamente più consistente di vittime di tratta e sfruttamento. Giungono in Italia con falsi documenti e generalità, insieme alla propria sfruttatrice, fatta passare come una sorella o parente, via mare o in aereo, spesso avendo già subito violenza nel proprio paese o durante il viaggio. Per quanto riguarda l'ingresso via mare, in particolare a Lampedusa, si è registrato un incremento consistente di arrivi dalla Nigeria: fra aprile-agosto sono approdati sull'isola 4.935 migranti nigeriani, di cui 984 donne, 194 minori non accompagnati e 89 minori accompagnati persone, con un picco massimo nella prima metà del mese di agosto, momento in cui sono arrivati secondo le stime di Save the Children, circa 2.170 migranti nigeriani, di cui 388 donne, 89 minori non accompagnati (prevalentemente adolescenti femmine) e 23 minori accompagnati.
In varie parti d'Italia, tanto gli operatori che operano sulla strada, tanto quelli che operano all'interno dei centri per migranti segnalano l'alta probabilità che tra le migranti nigeriane in arrivo vi siano vittime di tratta e sfruttamento. Save the Children ha già individuato alcuni potenziali casi che sono in fase di approfondimento.
Le giovani nigeriane costrette a prostituirsi nel nostro paese, sono sottoposte a un ferreo controllo da parte delle connazionali durante l'attività di prostituzione alla quale sono costrette e convinte anche attraverso riti tradizionali, con cui si vincolano a ripagare un debito molto elevato maturato con il viaggio.
A differenza delle ragazze rumene, spesso il loro guadagno consiste solo nel vitto e nell'alloggio. La paura di essere fermate dalle forze dell'ordine ed espulse se riconosciute maggiorenni, le spinge a lavorare in luoghi isolati, il che rendemolto difficile il loro "aggancio" da parte dalle associazioni che vogliano aiutarle ad emergere dalla situazione di sfruttamento.
Lo sfruttamento sessuale di minori maschi
Ad essere coinvolti in sfruttamento sessuale, particolarmente nelle grandi città italiane come Roma e Napoli, sono adolescenti Rom, di età fra i 15 e 18 anni. Risultano essere di recente arrivo e con un vissuto legato alla strada. Alcuni di essi lavorano come lavavetri di giorno ai semafori per poi prostituirsi durante la notte, in luoghi della città conosciuti per la prostituzione maschile, o nei pressi di sale cinematografiche con programmazione pornografica, saune e centri massaggi per soli uomini.
Accanto ai minori Rom sono coinvolti nella prostituzione anche minori maghrebini e rumeni. I primi in genere finiscono nel "mercato del sesso" per arrotondare lo stipendio guadagnato di giorno ai semafori. Per i secondi invece la prostituzione è la principale fonte di guadagno. In genere i minori maschi che si prostituiscono si muovono per lo più in gruppo e sottostanno a dei leader che sono anche quelli che procurano loro clienti particolari disposti a pagare cifre consistenti, per poter godere di prestazioni di lungo periodo. Questa pratica registrata solo su Roma e Napoli, è nota come "affitto": nel periodo specificato il minore vive infatti con il cliente.
La prostituzione "al chiuso" in appartamento, night, centri massaggi
E' un fenomeno sommerso ma di notevoli proporzioni e che comporta uno sfruttamento più pesante, visto il controllo esercitato dagli sfruttatori sulle vittime e la limitata capacità delle operatori delle organizzazioni che operano su strada di raggiungerle. La presenza di minori, in particolare, è sempre più spesso attestata ed in significativa crescita come emerge ad un'analisi attenta delle riviste di annunci espliciti di vendita di sesso a pagamento da cui si evince la giovanissima età di molte prostitute. Si stima che la prostituzione indoor sia 3 volte la prostituzione su strada e che i minori in essa coinvolti siano almeno il 10%. Le ragazze vittime tendono a negare la loro minore età temendo - condizionate dagli sfruttatori - di poter essere arrestate.
Tratta e sfruttamento nell'accattonaggio
Sono principalmente di etnia Rom e provengono dai paesi della ex Jugoslavia e dalla Romania, i minori coinvolti nell'accattonaggio. Ma si registra una presenza anche di minori provenienti dal Marocco, dal Bangladesh e dall'Africa subsahariana. Nelle regioni dell'Italia meridionale mendicano anche ragazzi italiani. Per quanto riguarda il genere, le femmine sono più numerose dei maschi perché la tradizionale divisione dei ruoli nei gruppi Rom, ancora seguita da molti, vuole che i ragazzi, dopo i 14 anni, si dedichino alla raccolta del rame. Alcune delle adolescenti Rom sono madri e mendicano con i neonati in braccio.
Minori egiziani e afgani: due gruppi a rischio. 5.850 minori supportati da Save the Children
Sono minori che - giungendo in Italia da soli, "non accompagnati" - sono esposti al rischio di subire sfruttamento. Sono 6.340(6) i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: Afganistan, Tunisia, Egitto e Marocco i principali paesi di provenienza.
I ragazzi egiziani giungono in Italia con un forte determinazione a lavorare per contribuire al proprio sostentamento e a quello delle famiglie che, d'altra parte, pagano ai trafficanti ("smugglers") cifre notevoli - anche fino a 8.000 euro - per garantire loro il viaggio verso il nostro paese. Alla ricerca dunque spasmodica di un lavoro i minori egiziani - come rilevato da Save the Children attraverso le sue attività di protezione di almeno 5.850 minori migranti non accompagnati fra il 2010 e il 2011 - possono finire in circuiti di sfruttamento lavorativo, per esempio nel settore ortofrutticolo con "guadagni" giornalieri di pochi euro, o cadere vittime di organizzazioni criminali per essere sfruttati nello spaccio di sostanze stupefacenti.
L'Italia si conferma un paese di transito per i minori afgani, spinti a partire dall'Afganistan o dal Pakistan o dall'Iran, dove spesso le loro famiglie decidono di rifugiarsi per sottrarsi alla guerra. Pur di raggiungere la meta - cioè il più delle volte i paesi del Nord Europa - sono disposti a tutto: vivere su strada, fare lavori pericolosi e non retribuiti fino anche a prostituirsi o compiere attività illegali.
Le raccomandazioni di Save the Children
"In relazione alla sempre maggiore complessità e spesso invisibilità della tratta e sfruttamento dei minori, è necessario che tutti gli attori coinvolti nel contrasto al fenomeno e nel sostegno ai minori operino in coordinamento e sinergia", commenta Raffaela Milano. "Per questo è cruciale adottare una strategia e un piano nazionale di lotta alla tratta, che ancora non vede la luce ormai da troppo tempo.
È poi necessario elaborare delle linee-guida per la presa in carico e l'assistenza alle vittime di tratta, con particolare attenzione ai minori e affinare gli strumenti per l'identificazione delle vittime. Save the Children a riguardo ha redatto un manuale che ha portato a conoscenza di tutti gli operatori del settore. Occorre anche Potenziare il sistema nazionale anti-tratta, attraverso una dotazione finanziaria che assicuri il rafforzamento dei servizi, tra cui le case di fuga, le unità mobili e il coinvolgimento di operatori altamente qualificati e di mediatori culturali, al fine di proteggere le vittime in modo adeguato, conquistando la loro fiducia e garantendo il loro ascolto.
L'ottica è quella di un approccio integrato che assicuri la protezione dei minori e degli adulti che sono vittime di tratta e grave sfruttamento oltre che il contrasto alla criminalità. Per quanto riguarda in generale l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, è necessario definire tramite una apposita previsione di legge l'istituzione di un sistema nazionale per la loro protezione che assicuri un'accoglienza adeguata, diffusa sul territorio nazionale, con risorse certe dedicate ed una chiara definizione dei livelli di responsabilità tra Stato centrale, Regioni e Comuni.
Bisogna infine lavorare anche con i paesi e le comunità di provenienza delle vittime o potenziali vittime, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione. Save the Children ha per esempio avviato un progetto in Egitto e in Italia che prevede una serie di azioni tese a informare le famiglie e le comunità di provenienza di questi minori migranti sui rischi della migrazione e sulle sue prospettive".


La versione integrale di "I piccoli schiavi invisibili" è scaricabile dal seguente link:
Per ulteriori informazioni
Ufficio stampa Save the Children Italia,
Tel. 06 48070023 / 06 48070023;

Note

1 Un minore vittima di tratta è ogni persona al di sotto dei 18 anni che è reclutata, trasportata, trasferita, ospitata o accolta a fine di sfruttamento, sia all'interno che all'esterno di un paese, anche senza che vi sia stata coercizione, inganno, abuso di potere o altra forma di abuso.
Per sfruttamento si intende il trarre un ingiusto profitto dalle attività (o da un'azione) altrui tramite una "imposizione" che si basa su una condotta che incide significativamente sulla volontà dell'altro o che fa deliberatamente leva su una capacità di autodeterminazione della vittima sensibilmente diminuita. In particolare il grave sfruttamento può includere: sfruttamento sessuale-incluso lo sfruttamento della prostituzione altrui e altre forme di sfruttamento sessuale quali la pornografia e i matrimoni forzati; lavori o servizi forzati incluso il conseguimento di profitti da attività illecite e l'accattonaggio; schiavitù o pratiche analoghe e servitù; adozioni illegali; asportazione di organi

2 Stima dell'Associazione On the Road

3 Fonte: rilevazione Comune di Roma-Parsec, 2008-2009

4 Fonte: Stima dell'Associazione On the Road, sulla base sia dei riscontri delle unità di strada e dei propri operatori, sia sulla base delle stime globali sulla prostituzione adulta su strada di cui quella dei minori costituisce circa il 10%

5 L'approfondimento si è svolto nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2011 attraverso la somministrazione a 32 organizzazioni non profit e istituzioni pubbliche impegnate nel settore della tratta di un questionario semi-strutturato e la realizzazione di interviste aperte a operatori e testimoni chiave del settore. 15 le aree regionali coinvolte: Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna. 121 i minori entrati in contatto con gli operatori e le organizzazioni interpellate, fra il maggio 2010 e il maggio 2011

6 Fonte: Comitato per i Minori Stranieri, agosto 2011

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