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domenica 4 dicembre 2011

PORNOTOPIA


È noto ormai che nel bel mezzo della Guerra Fredda, il giovane Hugh Hefner creò quella che sarebbe presto diventata la più importante rivista per adulti del mondo, Playboy. Ciò che la maggior parte del pubblico ignora invece sono i dettagli del suo lavoro pioneristico come creatore delle “case di piacere”. 

Playboy non è stata solo una rivista piena di donne seminude, ma un impressionante progetto comunicativo e architettonico, il cui principale scopo era quello di offrire una valida alternativa al tradizionale nucleo famigliare americano. Playboy fornì uno strumento per mettere insieme la nuova generazione votata alla finanza e al profitto, con il piacere. Questa è forse l’essenza di Playboy. “Se vuoi cambiare un uomo, cambia la sua casa.” 

Beatriz Preciado ci guida nel mondo di Playboy, una Disneyland per adulti, fatta di magioni, ville, letti girevoli, caverne tropicali, videocamere di sorveglianza, piscine, ispirata dalle rivoluzionarie utopie sessuali del marchese De Sade e di Ledoux, che funziona come la prima serie di bordelli multimediali nella storia: una moderna pornotopia installata nella cultura di massa contemporanea attraverso la sua ostentata e sfarzosa architettura. Il mondo di Playboy è un esempio perfetto dei cambiamenti che occorsero durante la Guerra Fredda, quando i mezzi di comunicazione di massa cominciarono a occuparsi sempre più spesso di sesso e droghe e dove l’architettura si prestava alla rappresentazione dell’identità maschile.              

“Playboy è molto più che una rivista di carta e donne nude. Fra gli anni Cinquanta e Sessanta, ha provveduto a creare un insieme di ambienti che attraverso un’incomparabile diffusione mediatica hanno contribuito a incarnare una nuova utopia erotica popolare. La rivista ha inventato e reso popolare “l’Attico di Playboy”, la “Cucina senza cucina” e il celebre “letto rotante” che vedranno luce durante la costruzione della Mansion Playboy nel 1959, “un Palazzo dell’Amore di 32 appartamenti”, che servirà d’ispirazione per il primo reality show della storia della televisione (!) grazie a un sistema di videosorveglianza interna. 

Così Hefner definisce in modo molto naturale il suo progetto: “Volevo una casa da sogno. Un luogo dove fosse stato possibile lavorare e divertirsi allo stesso tempo, senza i problemi e i conflitti del mondo esterno. Un ambiente che un uomo possa controllare completamente. Lì sarebbe stato possibile trasformare la notte in giorno, guardare un film a mezzanotte e chiedere che servano la cena a mezzogiorno, partecipare a una riunione di lavoro nel bel mezzo della notte e prendere appuntamenti romantici nel pomeriggio. Sarebbe stato un rifugio e un santuario… Mentre il resto del mondo continuava a essere fuori dal mio controllo, nella Mansion Playboy tutto sarebbe stato perfetto. Questo era il mio piano. Sono cresciuto in un ambiente oppressivo e conformista, e quindi ho cercato di creare un mio proprio universo, dove mi sarei sentito libero di vivere e amare in un modo che la maggior parte della gente non si sogna nemmeno”.

Beatriz Preciado (Burgos, 1970), dottore in filosofia e teoria dell’architettura a Princeton, vive a cavallo tra l’università Parigi VII e il Macba di Barcellona, dove insegna Storia politica del corpo e teoria “Queer”. Finalista del premio Miglior Saggio dell’anno di Anagrama con Pornotopia, ha scritto anche Manifesto contra- sessuale (Il Dito e La Luna, 2002) e Testo Yonqui (2008). 








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