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giovedì 24 novembre 2011

Treviso, scoperto clan di pedofili


"Stavo attraversando un brutto periodo personale, avevo deciso di curarmi da uno psicologo". "Quella ragazza mi ha ingannato, pensavo fosse maggiorenne". Sono questi gli argomenti che Mario Caccavale ed Ennio Costa, i due commercianti di Treviso accusati di pedofilia, hanno usato a loro discolpa davanti al giudice di Venezia durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto.
Caccavale avrebbe ammesso le sue azioni dicendo: "Sono malato, curatemi". Ma il gioielliere ha anche parlato "per ridimensionare le accuse che gli vengono mosse", spiega l'avvocato Giovanni Battista Muscari Tomaioli, che ha chiesto al giudice che al suo cliente vengano concessi gli arresti domiciliari. Il clima intorno a Caccavale non è di certo buono. Dopo l'arresto, sul suo negozio è comparsa una scritta: "Porco".
Diversa la linea difensiva di Ennio Costa: "Non sono un pedofilo, non ho mai cercato sesso con dodicenni. Ho solo commesso delle leggerezze con persone che dimostravano più anni di quelli che avevano in realtà".
I due uomini sono stati arrestati lo scorso venerdì dalla squadra Mobile con l'accusa di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenni. L'indagine era cominciato lo scorso marzo in seguito a una segnalazione di alcuni operatori sociali del Comune, che avevano scoperto che alcuni minori tra i 12 e i 14 anni si prostituivano in cambio di denaro.
Dopo le indagini sono stati individuati proprio loro due. Gli inquirenti sono arrivati a loro dopo aver appreso che due ragazzine di un istituto scolastico saltavano costantemente le lezioni per andare nei negozi intestati a Caccavale e Costa. Secondo l'accusa, Caccavale e Costa si incontravano con minorenni, sia maschi sia femmine. Per convincere gli adolescenti offrivano piccole somme di denaro, riceriche telefoniche o regali di varia natura.
Caccavale e Costa sarebbero andati avanti per anni. Mario Caccavale, 67 anni, è un noto gioielliere del centro. In città molti lo paragonano a Tom Selleck per il suo afflato, per così dire hollywoodiano. Sarebbe lui ad aver intessuto le relazioni con i ragazzini, sfruttando il suo fascino da ricco tombeur de femme. Costa, 65 anni, è il titolare di una tra le più conosciute aziende di elettronica della zona. Lui metteva a disposizione innanzitutto il suo appartamento, pieno di oggetti sessuali, tra i quali sex-toys, vibratori e manette.
Lo stesso Costa amava farsi riprendere durante i suoi rapporti sessuali. A casa di un 49enne di Padova sono stati trovati circa un migliaio di filmati hard amatoriali: 48 vhs, 880 dvd e 110 cd, nei quali compariva anche Costa. Ma in nessuno di questi video erano presenti immagini pedopornografiche penalmente rilevanti.
E intanto a Treviso corre sempre più netta l'impressione che in città esista un vero e proprio "clan dei pedofili". Qualcuno sapeva e aveva anche partecipato agli incontri organizzati da Caccavale e Costa. La Polizia sta concentrando lo sguardo sulla Rete e sui blog trevigiani, oltre che sull'enorme traffico telefonico dei ragazzini. Ora sono in molti a dire: "L'orco ci ha provato anche con me". Potrebbero esserci altre vittime. E altri carnefici.
L'INTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARIA TERESA COGLITORE, Psicologa e sessuologa
Dott.ssa, la pedofilia si può definire una malattia?
"Sicuramente è un comportamento anomalo che deriva da una sessualità non corretta. E' un comportamento deviato che nasce in individui che hanno già delle devianze. Di solito il pedofilo è una persona che soffre molto il rapporto con gli altri individui, in special modo con i propri partner. Fanno fatica a sentirsi alla pari e in generale difficilmente riescono a gestire la realtà di una vita adulta e responsabile. Ma non sono uomini neri, spesso sono anzi persone molto seduttive. E per questo sono ancora più pericolose".
A un pedofilo può servire seguire una terapia?
"Assolutamente sì. La semplice reclusione non serve a nulla, anche perché tra i pedofili c'è un alto tasso di recidiva. Quando escono dal carcere tornano a fare le azioni per cui ci sono finiti. E visto che la pena detentiva non può durare in eterno, sarebbe fondamentale accompagnare alla pena detentiva una terapia psicologica. Sarebbe una cosa utile per tutti, per i pedofili ma anche per la società, che non dovrebbe ogni volta riassorbire persone malate e pronte a compiere di nuovo atti del genere. Ma alla base ci deve essere la volontà della persona di seguire una terapia, altrimenti non si va da nessuna parte. Non serve una terapia coatta".
Ma si può guarire dalla pedofilia?
"Per farlo ci deve essere innanzitutto consapevolezza. Già parlarne e riconoscere in pubblico il proprio problema è un passo avanti. Ma poi ci deve essere anche un consenso responsabile e una ferma volontà di cambiare le cose".
Qual è il principale ostacolo al funzionamento di una cura psicologica?
"Certamente l'omertà. Propria e degli altri. Un pedofilo difficilmente riconosce a se stesso di essere malato. Non riesce a vedere l'aspetto patologico del suo comportamento, e neppure l'aspetto criminale. Il problema non viene affrontato e allora diventa più grave. Non passa e non si risolve perché si incallisce. Il tutto è aggravato dall'omertà dei familiari, che molto spesso fanno da copertura per il pedofilo, pur sapendo. Ci sono problemi di vergogna e anchi problemi economici. La pedofilia resta un mostro innominabile e anche se ce la si ha al fianco si fa finta di non saperlo o di non vederla. Non si pensa però che un pedofilo può essere all'inizio un pericolo per i minori della sfera familiare, ma poi lo diventano anche per quelli di una sfera socialmente più ampia".

Treviso, scoperto clan di pedofili. Uno di loro: "Sono malato" 22 novembre 2011


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