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venerdì 7 ottobre 2011

Il Re del Net Porn


Mentre milioni di onanisti proiettano esultanti al cielo le loro mani (in maggioranza) sinistre, l ’industria tradizionale del porno infatti è entrata in una fase di convalescenza di pessima prognosi. Come è accaduto per l’industria musicale e quella cinematografica, la diffusione massiccia di versioni pirata, canali streaming e i numerosi tube che offrono una scelta sempre più vasta e dettagliata, ha travolto la solida industria che da almeno dieci anni occupava la scena cominciando rapidamente a eroderne le fondamenta. Gli attori che un tempo erano promettenti star, oggi spesso fanno la fila alle grandi audizioni sperando di avere una particina in un film; i produttori che macinavano montagne di denaro con filmati da 60 minuti ora chiudono baracca; i dvd non li compra più nessuno e anche le grandi aziende quotate in borsa soffrono: le azioni che cinque anni fa valevano 10 dollari, oggi faticano a stare sopra i 50 centesimi. 

Ma dove c’è una rivoluzione in corso che coinvolge milioni di utenti, c’è anche chi ha il fiuto (e l’arroganza) necessaria a farci i soldi. Nel caso del porno su Internet, la persona in questione si chiama Fabian Thylmann, in arte Nathan, ed è da molti riconosciuto come “ il più grande impresario del porno a camminare su questo pianeta”. Quello che differenzia Fabian Thylmann dagli altri guru della storia del porno, è il suo campo di provenienza. Non è un ex-proprietario di club (come Larry Flynt). Non è un regista di film porno (comeHarold Freeman). Non è neppure un diplomatico mancato con una laurea in legge (come Lasse Braun). No, Fabian Thylmann è un geek, in piena regola. Originario di Aachen, Germania, Thylmann è quanto di più lontano si possa immaginare dallo stereotipo del pornografo. Le ossa, Nathan se l’è fatte davanti allo schermo di un pc, macinando righe su righe di codice, imparando a programmare così bene da potersi permettere di lavorare per aziende danarose quando ancora era un teenager. Nel 1996, quando scaricare una sola immagine porno dalla Rete poteva portare via quasi un quarto d’ora, Fabian Thylmann aveva 17 anni e aveva da poco cominciato a programmare. I suoi primi lavori riguardavano software per la raccolta di statistiche di traffico in Rete, ben presto fu arruolato per lavorare sulle statistiche di traffico dei siti porno.


Ma il suo primo vero passo nell’industria del porno fu la fondazione della compagnia Too Much Media, che principalmente si occupa di fornire software per monitorare i referral ai siti porno provenienti da altri siti. 

Nonostante quello che comunemente si crede, i siti web dedicati al porno occupano una fetta sempre più piccola del Web, intorno al 4%. Non solo, le ricerche online che riguardano il porno non superano il 13%. Certo, bisogna tener conto del fatto che se un tempo i porn-site erano numerosissimi e disseminati in tutta la Rete, oggi la stragrande maggioranza dei contenuti pornografici sul Web sono agglomerati da giganteschi portali che diffondono video gratuitamente con un’impostazione ispirata (a livello sia di nome che di sostanza) a YouTube: Tube8, YouPorn, TubeGalore etc. Ecco, Thylmann ha intuito in che direzione tirasse il vento con un certo anticipo, verso la fine del 2006 quando, dopo aver rilevato la Too Much Media, cominciò a rastrellare siti porno tube-simili comePrivatAmateur e a spremerli per massimizzarne i profitti. I suoi calcoli si rivelarono azzeccati, i soldi arrivarono a ondate e le acquisizioni si susseguirono inarrestabili fino al 2010 quando, dopo aver fagocitato siti come xTube e Webcams.com, acquistò in blocco una compagnia leader del settore come Mansef (da lui ribattezzata Manwin), e con esse alcuni fra i siti a pagamento più gettonati di sempre, come Brazzers e Mofos. Oltre alle sue indiscutibili capacità come programmatore e come imprenditore, Thylmann ha dalla sua il fatto di saper vestire bene i panni dell’odierno magnate del Web. L’immagine del nerd riscattato (che ricorda da vicino Gates e Zuckerberg), la tendenza a mostrare il lato umano di sè (sul suo profilo Twitter si trovano commenti di ogni tipo, sempre oscillanti tra il serio e il faceto), la presunta attitudine filantropa (ha sponsorizzato una campagna per promuovere il sesso sicuro negli Stati Uniti), sono tutti elementi che contribuiscono a fare di lui una sorta di Mark Pincus del porno online. Oggi Thylmann ha 32 anni, è sposato con una donna che niente ha a che fare con il mondo del porno da cui ha avuto una figlia. Negli ultimi 5 anni ha investito 140 milioni di dollari (così calcolano i suoi detrattori, lui glissa sbrigativamente) con i quali non solo ha acquisito i 7 giganteschi tube-site che oggi costituiscono le fondamenta del suo impero, ma ha anche esteso il suo raggio d’azione a campi complementari come i servizi di live-webcam, il mobile-porno indirizzato ai possessori di tablet e smartphone e, non meno importante, nella produzione diretta di materiale sfruttando le rodate piattaforme di sua proprietà (Brazzers e Mofos). Questo dettaglio è particolarmente importante. Una delle critiche più pesanti che vengono mosse a Thylmann è quella di fare sostanzialmente soldi su materiale che altri hanno prodotto.


Sul forum GoFuckYourself, uno dei più attivi sul tema, c’è chi lo definisce addirittura “ criminale”, che poi è l’accusa mossa a tutti quei tube-site che spesso si trincerano dietro la frase “ non abbiamo il controllo e la responsabilità dei video caricati sugli utenti”. In realtà, oltre a produrre video direttamente tramite le sue compagnie, Thyllmann ha rilevato i diritti di qualcosa come 100mila filmati pubblicati su dvd per rimpinguare la base dei suoi portali gratuiti. 

Da dove arrivano i soldi allora? Come è possibile fare milioni di dollari promuovendo siti che dispensano tonnellate di filmati gratuiti? La risposta potrebbe essere dupilce: banner pubblicitari e servizi a pagamento. Il fatto di monopolizzare sostanzialmente il comparto tube-site permette a Thylmann di avere un peso maggiore nelle contrattazioni pubblicitarie. Ma il grosso degli introiti non proviene dalla pubblicità, bensì dai portafogli dei consumatori abituali di pornografia che, stando allo stesso Thyllman, continuano a pagare per avere un servizio migliore, e sono sempre di più. Insomma, nonostante l’industria del porno sia stata stravolta dal Web 2.0, i soldi che la mantegono in vita arrivano ancora dallo stesso bacino. Il principio è lo stesso che regola i servizi gratuiti con opzione Premium (o gold, a seconda dei casi). È vero, portali come Tube8, YouPorn e PornHub rendono disponibili tonnellate di materiale porno in forma semplice e gratuita praticamente a chiunque. Ma allo stesso tempo, permettono di raggiungere una fetta di clientela che altrimenti non avrebbe mai esplorato la giungla del porno online, e che probabilmente, dopo un certo numero di “ click” deciderà di passare alla zona Vip del servizio. In quest’ottica i tube-site non sono altro che una vetrina perfetta per attirare nuovi clienti, e volendo rimanere nello steccato della metafora, Thyllman ormai possiede l’intero centro commerciale: se vuoi comprare porno di qualità maggiore, è probabile che lo comprerai da lui. 



Chi è il re del porno in Rete 


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