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giovedì 22 settembre 2011

Il porno espanso


Quale forma ha assunto la pornografia audiovisiva in epoca contemporanea? Come entra in rapporto con la cultura pop? A queste e ad altre numerose domande prova a rispondere questo imponente volume edito da Mimesis, raccogliendo contributi di studiosi provenienti da diversi ambiti accademici.
Questo libro collettaneo si presenta come riflessione a più voci sulla pornografia come pratica culturale da studiare servendosi di un approccio interdisciplinare. L’hardcore in questi anni ha infatti conosciuto – grazie anche alla diffusione delle piattaforme digitali – un processo di vera e propria dilatazione (aumento vertiginoso delle produzioni X-Rated, proliferazione di generi e sottogeneri per arrivare a nuovi target) che gli ha permesso di occupare i territori della Mediasfera e influenzare notevolmente linguaggi che un tempo si tenevano a dovuta distanza: moda, cinema “legittimo” (si pensi solo ai casi di Guardami di Davide Ferrario o di 9Songs di Michael Winterbottom), musica (per esempio nell’estetica di alcuni videoclip di Madonna, Christina Aguilera o Lady GaGa). Un’invasione che ha fatto parlare gli studiosi di pornificazione degli immaginari e dei generi.
Il porno viene dunque analizzato sia nella sua dimensione simbolica che in quella materiale: se ne traccia una “storia americana” dallo stagfilm fino all’online (nel saggio di Federico Zecca), in quanto macchina del piacere lo si rapporta poi all’economia capitalistica (questo il paragone operato da Stephen Maddison), si passano in rassegna le sue tipologie di brand per rendere conto di un oggetto di studio che, negli ultimissimi decenni, da genere cinematografico per adulti si è trasformato in un’industria culturale e in un’entità immateriale (una Pornosfera) che negozia i propri linguaggi con quelli di altri media (sulle ibridazioni tra porno e i nuovi generi televisivi come il talent e il reality si legga il contributo di Andrea Bellavita) e che trova la sua definitiva via d’uscita dal ghetto culturale grazie al web. Internet infatti, tramite alcune tipologie di blog e i social network, riesce a soddisfare il bisogno di esibizionedi rappresentazione del Sé e dell’incontro con altre identità espresso dall’utente (per esempio, Second Life).
Il porno espanso, andando a scandagliare sia l’ambito economico-produttivo sia quello riguardante la ricezione nonché quello linguistico, si pone in definitiva come pornstudy che inquadra il fenomeno non solo nella sua totalità ma anche nel suo processo di cambiamento; un processo che ha portato la pornografia a diventare lente d’ingrandimento sotto la quale leggere la nostra epoca contemporanea.


22 settembre 2011 Il porno espanso


In molti, e in contesti diversi, hanno affermato: "La pornografia è morta". Sono infiniti i "cadaveri" nella storia del pop: il rock, il punk, il grunge - solo per citarne alcuni - quasi fosse necessario decretare la fine di qualcosa per iniziare a parlarne. Il volume da te curato insieme a Biasin e Zecca, dimostrerebbe invece ben altro stato di salute rispetto all'oggetto del contenzioso.

Nella vastità di significati che oggi la pornografia assume, il volume da noi curato ha delimitato un campo d'indagine ben preciso, ovvero la proliferazione della pornografia nella mediasfera contemporanea. Quindi il nostro lavoro è dedicato, appunto, al "porno espanso" e non alla pornografia in generale. Questo ci ha consentito di "scavalcare" uscite vagamente categoriche come quella che citavi. Si tratta, a mio avviso, di boutade che lasciano il tempo che trovano. Giorni fa sfogliavo un numero di "Playman" del 1974, e già in quelle pagine si disquisiva se il porno fosse morto o meno. Da noi, intanto, tutto doveva ancora cominciare. Certo, se ci si riferisce alla pornografia in 35 mm, si può dire con serenità che essa sia durata pochissimo. La pornografia, intesa come genere, al cinema ha sicuramente avuto vita breve, ma il porno per sua natura è stato sempre legato a un numero straordinario di fenomeni, anche non strettamente riconducibili all'arte o all'estetica in generale.


Nel volume vengono esaminati da più punti di vista i processi di migrazione che portano la pornografia audiovisiva a disseminarsi all'interno di altri sistemi espressivi. Perché la "visione pornografica" attecchisce in modo così immediato nei canali attraverso cui arriva al mondo?


Bisogna guardare per un attimo all'archeologia del porno. Da una parte abbiamo un'industria che si è sempre presentata come innovativa, capace di sfruttare tecnologie ancora in fase di sperimentazione. E' nelle prerogative del porno riuscire a infiltrare settori tecnologici ancora non perfezionati e a creare subito una fetta di mercato. Il passaggio dalla pellicola al Vhs, in tal senso, ha fatto storia. D'altra parte, la cosiddetta "migrazione" fa parte di un processo di legittimazione recente. Nell'era digitale, la proliferazione del porno ha riguardato numerosi dispositivi. Ma bisogna fare grande attenzione: le immagini riconducibili alla sessualità sono da sempre state adottate come oggetto dirompente e, in una prima fase, la volontà di portare il sesso "dal vero" nei diversi generi cinematografici ha creato una vera e propria rottura. In seguito, però, la carica trasgressiva si è affievolita, il porno è diventato da un lato una componente fluida dell'immaginario, dall'altro un genere di consumo pressoché domestico. E da quest'ultima che si origina la "migrazione" verso altri canali come internet e la videofonia. 

La pornografia sottende ormai alla percezione contemporanea dei fenomeni culturali, sociali, politici?

Mi sento legittimata a rispondere a nome anche degli altri due curatori del volume. La risposta è no, rifiutiamo questo tipo di implicazioni soggettiviste, filosofiche. Noi indaghiamo la normalizzazione dell'immaginario pornografico e lo facciamo da una prospettiva concreta, di genere, badando a elementi materiali - come l'impossibilità di valutare davvero gli introiti dell'industria pornografica - che sono il sale del problema.


L'introduzione della pornografia ha rappresentato a suo modo una rivoluzione? O forse è stata l'unica rivoluzione vissuta sul piano socio-culturale da quella generazione intermedia, oggi più che quarantenne, cresciuta all'ombra dei reduci del Sessantotto, l'unico atto "eversivo" in grado di conferire un'identità? Se sì, quali sono stati gli elementi trainanti di questa rivoluzione?

Anche in questo caso è necessario porre un confine temporale. Non dobbiamo mai dimenticare che la pornografia per la generazione post-sessantotto era legale. Certo, su di un piano morale sempre condannata, ma la sua realizzazione o produzione non era più perseguibile per legge. Ritornando a quanto detto prima, la proliferazione della sessualità in determinati generi ha certamente rappresentato un affrancamento identitario. Ma per la generazione da te citata la pornografia era già un dato comune, un fatto affermato. Esistevano già rituali legata a essa - come quello di "svezzarsi" andando in un cinema porno, magari prima dei diciotto anni - e il problema riguardava, semmai, la reperibilità del materiale. Quella generazione non ha più dovuto cercare la sessualità nell'universo estetico che la circondava: aveva già un'industria che provvedeva ai suoi "bisogni".


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