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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

martedì 7 giugno 2011

Stupra 15enne al McDonald's

Non si è fatto scrupoli. Ha aspettato l'occasione giusta e si è preso quello che da tempo desiderava, quello che era diventato un'ossessione. N. P., parmigiano di 47 anni, nel gennaio 2010 si è reso responsabile di una brutale e vigliacca violenza sessuale ai danni di una ragazzina di appena quindici anni. L'uomo l'ha chiusa nel bagno di un McDonald's e ha abusato di lei, dopo aver già cercato insistentemente un approccio. Non era nuovo a questo tipo di comportamenti: spesso aveva avvicinato ragazzine visibilmente minorenni per strada, importunandole e chiedendo loro il numero di cellulare. In carcere dallo scorso febbraio con l'accusa di stupro di minore, l'uomo è stato condannato oggi dal gup Paola Artusi a cinque anni di reclusione e al risarcimento di 80mila euro alla vittima, più 15mila euro per la madre di lei.

Una condanna e il riconoscimento di un danno che fanno giustizia, ma non possono cancellare i risvolti di quel terribile abuso nella vita dell'adolescente. La ragazzina, quella mattina del 9 gennaio 2010, decide di marinare la scuola con due amiche. Non può pensare che una giornata spensierata possa volgere in incubo. Le tre studentesse si recano al McDonald's di via Emilia Ovest per passare un po' di tempo insieme. Quando la 15enne va in bagno, un uomo la segue. Lei non ci fa caso, anche se l'ha già visto. Una volta l'ha importunata, avvicinandola per strada e chiedendole con insistenza il numero di cellulare. Lei ha rifiutato, pensa che la faccenda sia chiusa.

Invece, lui le ha messo gli occhi addosso. Vedendola sola, la aggredisce. La chiude in bagno, la sopraffà con la sua forza, compie un abuso sessuale completo a cui la ragazzina non riesce a opporsi. Lei rimane traumatizzata. Per la vergogna e il dolore, per un mese si chiude nel silenzio. Non racconta ai genitori che cosa è successo, ma il suo disagio affiora a poco a poco. Anche le insegnanti e le amiche se ne accorgono. Dopo un mese, lei crolla: "Mamma, ti devo dire una cosa". E racconta di quello stupro, di quel giorno che le ha cambiato la vita.

La denuncia alla polizia è immediata, subito scattano le indagini della Squadra mobile per risalire all'identità dell'aggressore. La ragazzina lo ricorda bene, lo descrive come un uomo alto e muscoloso, indica anche l'abbigliamento che aveva quel giorno. Ed è proprio il vestiario ad incastrarlo: un giorno, la vittima lo vede per strada, lui indossa gli stessi scarponcini che aveva quando l'ha stuprata. La polizia lo arresta mentre si sta recando al lavoro.

Lui nega ogni accusa. E' incensurato, scapolo, si occupa degli anziani genitori. Ma le parole della 15enne e dei testimoni lasciano pochi dubbi. E neppure il suo comportamento: già da tempo la polizia ha ricevuto segnalazioni e denunce di ragazzine dai 14 ai 16 anni fermate per strada e importunate con avances da quello che viene definito un "maniaco". La descrizione collima. Lui è un soggetto che come screensaver del cellulare ha messo una foto del proprio pene in erezione. Viene arrestato con l'accusa di violenza sessuale su minorenne e rinchiuso nel carcere di via Burla, nella sezione protetti. Oggi la condanna, che dovrà scontare dietro le sbarre.

Stupra 15enne al McDonald's

condannato a 5 anni di carcere


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