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sabato 7 maggio 2011

Violenze su bambini, sgominato giro di pedofili online

Si conoscono tra di loro, si mettono in rete, si organizzano per condividere i file oggetto delle proprie pulsioni sessuali, poi li scaricano e creano dei veri archivi personali, non soltanto dentro gli hard disk, ma anche nelle chiavette o nei dischetti. Sono i pedofili della rete. Alcuni dei quali finiti nella trappola della polizia postale che questa mattina rende ufficiale una maxi operazione che ha visto impegnati da qualche tempo i ‘poliziotti internet’, in tutta Italia. Il bilancio dell’operazione, che vede coinvolta anche l’Umbria, nell’area del perugino e del ternano, conta  quattro persone arrestate – a Firenze, Roma, Palermo e Perugia – 257 identificate per aver diffuso materiale pedopornografico, 25mila dvd, 310 computer e 600 hard disk sequestrati. L’indagine è stata condotta dalla Polizia postale di Udine dopo una segnalazione pervenuta dalla polizia tedesca del Baden-Wuerttemberg
L’arresto nel perugino ha riguardato un bidello di scuola superiore di circa 35 anni, una persona apparentemente insospettabile che vive con i suoi genitori. Il provvedimento è stato eseguito circa un mese fa ma se n’è avuta notizia ora per «esigenze investigative». In casa dell’uomo, risultato incensurato e al quale sono stati nel frattempo concessi gli arresti domiciliari, la polizia postale ha sequestrato «una notevole quantità, centinaia se non addirittura di più, di materiale pedopornografico su computer e contenuto in cd». Il l bidello ha sostenuto di essersi imbattuto non volontariamente in queste immagini e di averle scaricato accidentalmente. Nell’ambito della stessa indagine condotta dalla polizia postale di Udine sono state anche eseguite quattro perquisizioni a Perugia e una a Terni. 
Le indagini, che sono iniziate  nel dicembre 2009, sono state condotte dal nucleo di Udine, coordinato dall’ispettore Romeo Tuliozzi, che è il Centro Nazionale per il contrasto alla pedopornografia on-line della Polizia Postale e si sono concluse in questi giorni. Hanno coinvolto 85 uffici provinciali della Polizia Postale che, complessivamente, hanno monitorato quasi 700 internauti con accessi a siti pedopornografici. «Poi abbiamo scremato diverse posizioni – ha spiegato Tuliozzi – quali quelle di coloro che si erano collegati solo una volta a questi siti oppure quelle di quanti si erano collegati in via del tutto casuale a siti pedopornografici e siamo arrivati ai 257 contatti poi sottoposti a stretta verifica». Quattordici di queste persone identificate – ha reso noto la Polizia Postale di Udine – erano già state perquisite poco tempo prima per analoghi reati. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal sostituto procuratore della Repubblica di Udine, Lucia Baldovin.
«Vi stavo aspettando», queste le parole di benvenuto di un uomo, all’arrivo della Polizia Postale giunta in casa per una perquisizione. «Si tratta di una operazione precedente a quella di cui oggi si è data notizia – spiega a umbria24.it, Annalisa Lillini, dirigente della Polizia Postale di Perugia – quando i nostri agenti sono arrivati a casa di quest’uomo, dove è stato trovato un consistente archivio di materiale pedopornografico, l’uomo li ha accolti con queste parole». E’ il segno di quanta perversione e di quanto accanimento si nasconda dietro i consumatori e i diffusori di materiale pedopornografico. Da un lato sanno di essere monitorati e controllati, conoscono gli strumenti sofisticati in mano alla Polizia Postale, ma non si sottraggono alla ricerca. «Certo il loro agire diventa sempre più sofisticato – spiega il dirigente – ma comunque sono a conoscenza del fatto che hanno compiuto qualche ingenuità, magari agli albori delle loro attività di ricerca nella rete e quindi sanno di potere essere caduti nella rete dei controlli. Spesso dalle perquisizioni viene fuori il materiale pedopornografico ma in quantità non sufficiente a fare scattare l’arresto. Va detto che per determinate misure dobbiamo trovare quantità notevoli di materiale, parliamo di centinaia se non di migliaia di file e non soltanto in hard disk, ma anche in altri supporti per archiviazione quali chiavette e cd. Sono diversi tuttavia gli utilizzatori di materiale pedopornografico e anche i processi in corso nel nostro territorio»
«Vanno fatte alcune distinzioni importanti – spiega Mirko Gregori, della polizia Postale di Perugia – c’è chi va a caccia di materiale pedopornografico sulla rete per soddisfare un impulso sessuale ma poi non traduce questa sua pulsione in atti persecutori concreti nei confronti di alcuno. Ma in questo caso va ribadita che la sola detenzione di materiale pedopornografico costituisce reato. Poi c’è chi invece traduce questa pulsione in una attività anche concreta di persecuzione. Quindi c’è chi invece si imbatte con questo materiale pedopornografico accidentalmente. E c’è chi scarica, archivia, diffonde, condivide e si mette in rete con altri soggetti che hanno stesse abitudini. Il pedofilo tipo che viaggia sulla rete – continua – ha un’età che va dai 20 ai 45 anni, sono persone che non presentano comportamenti atipici dal punto di vista relazionale, insomma insospettabili, apparentemente normali, comuni. La particolarità riguarda il rapporto con l’altro sesso. Non dal punto di vista relazionale, ma puramente sessuale. Qui c’è un’origine che va spiegata. Nell’inconscio dell’individuo avviene una normale pulsione sessuale che conosce però una frattura nel momento in cui il soggetto si relaziona con l’altro sesso compatibile per età, ovvero con l’adulto. Avviene dunque il timore di essere giudicati. Da qui scatta la preferenza verso il soggetto più piccolo, sempre a livello di inconscio, così da sfuggire al giudizio. Questo poi si traduce in vera attrazione per il corpo della persona di tenera età».
«Fanno ricorso prevalentemente al sistema peer to peer – spiega Gregori a umbria24.it – le persona a caccia di materiale pedopornografico. E’ noto che questo sistema consente di caricare un contenuto di immagini nella rete e fare sparire definitivamente l’origine e l’autore che ha caricato il file. L’unico metodo che c’è per intercettare gli utenti del file, coloro che lo scaricano, lo condividono e lo diffondono, è quello di monitorarli, in diretta, nel momento in cui scaricano il file. Per questo la Polizia Postale compie monitoraggi costanti intercettando i file che vengono scaricati. La Polizia Postale dunque conosce il file e controlla chi lo intercetta e lo scarica. Coloro che fanno parte di questa rete di utenti e diffusori escogitano sistemi per non essere intercetati sia in fasi di caricamento che di acquisizione. Quindi cercano di camuffarsi dentro i sistemi classici di diffusione di materiale internet come può essere quello di ‘eMule’, dove si condividono file musicali, video, film ed altro. A questi file di materiale pedopornografico – spiega ancora – di solito vengono dati dei nomi che possono confondere e che sono insospettabili. A volte danno anche nomi di film, brani e raccolte da poco usciti».
«E’ anche capitato di trovare materiale pedopornografico dietro il nome di una raccolta di brani da poco usciti dell’autore Ligabue. Era un file di due giga, che veniva condiviso nella rete tra coloro che si scambiavano il nome e che sapevano così di trovarlo. Certo può capitare anche una persona che non cercava materiale pedopornografico – aggiunge la Potale – ma magari soltano il brano musicale. Ecco perchè noi svolgiamo una attenta attività di divisione, con sistemi e indizi che adoperiamo, per tenere separato chi ha il profilo di colui che intercetta quel file per caso e chi invece per utilizzo e diffusione»
«Abbiamo bisogno di segnalazioni – spiega la polizia Postale – anche per sapere se quel determinato file è stato da noi già documentato oppure è un nuovo materiale pedopornografico che viene messo in circolo e sul quale possono essere attivate nuove operazioni di indagine così da scovare quanti ne vanno a caccia». Per contattare la polizia postale di Perugia basta scrivere una mail all’indirizzo di posta elettronica EMAIL-NASCOSTA. Oppure per ogni distretto basta indirizzare la segnalazione a EMAIL-NASCOSTA
Come è noto i siti pornografici sono i più cliccati dalla rete. Il rischio di imbattersi lì con materiale pedopornografico non è alto, dice la Polizia Postale. «Chi fa business con la pornografia – spiega la polizia Postale – se ne guarda bene dal materiale pedo, perchè il responsabile del sito finisce in carcere. Questi siti sono registrati. Se registrati in paesi come l’Italia, gli Usa e prevalentemente in tutti i paesi occidentali, risponde al codice penale di questi paesi che prevede il reato di pedofilia. Ma esistono anche dei paradisi ‘sessuali’, come ad esempio il Brasile. C’è chi ha provato furbescamente a registrare il proprio sito in quei paesi per potere quindi fare circolare materiale pedopornografici così da non rispondere al reato di pedofilia che non è previsto in questi paradisi, ma ci siamo attivati costituendo una blacklist che è in grado di bloccare l’accesso a tutti quegli ip nazionali, di paesi che hanno le leggi contro la pedofilia».

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