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giovedì 26 maggio 2011

Tratta, aumentano le romene



Il fenomeno della tratta degli esseri umani in Italia interessa circa 20/24 mila persone immigrate provenienti in particolare da due gruppi nazionali : da una parte ci sono le nigeriane, che da sole arrivano al 41,2% del totale, ma è in aumento anche il numero delle rumene, la cui cifra complessiva si attesta intorno al 25,8%. Sono questi i dati che emergono dalla Ricerca sugli interventi sociali dell’associazione Parsec ( condotta su 120 operatori sociali presenti su tutto il territorio nazionale), presentati questa mattina a Roma nel corso del convegno “La tratta di esseri umani: il caso delle donne nigeriane”. Dati di stima molto distanti da quelli ufficiali, di tipo amministrativo, che rilevano le vittime di grave sfruttamento sessuale. Secondo questi dati, inviati al Dpo dai servizi pubblici e dal privato sociale, il fenomeno nei periodi rilevati (2003/04 e 2007/08) si attesta intorno alle duemila unità.

“Rispetto a questo fenomeno esiste una polarizzazione netta su segmenti di mercato diversi. Le nigeriane soddisfano, infatti, le richieste di clienti con estrazione sociale medio bassa, come i pensionati o i disoccupati, mentre alle rumene si rivolgono, di solito, persone con reddito alto- sottolinea Francesco Carchedi, docente dell’univesità la Sapienza e curatore della ricerca-. La crisi ha ridotto i redditi ed è aumentata al richiesta di un sesso a pagamento più cheap. Non è vero che la tratta non esiste più, ci sono molte ragazze in giro e i servizi sociali sono, invece, depotenziati. Il dipartimento per le Pari opportunità- continua Carchedi- finanzia i progetti ma non c’è un corrispettivo locale e da soli questi fondi non bastano”.

Fabrizio Battistelli, direttore del dipartimento di Scienze sociali, ha sottolineato invece come a livello sociale non ci sia ancora una piena consapevolezza del problema. “Dal punto di vista delle politiche pubbliche manca un coordinamento e un investimento adeguato. Si rinuncia a priori a incidere sul problema preoccupandosi solo dei suoi sintomi- afferma- Su questo fenomeno si conducono campagne elettorali e si vincono le elezioni. Anche a Roma ne abbiamo avuto esempio. Ma si tratta di interventi tipicamente elettorali e politici, non nel senso più alto del termine, ma nella sua accezione strumentale. Viene proposta una terapia degli effetti, per rassicurare i cittadini, senza però che si affrontino le cause”. Il sociologo Enrico Pugliese ha ricordato invece che il problema, pur essendo molto grave, riguarda una minoranza di immigrati, e che esistono anche tante nigeriane che in Italia lavorano regolarmente. “In paesi come la Nigeria alla tradizionale tratta per la prostituzione femminile si aggiungono anche fenomeni come la tratta di giovani uomini che vengono destinati allo spaccio, alla prostituzione o all’accattonaggio-aggiunge Pugliese- anche questo è un aspetto che va adeguatamente considerato”. (ec)

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Tratta, un business da 120 miliardi di euro

Ricerca del Parsec: “Massa ingente di denaro pulito da reinvestire in parte negli acquisti di beni di lusso e di immobili, nonché in attività commerciali legali che i magnaccia/trafficanti realizzano anche con le coperture da parte di prestanomi italiani"

ROMA – 120 miliardi di euro: è questa la stima dell’introito derivante dallo sfruttamento sessuale delle donne vittime di tratta. A rivelarlo è una ricerca del Parsec presentata oggi a Roma nel corso di un convegno sulla situazione delle donne nigeriane. “Si tratta di una massa ingente di denaro pulito da reinvestire in parte negli acquisti di beni di lusso e di immobili, nonché in attività commerciali legali che i magnaccia/trafficanti realizzano anche con le coperture da parte di prestanomi italiani- sottolineano i ricercatori-. Un’altra buona parte di questa ricchezza è finalizzata all’acquisto di droghe pesanti per decuplicare il capitale investito. Il nuovo capitale a disposizione, viene, poi, in maggioranza reinvestito nell’acquisto commercializzazione di armi o in altre attività commerciali illegali ad alto rendimento economico, come per esempio lo smaltimento di rifiuti speciali e di scorie di impianti nucleari. Questa catena di interventi economici illegali- concludono- può terminare con investimenti legali e con depositi bancari che ripuliscono il denaro accumulato. Denaro che sarà reinvestito ancora in attività lecite o che entrerà, sempre lecitamente, nei circuiti dell’alta finanza”.

Rispetto al passato oggi i gruppi criminali che si occupano di tratta sono “compositi”, formati cioè da persone provenienti da nazionalità diverse, ma anche di etnie diverse che spesso nel paese di origine possono anche essere in guerra tra di loro, come nel caso dei paesi dell’Est. A sottolinearlo è stato nel corso del convegno, Giusto Sciacchitano, della direzione distrettuale antimafia di Palermo. “I nigeriani sono tra i più agguerriti e presenti sul territorio italiano. Chi dirige i traffici però rimane all’estero, in una condizione di assoluta impunità. Nel nostro paese possiamo contrastare il fenomeno soltanto prendendo il pesce piccolo- ha detto- ma manca la volontà politica di affrontare il problema da parte delle autorità degli altri paesi. E questo vale anche per il traffico di droga”. Sciacchitano ha ricordato poi che la Nigeria è stato il primo paese a ratificare la convenzione di Palermo sulla tratta, ma questo, in realtà, non ha contribuito a contrastare il fenomeno a livello locale.

Tratta, aumentano le romene: per loro clienti con alti redditi26 MAGGIO 2011


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