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sabato 14 maggio 2011

PORNO PRIDE SlutWalks le marce delle puttane

Dopo solo un mese hanno già una pagina su Wikipedia, migliaia di fan su Twitter e Facebook e un sito web - «SlutWalks» (letteralmente: le marce delle puttane) - che è riuscito ad organizzare centinaia di manifestazioni di protesta tra Canada, Stati Uniti, Australia, Europa, Argentina e addirittura Kirghizistan.

Basta un post per chiamarle all'appello, «lievitandone» a vista d'occhio il numero come solo la Rete sa fare: centinaia di migliaia di persone, uomini e donne, molte delle quali reduci di violenze sessuali, decise a scendere in piazza contro una società che, in Oriente come in Occidente, criminalizza le donne per gli stupii subiti. «Si tratta ormai di un movimento globale - spiega la Cnn - con uno slogan preciso: lo stupro non è colpa delle donne che "se lo sono andate a cercare».

Tutto è iniziato lo scorso 24 gennaio quando, durante un seminario su prevenzione e sicurezza alla York University di Toronto, teatro negli ultimi tempi di un'escalation di stupii, il poliziotto canadese Michael Sanguinetti ha rivolto l'infelice raccomandazione alle studentesse: «Evitate di vestirvi come puttane se non volete diventare vittime». 

Apriti cielo. Da Facebook a Twitter, la risposta delle donne è stata corale e fulminea Migliaia si sono date appuntamento a Toronto per organizzare la prima di innumerevoli marce di protesta contro un pregiudizio che, a dar retta alle statistiche, avvelena anche i sistemi giudiziari. Secondo l'ultimo studio dell'autorevole «Rape, Abuse and Incest National Network» (Rete nazionale per le violenze sessuali, gli abusi e gli incesti), 15 stupratori su 16 restano impuniti, mentre le donne (un terzo delle quali vittime di abusi) si ritrovano inevitabilmente sul banco degli imputati.

«Marciamo per cambiare il sistema», spiega la 25enne Heather Jarvis, vittima di uno stupro a 14 anni e una delle fondatrici di «SlutWalk Toronto». Per enfatizzare il loro messaggio, le dimostranti si presentano agli appuntamenti in divisa rigorosamente da puttana: calze a rete, tacchi a spillo, minigonne e alcune addirittura in biancheria intima, intonando slogan quali «Gesù ama le puttane» e «anche le puttane sognano», scortate da mariti e fidanzati con scritte come «gli uomini veri non stuprano».

La protesta, spiegano, è anche un tentativo per riappropriarsi della parola puttana. «Storicamente è sempre stata usata per denigrarci e ferirci», puntano il dito le donne che reclamano il diritto ad essere «belle, provocanti e amanti del sesso», senza per questo finire «preda di assalti sessuali».

Dopo la SlutWalk che si è svolta a Boston il 7 maggio, il tam tam ha raggiunto l'Europa, dove la prossima marcia è fissata in contemporanea a Londra e Amsterdam il prossimo 4 giugno. Nella capitale inglese, dove migliaia di donne si sono date appuntamento a Hyde Park, le femministe sono già sul piede di guerra. «La tesi del poliziotto canadese è sciocca e ridicola - spiegano nel loro sito - le donne stuprate tutti i giorni nel mondo indossano jeans, tailleur, tute da ginnastica, pellicce e persino burqa».

L'esternazione del poliziotto Sanguinetti, che peraltro non è stato allontanato dal servizio, è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. I giornali americani tornano a parlare dello scandalo scatenato in Italia nel 1999, quando un Giudice della Corte Suprema santi che una donna in jeans non poteva essere vittima di violenza «senza consenso», data l'impossibilità di sfilare senza aiuto i pantaloni. Persino un giornale liberal come il New York Times è finito nella bufera lo scorso marzo per un controverso articolo sullo stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di una scuola elementare del Texas, «colpevole», secondo il giornalista James McKinley Jr. di «truccarsi e vestirsi in una maniera più adeguata ad una donna di 20 anni».


«Vi stuprano perché vi vestite così»



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