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In a very welcome move, the Supreme Court of India is acting against the publication and dissemination of rape videos

giovedì 19 maggio 2011

Nella rete del prete pedofilo

È una rete di pedofili che ha intrappolato bambini e ragazzini quella che si sta dipanando dalle indagini dei Nas di Milano e Genova. Le prime ammissioni dei minori, tra cui pare anche un tredicenne, confermano lo scenario peggiore. Non solo il chierichetto quindicenne palpeggiato in canonica e aggredito per un bacio da don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato venerdì sera, non solo un quattordicenne marocchino, non solo due ragazzini cui sempre in canonica sarebbe stata ceduta cocaina. Il sacerdote aveva contattato i minori di una casa di accoglienza, soggetti fragili, facilmente manipolabili da chi aveva l’esperienza ultradecennale di parroco. I messaggi intercettati palesano quella che gli inquirenti definiscono l’ossessione del prete per i bambini. «Portami bambini, voglio bambini», chiede fin dall’ottobre dell’anno scorso, epoca cui risale la prima casuale intercettazione in cui oltre alla droga don Riccardo chiedeva al pusher milanese: «Voglio un moretto con il collo tenero», «Trovami bambini non tanto svegli, figli di tossici». Da pagare con la «neve» o con 50 euro a incontro.

Lo scambio di messaggi e conversazioni avviene con l’amico ex seminarista, quarantenne croupier (indagato, ieri perquisita la sua abitazione) che condivide i gusti perversi. «Io li trovo al centro commerciale della Fiumara», risponde al prete. I due sono stati amanti, poi il legame è diventato una complicità malata che va oltre il rapporto omosessuale. In realtà don Riccardo pare avesse un nuovo partner, che non avrebbe però nulla a che fare con il giro di minori.

La cocaina contribuisce a rendere forsennata la trasmissione di sms. Con i bambini astutamente i toni sono contenuti, le frasi controllate: «Sono solo, vieni a farmi compagnia, dì alla mamma che vai a scuola. Ti aspetto». Ma con l’amico ex seminarista don Riccardo si scatena nelle scurrilità e nei contenuti ributtanti. Una blasfemìa insistita che suscita altri interrogativi inquietanti sulla doppia vita del parroco, così ligio da timbrare il tesserino delle lezioni di catechismo e segnare le presenze dei fedeli alle riunioni. «
Me lo farei sull’altare» avrebbe detto riguardo a un ragazzino. «Che Satana sia con te», il commiato dopo una conversazione. Anche un sole, tatuato in fondo alla schiena. Simboli e comportamenti che potrebbero alludere a una religione alla rovescia, a un satanismo latente se non addirittura praticato.

Gli investigatori proseguono gli interrogatori dei minori in luogo protetto, con l’aiuto di psicologi, mentre si cercano un’altra casa disponibile per i festini e altri segreti, se ci sono, nei computer che don Riccardo usava per chattare.

Intanto il settimanale della diocesi, «Il Cittadino», in edicola oggi, parla di «un dolore immenso per tutti i confratelli nel sacerdozio e per i fedeli laici». E definendo l’arresto del parroco «una tempesta in casa» riprendei toni dell’intervento del cardinale Bagnasco nella funzione di sabato sera per dichiarare «una sensazione di grande vergogna nei confronti delle vittime e di fronte alla comunità ecclesiale e civile». Nell’editoriale, il direttore don Silvio Grilli sottolinea il dramma delle famiglie delle vittime e commentando il comportamento dell’arcivescovo (e presidente della Cei) sottolinea come il cardinale Angelo Bagnasco stia «insegnando a tutti che di fronte agli errori degli uomini di Chiesa non ci si nasconde né si fugge, ma si deve avere il coraggio di applicare con prontezza, rispetto e severità le norme che regolano quei fatti».

Nella rete del prete pedofilo a caccia di nuovi bambini 18/05/2011


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