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Raped by the System: the Wadakancherry Rape Case

The prime accused in the case is a corporation councillor belonging to the CPM that is ruling the state

sabato 14 maggio 2011

Bordello di Massa

Hanno esortato le mogli dei ministri ucraini a imporre lo sciopero del sesso ai loro mariti in segno di protesta contro l’esecutivo interamente al maschile e hanno sfilato in topless in moto per manifestare contro lo sfruttamento delle donne. Ora le militanti di Femen, controverso gruppo femminista ucraino che è solito praticare la protesta di piazza in topless, sono tutte a gridare la loro rabbia per gli europei di calcio del 2012, che, temono, trasformeranno il loro Paese in un «bordello di massa».

Le militanti desnude avvertono che il torneo di calcio che l’Ucraina ospiterà insieme alla vicina Polonia porterà a un drammatico aumento della prostituzione e del turismo sessuale. Chiedono all’Uefa di prendere una posizione ferma contro la prostituzione e hanno giurato di sabotare gli eventi pubblici del campionato con dimostrazioni in topless fino a che le loro richieste non saranno accolte. «Non c’è dubbio che l’arrivo di orde di tifosi in cerca di occasioni per divertirsi porterà a un aumento dello sfruttamento sessuale delle donne», ha detto Anna Gutsol, una delle leader di Femen che regolarmente si spoglia in pubblico per richiamare l’attenzione sulle campagne del gruppo. «L’Ucraina è già afflitta dalla piaga della prostituzione e viene vista dagli uomini occidentali come meta di turismo sessuale. Gli europei del 2012 ci porteranno una folla di uomini in calore convinti che tutte le donne ucraine siano puttane. Il nostro Paese non è un bordello, l’Uefa deve fare qualcosa», dice.

Femen, che si stima possa contare su qualche centinaio di attiviste dure e pure e su circa 20 mila simpatizzanti, chiede che il mondo del calcio condanni pubblicamente la prostituzione con striscioni durante le partite e distribuisca ai fan volantini che li informino che in Ucraina la prostituzione è illegale. «L’Uefa prende posizione contro il razzismo, perché non fare lo stesso contro il turismo sessuale e la prostituzione?», aggiunge Gutsol. Le attiviste in topless stanno anche facendo pressione sul Parlamento perché promulghi una legge che consenta alla polizia di perseguire gli uomini che praticano il sesso a pagamento.

Nato tre anni fa, Femen sta rapidamente diventando un marchio conosciuto in Ucraina dove ha inscenato decine di proteste in topless. Fondato per combattere la prostituzione, che dopo il crollo del comunismo, 20 anni fa, è dilagata in Ucraina, il gruppo femminista è diventato più politico, lanciando campagne per la parità di genere, contro la corruzione e per la riforma delle pensioni. Le sue manifestazioni, in cui in genere un gruppo di attiviste si spoglia di fronte a edifici governativi spesso a temperature polari - per la delizia dei media ucraini, hanno ricevuto copertura a livello nazionale.

L'anno scorso le provocatrici femministe hanno scaricato la loro rabbia su Mykola Azarov, il primo ministro del Paese, dopo il suo annuncio di non voler includere le donne nel suo governo, perché «le riforme non sono roba da donne, è troppo dura». «Femen vuole che le mogli, le fidanzate e tutte le donne vicine ai ministri dichiarino uno sciopero del sesso con i membri del Gabinetto in segno di protesta contro il trattamento impudente e umiliante delle donne ucraine», ha dichiarato quella volta il gruppo.

Di recente le giovani attiviste hanno messo in scena diverse proteste semi-nude per denunciare il turismo sessuale, dopo che una stazione radio in Nuova Zelanda aveva promesso al vincitore di un gioco radiofonico un viaggio di due settimane in Ucraina alla ricerca di una sposa. La pubblicità negativa ha spinto il vincitore di rifiutare il premio.

Anche se alcuni critici hanno definito le proteste di Femen delle buffonate le cause che sostengono sono tutt’altro che banali. Il gruppo sta anche cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del traffico di esseri umani, in aumento in Ucraina. Secondo le più recenti stime ufficiali oltre 100 mila persone sono state portate via dall’Ucraina negli ultimi venti anni. Molte vittime sono costrette a prostituirsi, sia in patria che all’estero, in alcuni casi perfino negli Stati Uniti e in Giappone. Altre vengono sfruttate come schiave. Le attiviste di Femen temono che il torneo del 2012 potrebbe portare a un aumento dei casi di donne costrette dalle bande del crimine organizzato a lavorare come prostitute in Ucraina.

A febbraio il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha firmato un accordo con il suo omologo ucraino per combattere quello che lei definisce «la piaga mondiale» della tratta, promettendo di rafforzare la cooperazione con l’ex Stato sovietico, e citando il caso recente dell’estradizione dall’Ucraina agli Stati Uniti di un trafficante che ha fatto quasi un milione di euro di profitti grazie allo sfruttamento delle donne. Veniamin Gonikman, 55 anni, era nell’elenco dei dieci latitanti più ricercati dagli Usa prima di essere arrestato in Ucraina ed estradato a Detroit con l’accusa di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù. E’ accusato di aver utilizzato un programma di scambi studenteschi all’estero per adescare giovani donne dall’Ucraina e da altri paesi dell’Est europeo e portarle negli Stati Uniti, dove lui e i suoi scagnozzi le costringevano a lavorare in un locale di spogliarello a Detroit. Le donne venivano picchiate, minacciate con pistole e costrette a lavorare 12 ore al giorno, consegnando la maggior parte dei loro guadagni ai loro aguzzini.

Una delle vittime ha raccontato agli inquirenti che aveva 19 anni, studiava medicina dello sport e faceva la cameriera a Kiev nel 2004, quando Gonikman le disse del suo programma. La ragazza, che teme ancora per la sua vita, ha detto che pensava di andare negli Stati Uniti a fare la cameriera ma al momento dell’arrivo venne portata con altre giovani donne in un appartamento dove era stato loro confiscato il passaporto. «Ci hanno detto che dovevamo loro migliaia di dollari per l’organizzazione del viaggio e che dovevamo pagare facendo le ballerine esotiche», ha detto la ragazza. «Disse: mi devi dei soldi. Non mi importa come me li renderai. Se devo venderti, ti venderò». Alle donne era stato detto che, se si rifiutavano, le loro famiglie in Ucraina sarebbero state uccise. Il caso è stato scoperto dopo che un cliente del locale di Detroit ha aiutato una ragazza a fuggire e ad andare dalla polizia.

«I nostri metodi non sono convenzionali», ha detto un’attivista di Femen. «Mostriamo il seno per attirare l’attenzione della gente, ma i problemi che stiamo combattendo sono terribilmente seri».

Le femministe in topless sfidano il governo ucraino 14/05/2011

 


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