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giovedì 14 aprile 2011

POP PORNO La pornificazione del quotidiano

Il mondo delle merci, che ha storicamente attuato la sostituzione tra desiderio e consumo, è sempre più esplicitamente influenzato dalla  della porno-cultura che, in varie tonalità e gradazioni, fa sempre più parte delle esperienze di consumo quotidiane e permea le pratiche sociali e la dimensione pubblica contemporanee.
Le narrazioni hard diventano un territorio valoriale di riferimento per i prodotti, i luoghi di consumo, i media, la comunicazione e il marketing.
Uno dei fenomeni più evidenti in questo senso è il massiccio ritorno del genere di notturno e allusivo intrattenimento che va sotto il nome di Burlesque. Senza scomodare le performance chic e patinate di Dita Von Teese o i film che negli ultimi anni ne hanno celebrato l’estetica, non c’è locale o ristorante che, nell’arco di una settimana, non preveda almeno una serata dedicata al tema e sono numerose ormai le scuole che iniziano timide casalinghe all’uso del guanto e del boa di piume nonché all’acquisizione di una perfetta posa da pin-up.
Destino comune, quello della Pole Dance. Non più appannaggio di avvenenti spogliarelliste, la sensuale e acrobatica danza al palo è oggi una tecnica di allenamento diffusissima negli States. E pare che già ai prossimi giochi di Londra la disciplina potrebbe essere inserita tra le specialità olimpiche, stando alla campagna internazionale lanciata proprio dalla International Pole Dancing Fitness Association.
Marchi luxury di lingerie ad alto tasso erotizzante come Agent Provocateur – artefice di arditissime e censuratissime campagne di comunicazione – Kiki de Montparnasse o, per rimanere in Italia, il milanese Angelique Devil hanno trasferito nei loro punti vendita e quindi nello spazio “pubblico” l’estetica un tempo strettamente “privata” del boudoir.
Per non parlare dei nuovi oggetti del desiderio, quei sex toys che, sdoganati dalle quattro amiche newyorkesi, sono diventati prodotti dal design ricercato e in alcuni casi costoso da tenere anche in borsetta, al pari di un accessorio fashion, insomma non più da nascondere ma, semmai, da esibire. E per chi è amico dell’ambiente oggi disponibili anche in versione interamente riciclabile e con ricarica a manovella.
Ma il progressivo processo di normalizzazione e accettabilità sociale dell’iconografia porno passa attraverso la contaminazione di settori fino a qualche anno fa insospettabili. A Parigi, nel cuore del marais, Richard Legay – panettierie e pasticciere da quattro generazioni – sforna ogni giorno la baguette magique, pane quotidiano dall’inequivocabile forma fallica.
Era il 2007 e lo storico marchio di design Cassina lanciava insieme al designer Philippe Starck la collezione Privè: divani, poltrone e chaise longue che dietro l’eleganza e il minimalismo lineari nascondevano braccioli regolabili, testate extra-confortevoli e anelli multiuso per facilitare i momenti di eros casalingo, semplicemente disvelando una volta per tutte l’implicito uso che frequentemente si fa dei suddetti complementi d’arredo. E a chi avesse partecipato alle ultime design week milanesi non saranno sfuggiti lampade stringate, sgabelli borchiati e tavolini pesantemente influenzati dall’immaginario fetish.
I Just Made Love è un social network che, sull’esempio di Foursquare, permette di geolocalizzare la propria attività erotica. Dove, come e quando si è fatto sesso. Risultato, una mappa condivisa della vita sessuale planetaria, aggiornata in tempo reale.
Immaginifico e provocatorio esempio di up-cycling – il riciclo creativo – sono, infine, le creazioni di Mama Anders Design, linea di abbigliamento e accessori di streetwear realizzata dal riuso delle bambole gonfiabili: seni, teste, bocche spalancate, capezzoli che attraverso un’attenta operazione di patchwork diventano tessuto per felpe colorate con tanto di piccola valvola in bella mostra.

Porno Pop: La pornificazione del quotidiano [CASE STUDY] 14 aprile 2011 


POP PORNO (MUTATIS MUTANDE)


I forzati del porno
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